Il cliente

Forushande

3/5
Il cliente
Emad e Rana, sono una giovane coppia di attori costretta a lasciare il loro appartamento al centro di Teheran a causa di urgenti lavori di ristrutturazione. Un amico li aiuta a trovare una nuova sistemazione, senza raccontare nulla della precedente inquilina che sarà invece la causa di un "incidente" che sconvolgerà la loro vita.
  • Altri titoli:
    The Salesman
    Le client
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: PSICOLOGICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: ALEXANDRE MALLET-GUY, ASGHAR FARHADI PER MEMENTO FILMS PRODUCTION, FARHADI FILM PRODUCTION, IN COPRODUZIONE CON ARTE FRANCE CINÉMA, IN ASSOCIAZIONE CON MEMENTO FILMS DISTRIBUTION, DOHA FILM INSTITUTE, ARTE FRANCE
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 5 Gennaio 2017

TRAILER

RECENSIONE

Costretti ad abbandonare il proprio appartamento, perché dei lavori contigui hanno irreparabilmente compromesso la stabilità dell’edificio, Emad (Sahahab Hosseini), giovane insegnante, e la moglie Rana (Taraneh Alidoosti) si trasferiscono in un nuovo alloggio nel centro di Teheran. Entrambi sono impegnati a teatro in Morte di un commesso viaggiatore e progettano di avere un bambino, ma l’orizzonte improvvisamente si copre di nubi: Rana è vittima di violenza mentre sta facendo la doccia nel nuovo appartamento, ed è l’inizio di un incubo a occhi aperti…

Dopo Le passè (2013), il suo primo film girato fuori dall’Iran, Asghar Farhadi torna a filmare in patria, ma non cambia destinazione: ancora in Concorso a Cannes, è Forushande (The Salesman), da lui scritto e diretto.
Il voltaggio metaforico, ovvero sociologico è alto: la commistione e il mutuo rispecchiamento tra realtà e finzione, ovvero la pièce di Arthur Miller, riverbera sullo schermo tanti dei problemi dell’odierno Iran, dallo sfollamento a causa del terremoto indotto alle giovani generazioni abbandonate a se stesse, dalla paura della polizia al senso di minaccia costante, fino ai rapporti tra i sessi e il corto circuito colpa-sanzione-perdono.

Insomma, siamo poeticamente e politicamente dalle parti di Una separazione, About Elly e gli altri, ottimi, film di Farhadi, eppure questo The Salesman – vedi Miller: Death of a Salesman in originale – è da considerarsi una prova minore, se non nelle ambizioni, di certo negli esiti.

Farraginoso lo sviluppo - prima lenta carburazione della storia, poi un finale faticoso e iterato, allorché Emad arriva alla resa dei conti – e la drammaturgia arte-vita denuncia qualche stracchezza, non solo nella detection bensì nella costruzione psicologica dei caratteri, non sempre – soprattutto, Sahahab Hosseini – incarnati all’altezza. Sempre buon cinema, per carità, ma da Farhadi era lecito aspettarsi di più.
Federico Pontiggia

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA E PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE (SHAHAB HOSSEINI) AL 69. FESTIVAL DI CANNES (2016).

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2017 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- OSCAR 2017 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Giustamente ammirato per «Una separazione» e «Il passato», l'iraniano Farhadi si conferma con «Il cliente» un cineasta del tutto degno della vetrina internazionale anche senza il supporto della critica terzomondista per principio. Essendo soprattutto un ottimo sceneggiatore, anche stavolta coinvolge abilmente lo spettatore in un blando quanto raffinato intrigo giallo, riuscendo, in particolare, a posizionare i personaggi in un labirinto di comportamenti e sentimenti che per una volta non sembra esagerato definire antonioniano. (...) L'affiorare di una serie d'impasse psicologici in una quotidianità facilmente incrinabile deve ai magnifici interpreti la chance di farsi metafora non declamatoria, bensì thrilling della condizione umana in bilico nel tormentato Paese degli ayatollah." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 gennaio 2017)

"La vendetta di Emad sul colpevole è raccontata in spietata, efficace e insieme esorbitante cronometria, alla Haneke. E' anche un film sulla perdita di sensibilità e perdono. Troppo attenta la regia a contemplare la propria maestria." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 12 gennaio 2017)

"È un giallo particolare, dostoevskjiano, su delitto e castigo, la traduzione dei crimini e misfatti e dei match point di Woody Allen: introduce il caso e l'equivoco, seminando le prove si arriva volendo fino a Edipo re. (...) Farhadi vuol credere in una soluzione, è straordinario nel calare le figure reali, quotidiane, dimesse, nella dimensione etica della giustizia: inquadra i volti espressivi dei suoi attori e, senza farsi accorgere, la cinepresa esce dalle mura di casa, dalla città, punta sul cielo e sulle stelle, in cerca del luogo ideale che sappiamo non esistere ma il cinema continua a cercare." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 gennaio 2017)

"Una trasformazione che Farhadi racconta con la sua abituale abilità di scrittura (rivelando volta per volta nuovi elementi del plot) e una messa in scena apparentemente minimalista ma capace di estrarre il meglio dai suoi straordinari interpreti. Mentre impartisce una «lezione» di comprensione umana e laica per niente scontata in un Paese come l'Iran." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2016)

"(...) il buon cinema si fa con i dubbi e le ambiguità. Come ricordava l'ultimo film in gara, il bellissimo 'Il cliente' di Ashgar Farhadi (...). Che torna a lavorare sul lento accumulo di indizi, e su un progressivo ma impercettibile ribaltamento del punto di vista (e della morale). Tenendo l'occhio fisso sulla società iraniana e le sue contraddizioni. (...) Il tutto raccontato con tale abbondanza di sottotrame e dettagli (il teatro, la scuola, il vicinato) che 'Il cliente' diventa un'appassionante radiografia dell'Iran." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 maggio 2016)

"(...) uno dei film più belli e applauditi della selezione (...). Ancora una volta Farhadi, le cui sceneggiature dovrebbero essere oggetto di studio da parte degli studenti di cinema, costruisce la sua storia attraverso piccoli, progressivi disvelamenti che spostano continuamente il punto di vista sui personaggi facendocene cogliere nuove sfumature a ogni scena, così che buoni e cattivi, i cui contorni non sono mai così netti, si scambiano continuamente di posto. Ne emerge il racconto di un dramma personale che molto ha in comune con quello del commesso viaggiatore di Miller e che si staglia sull'affresco di un paese dove onore e rispettabilità sono delle vere e proprie ossessioni sociali, al punto da trasformare le vittime in intransigenti e irragionevoli carnefici." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 22 maggio 2016)

"Farhadi, gran costruttore di sceneggiature, compone sullo stesso schema di 'Una separazione' una parabola dall'andatura sempre serrata ma un po' più schematica. E suonano superflue le parti in cui viene messo in scena 'Morte di un commesso viaggiatore', ma il film ha comunque un'innegabile necessità e momenti particolarmente riusciti, come quelli ambientati a scuola." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 22 maggio 2016)
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