Il cammino della speranza

ITALIA - 1950
Il cammino della speranza
In un piccolo paese della Sicilia quando chiudono l'unica solfara molti lavoratori sono in mezzo alla strada. All'arrivo di un ingaggiatore che promette di farli passare clandestinamente in Francia molti partono con le mogli e i figli, dopo aver versato, ciascuno, ventimila lire. L'ingaggiatore, ad un certo punto, tenta di abbandonarli ma viene riacciuffato da Vanni, un personaggio ambiguo che fa parte del gruppo. L'impresario disonesto si vendica denunciando Vanni che riesce ad eclissarsi mentre la polizia ferma tutti gli altri. Provvisti di foglio di via, dovrebbero tornare al paese ma molti preferiscono continuare a piedi o in camion il loro viaggio verso il nord. Fra questi c'è Barbara, una ragazza che è l'amante di Vanni, e Saro, un vedovo con due figli. Quando trovano lavoro per qualche giorno in una fattoria Barbara si prende cura dei bimbi di Saro. Dopo molti stenti giungono al confine e mentre si preparano a passare il valico, giunge Vanni. Questi col suo fare brutale provoca Saro, poi lo aggredisce: nel difendersi, Saro è costretto ad ucciderlo. Passato il confine, i lavoratori devono superare l'opposizione dei finanzieri, che finiscono col lasciarli andare. Saro e Barbara si ricostruiranno un'esistenza in terra straniera.
  • Altri titoli:
    Weg der Hoffnung
    The Path of Hope
  • Durata: 101'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, SOCIALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.37)
  • Tratto da: ispirato al romanzo "Cuori negli abissi" di Nino Di Maria (ed. Gastaldi)
  • Produzione: LUIGI ROVERE PER LUX FILM
  • Distribuzione: LUX FILM - PANARECORD

NOTE

- ORSO D'ARGENTO PER IL MIGLIOR FILM ALLA PRIMA EDIZONE DEL FESTIVAL DI BERLINO (1951).

- MENZIONE SPECIALE AL VI FESTIVAL DI KARLOVY VARY (1951).

- PRESENTATO IN CONCORSO AL IV FESTIVAL DI CANNES (1951), HA OTTENUTO IL PREMIO PER LA MIGLIORE SELEZIONE NAZIONALE.

CRITICA

"Tema audace e drammatico, umano e crudele, poteva nascerne un grande film. Purtroppo soggetto e sceneggiatura vi si sono cocciutamenrte opposti. (...) Perché è mancata al film una sua genuina ispirazione; lo si è costruito e, per timore di cadere nel gracile, lo si è sovraccaricato, affastellato. I pezzi da ricordare sono comunque parecchi, quasi sempre ci si sente l'impronta di chi non ama il facile, l'ovvio, e parecchi tocchi sfuggenti sono rapidi e delicati." (Mario Gromo, "Film visti", Bianco e Nero, 1957)
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