Il contagio

ITALIA - 2017
1,5/5
Il contagio
In una palazzina della periferia romana si agitano le vite di Marcello e Chiara, di Mauro e Simona, di Valeria e Attilio, di Flaminia e Bruno e del boss di quartiere Carmine. Un intreccio che vede mescolarsi amore e sesso a pagamento, crimine e speranza, tragico e comico, formando un mosaico variegato in cui la periferia è un mostruoso gigante arenato ai margini di una grande città. Ma nel film c'è anche la Roma del centro storico, elegante e crudele, dove ha sede una cooperativa sociale che lucra sui fondi pubblici erogati a centri di accoglienza per profughi e case famiglia per bambini orfani; vicende che rievocano i fatti venuti poi all'attenzione della cronaca con il caso di Mafia Capitale. Due mondi, quello delle borgate e quello del centro di Roma che, nonostante sembrino apparentemente inconciliabili, non sono altro che due facce della stessa medaglia.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: romanzo omonimo di Walter Siti (ed. Rizzzoli)
  • Produzione: PAOLO BOGNA, SIMONE ISOLA PER KIMERAFILM, CON RAI CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON GUGLIELMO MARCHETTI PER NOTORIOUS PICTURES, IN COLLABORAZIONE CON FRANCESCO DAINOTTI PER GEKON PRODUCTIONS, CON IL SOSTEGNO DI GIANLUCA ARCOPINTO
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES
  • Data uscita 28 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Se avete voglia di leggere un’altra pagina dell’interminabile romanzo criminale di Roma, allora Il contagio (in concorso alle Giornate degli Autori) è il vostro film. E il vostro libro, visto che Matteo Botrugno e Daniele Coluccini (Et in terra pax) mettono in quadro l’epopea letteraria di Walter Siti, già Premio Strega ed esegeta/erede del realismo pasoliniano.

Sin dalla locandina, con i nuvoloni neri che incombono sui tetti capitolini e il Cupolone che svetta più minaccioso che gagliardo su tutti, sono riconoscibili i segni di quella Suburra romana, intrico melmoso di illegalità diffusa, dove mondo di sotto, di sopra e di mezzo si mescolano in forme sempre uguali e monotono, che una ricca narrazione letteraria-giornalistica e financo processuale ha fissato con una certa fortuna nella cronaca nazional-popolare.

Il circolo vizioso che solletica l’immaginazione mediatica fatto di sottoproletariato deviato, crimine organizzato, sponda politica e benedizione vaticana, viene qui tradotto nelle vicende di un gruppo di straccioni e marioli di Laurentino 38 che s’arrabatta come può - e come non potrebbe -  per affrancarsi da una condizione esistenziale disperante, da cui si staccano per esigenze drammaturgiche quello che ce la fa, l’avido traffichino Mauro (Maurizio Tesei), e quello che no, il prostituto cocainomane dal cuore puro Marcello (Vinicio Marchioni), che tradisce la moglie Chiara (Anna Foglietta) per farsela con lo scrittore Walter (Vincenzo Salemme), ovviamente narratore della vicenda. L’ensamble è completato dallo spietato boss Carmine (Nucio Siano), dal ladruncolo naif Attilio (Daniele Parisi), da mogli, madri, vicinato e pasoliniani angeli di borgata, di cui Il contagio si propone come improbabile elegia.

Peccato che tra scelte di cast discutibili, funambolici movimenti di macchina – a partire dal dolly iniziale che stampiglia in una sola immagine il quarto stato romano protagonista del racconto – e altri barocchismi (da segnalare i commenti off artificiosamente lirici tratti direttamente dal libro), questo sguardo intellettual-borghese sulle periferie esistenziali della città e sui suoi eroi non trovi mai una quadra credibile tra dimensione corale, parabola socio-esistenziale e chiave nostalgica sfilacciandosi invece in un parapiglia narrativo di situazioni e personaggi accennati e subito abbandonati, che costringe gli autori ad afferrare la prima ciambella di salvataggio disponibile, la vaghissima cornice ideologica del teorema Mafia Capitale mossa, non meno artificiosamente, dal destino implacabile degli ex ragazzi di vita, il cui candore è solo un ricordo, l’effetto di un penoso riciclaggio sociale (effettuato al prezzo di un deturpamento morale).

Senza la sporcizia che pure ci si aspetterebbe di toccare con mano, lavata via da quello spirito da salotto che incombe ovunque, di squarci lirici e di voci sussurranti, di ralenti onirici e tediosi iconismi cattolici – l’angelo, il crocifisso, la lapidazione a mo’ di excusatio non petita (chi è senza peccato?).

Con le musiche di Paolo Vivaldi belle ma adatte per altre occasioni e quel refrain ramazzottiano che risuona limpido e tormentoso sotto la superficie delle cose: nato ai bordi di periferia/dove i tram non vanno avanti più/dove l'aria è popolare/è più facile sognare/che guardare in faccia la realtà…

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE NAZIONALE CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT-DIREZIONE GENERALE CINEMA. REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI ROMA LAZIO FILM COMMISSION.

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA 14. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA 2017).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2018 PER: MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (ANNA FOGLIETTA), MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (VINICIO MARCHIONI).

CRITICA

"Non è solo la storia di uno scrittore borghese (Siti stesso, col volto di Salemme) attratto dallo sguardo e dai muscoli di un culturista malavitoso (miglior prova di Vinicio Marchioni), sono anche le vite incrociate di spacciatori e delinquenti, famiglie in via di distruzione e di una società in dissoluzione. Pagato il conto di influssi seriali ('Suburra' e 'Gomorra'), il film ha momenti di disagio interiore anche a scoppio ritardato, scenografia studiata, forse manca un poco l'ambiguità sensuale del contagio del titolo, perché anche il contagio della carne umana è calato. Intonato il cast, Bevilacqua e Foglietta, ma è un puzzle di sguardi, in questo organigramma amorale svetta Maurizio Tesei." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 settembre 2017)

"II clima è pasoliniano (anche nel martirio di un personaggio), diversamente dalla messa in scena di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini: fotografia iperrealista, lunghe scene fisse e un po' languide, attori monologanti." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 settembre 2017)

"I registi (...) riportano tragedia, musica classica e ralenti nello 'sprofondo' capitolino tra richiami al San Sebastiano di Rubens (lavoro eccezionale compiuto sul corpo morbidamente marmoreo di Marchioni) e corse a tutta velocità verso il potere su piste di cocaina degne di 'Scarface' di De Palma (Tesei parte da sgherro di uno strozzino e finisce per diventare emblema di Mafia Capitale). Opera post-pasoliniana come già il libro di Siti: il nuovo maschio italiano è in crisi di identità perché la misoginia sembra il motivo principale di un'omosessualità non scelta per piacere, trasgressione o disperata mercificazione ma solo per fare branco perché si è diventati zombi contagiati da un nichilismo tipicamente maschile (la prigione diventa un obiettivo e il femminile un mondo da allontanare). Attori indimenticabili (la Foglietta ha solo una scena madre ma fa paura per quanto è brava). Se si fossero tagliati dei personaggi secondari e si fosse chiuso il lazzo attorno a Marchioni e Tesei (Marcello e Mauro si amano?) forse avremmo acchiappato un capolavoro. Ci accontentiamo comunque di un gran bel film." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 settembre 2017)
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