Il banchiere anarchico

ITALIA - 2018
3/5
Il banchiere anarchico
Alla fine di una cena nel suo disadorno palazzo blindato, un potentissimo banchiere celebra frugalmente il suo compleanno. La ricorrenza si fa occasione per soddisfare le curiosità dell'unico commensale (e forse unico amico) riguardanti la sua misteriosa ma irresistibile ascesa verso un'enorme ricchezza. Figlio del popolo, il banchiere sostiene che quel suo impero economico trae origine da una volontà di lotta sociale evoluta, che va condotta in solitudine, ma non per questo meno radicale dell'ideologia di quelli che si professano anarchici duri e puri. Sostiene il banchiere che l'atto dell'isolarsi è l'unico modo per condurre una vera vita rivoluzionaria, per una militanza politica superiore a quella dei suoi vecchi compagni di ribellione che lui oggi apostrofa come "le puttane della dottrina libertaria". L'uomo stordisce l'ospite con una colta esposizione sofistica intrisa di idee incendiarie contro le ingiustizie della borghesia e di denunce feroci nei confronti della strapotenza del veleno mortale che mina dall'interno la nostra libertà: il denaro. Denaro che il banchiere ha incamerato senza scrupoli e senza regole. Per essere libero, sostiene. Senza vergogna.
  • Durata: 82'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.35), RED EPIC, D-CINEMA
  • Tratto da: romanzo "O banqueiro anarquista" di Fernando Pessoa
  • Produzione: TIZIANA ROCCA, EMANUELE NESPECA PER AGNUS DEI CON RAI CINEMA, SOLARIA FILM, ALBERT TEAM GROUP
  • Distribuzione: SUN FILM GROUP

TRAILER

RECENSIONE

di Costanza Morabito
È coraggioso l’adattamento cinematografico di O Banqueiro Anarquista di Pessoa portato sugli schermi da Giulio Base. Anarchico, se vogliamo, nel suo seguire con inflessibilità la libertà di fare un cinema di pensiero, “cinematograficamente iconoclasta” secondo la definizione data dal regista stesso.

Il banchiere anarchico di Base mantiene la struttura da dialogo filosofico del testo di Pessoa e vede in scena due soli personaggi coinvolti in una lunga conversazione: il banchiere che compare nel titolo e un suo dipendente di fiducia, nonché unico confidente.


 

Procedendo per sillogismi e paralogismi il banchiere vuole dimostrare al suo amico di essere profondamente anarchico, proprio nel senso comune che si dà alla parola. Anzi, vuole convincerlo di esserlo molto più dei tanti che si ritengono tali. La citazione di Pasolini posta in esergo può riassumere le sue ragioni: “Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole”.

Senza imporre un giudizio, il film si configura dunque come una riflessione filosofica e politica su cosa voglia dire essere liberi; sull’anarchia, ma anche sul mondo spietato della finanza, e per questo risulta estremamente attuale, nonostante – o piuttosto proprio perché – il tempo e lo spazio della vicenda sono indefinibili.

Base asciuga al massimo la messa in scena, ma gioca con il colore, con la musica con le inquadrature. Certo non abbastanza per attirare un pubblico che non abbia voglia di lasciarsi catturare dal ragionamento del banchiere, eppure è una scelta registica che, per quanto ostica, ha un senso.


 

La scenografia è stilizzata all’estremo (tra le poche eccezioni bicchieri di whisky e sigari) e così i personaggi si muovono in un nero profondo: attorno a loro il pensiero, la ragione che si svolge. Tanto che il dialogo tra il banchiere e il suo interlocutore potrebbe quasi situarsi nello spazio della mente che ragiona dialetticamente dibattendosi tra fredda logicità e pulsioni di libertà senza freni. Le “stazioni” che Base costruisce con luci, suono e pochi materiali di scena sembrano allora rappresentare le fasi dialettiche del ragionamento che si dipana.

Un film difficile, che certo non accontenterà chi non si interessi agli argomenti trattati o a un cinema molto teatrale. Eppure è encomiabile il desiderio di Giulio Base di portare avanti un cinema che non vuole limitarsi ad essere d’approfondimento, ma che sprona lo spettatore a proseguire per conto proprio nello studio.

Come in un libro, nei titoli di coda troviamo una nutrita bibliografia essenziale di testi che trattano l’anarchismo e il libertarismo: sembra quasi di frugare tra gli scaffali della biblioteca del ricco e colto banchiere. È evidente la passione di Base per Pessoa e che, a un grande rispetto del testo, aggiunge nel suo adattamento cinematografico uno studio attento.

Dopo i titoli di coda cast e troupe al completo ballano sulle note di una Anarchy in the U.K. suonata all’ukulele: musica diversamente punk, protagonista diversamente anarchico.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018) NELLA SEZIONE 'SCONFINI'.

- CANDIDATO NASTRI D'ARGENTO 2019 PER: MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("L'ANARCHICO DI GIULIO BASE" E SERGIO CAMMARIERE INTERPRETATA DA SERGIO CAMMARIERE).
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