Il cavaliere elettrico

The Electric Horseman

USA - 1979
Il cavaliere elettrico
Sonny Steele è un cow-boy che, dopo anni di rodeo su cavalli e tori, dopo cadute varie e molte ossa rotte, ha vinto ben cinque volte il titolo di campione del mondo della specialità. Come tale, divenuto beniamino del pubblico, è stato 'comprato' dalla AMPCO, una ditta di cereali che, pagandolo profumatamente, lo esibisce in carnevalate dove il bovaro deve reclamizzare il "Ranch Breakfast". Ma Sonny, nonostante la bella villa a Malibu Beach e la distratta assistenza degli amici Wendell e Leroy, si sente sempre più spaesato e arriva agli spettacoli in ritardo, pressoché sbronzo. Un giorno, a Las Vegas, viene incaricato di cavalcare Rising Star, uno splendido campione da 12 mila dollari. L'esperto cow-boy scopre subito che lo stallone è stato imbottito di tranquillanti il cui effetto può essere anche di renderlo per sempre sterile. Sonny, allora, ruba Rising Star e fugge dalla città in direzione delle praterie più remote ove lui stesso ha passato la sua infanzia libera. Hellie Martin, una presentatrice televisiva famosa e testarda, si mette alle costole di Sonny e si innamora di lui, delle sue idee e del cavallo. Il terzetto elude i blocchi stradali della polizia, gli elicotteri e le affannose ricerche degli uomini della AMPCO. Nel frattempo il pubblico si schiera dalla parte del fuggitivo ma, incoerenze della pubblicità, raddoppia il consumo del cereale che sullo scatolone porta l'immagine di Sonny Steele, così, quando al cavallo viene liberato nelle praterie dello Utah, vengono ritirate le denunce.
  • Durata: 122'
  • Colore: C
  • Genere: AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: PANAFLEX, SCOPE 35 MM (1:2.35) - TECHNICOLOR
  • Tratto da: racconto di Shelley Burton
  • Produzione: WILDWOOD ENTERPRISES, RASTAR FILMS, COLUMBIA PICTURES CORPORATION
  • Distribuzione: CIC (1980) - CIC VIDEO - UNIVERSAL VIDEO (1999)

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR (1980) PER IL MIGLIOR SONORO.

CRITICA

"Sydney Pollack, messa in disparte la sua tradizionale grinta (...), ha diretto una commediola leggera, avventurosa, ecologica. I temi, anche se non nuovi, affiorano qua e là: le leggi del consumismo e il servilismo del pubblico; l'affarismo delle grosse industrie e la mancanza di scrupoli dei gruppi che la manovrano; il coraggio e anche il cinismo degli operatori dei mass media; la prontezza della polizia a obbedire agli ordini dei potenti, e così via. Ma, una volta tanto, bene assecondato da Robert Reford e da Jane Fonda (che ripete il personaggio della giornalista di 'Sindrome cinese') che si sono lasciati prendere dalle note tenere della grande natura, il regista ha orchestrato lo spettacolo come tale, lasciando al recettore di raccogliere le allusioni e i messaggi." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 89, 1980)

"Un film piacevole, semplice, ben diretto e ottimamente interpretato. Da vedere." ('Magazine tv')

"Un bel film libertario e ambientalista." (Teletutto)

"Western moderno con la struggente nostalgia del passato. E' un tenero racconto in cui fa spicco la concretezza della azione e l'attenta psicologia dei personaggi. I due protagonisti servono il film come meglio non si potrebbe." (Telesette)
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