I peggiori

ITALIA - 2017
2/5
I peggiori
Due fratelli squattrinati e senza prospettive, nella speranza di garantire alla sorella tredicenne un futuro migliore, si inventano un'insolita attività: armati di maschere e micro-camere demoliranno pubblicamente l'identità dei vari "furbetti del quartierino" che infestano il Bel Paese, trasformandosi così in due improbabili "eroi a pagamento".
  • Altri titoli:
    I peggiori - Eroi a pagamento
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: FULVIO E FEDERICA LUCISANO PER WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA, IIF ITALIAN INTERNATIONAL FILM
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data uscita 18 Maggio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
L’onda non troppo lunga di Lo chiamavano Jeeg Robot ha dato il suo primo frutto: I peggiori, esordio alla regia dell’attore Vincenzo Alfieri in cui, senza supereroi ma con inflessioni tra Batman e Kick Ass si cerca di dare una costanza a un filone fumettistico forse possibile per il cinema italiano.

Il film racconta di tre fratelli - uno sfaticato ilare, un depresso paralegale e una piccola sorella di lingua lunga e abilità informatica - che pressati da debiti e ingiustizie decidono di farsi giustizia da soli: l’iniziativa ha talmente fortuna che ne faranno un’impresa. Ma ovviamente c’è chi non vuole che i tre continuino.

Scritto dal regista con Alessandro Aronadio, Renato Sannio, Giorgio Caruso e Raffaele Verzillo, I peggiori è una commedia d’azione che sembra impiegare più energie a sintetizzare le numerose fonti d’ispirazione (Kick-Ass, Smetto quando voglio, i Manetti bros. e la loro versione del poliziesco nostrano eccetera) che a costruire un film coerente o credibile.

L’ambizione è quella di coniugare la commedia all’italiana, col suo occhio su vizi e virtù degli italiani, con i personaggi, le dinamiche e l’estetica (fotografia satura e acida di Davide Manca) nel nuovo cinema italiano che guarda al genere e a modelli tanto italiani quanto d’importazione: la volontà, la simpatia e anche il ritmo ad Alfieri non mancano. Ciò che manca a I peggiori è il senso della narrazione, i tempi e i toni giusti per rendere il film appassionante e un passo al di sopra delle macchiette e dei duetti comici che contrappuntano tutto il film, partendo dai protagonisti (Alfieri e il pur bravo Lino Guanciale) ai comprimari, Biagio Izzo escluso.

Suona tutto poco sincero in questo racconto a tappe obbligate, forzato, messo in posa come i poster o i film di serie B che Alfieri inquadra di continuo, come il continuo lamento populista (“Tanto siamo in Italia” è l’alibi di ogni cosa) di precari e proletari che sarebbe la cifra politica del film e che sfocia nello “ienismo” da telecamera nascosta come atto di eroismo anni ’10. I peggiori si fa preferire quando cerca la strada della gag o dell’umorismo visivo anche a sfondo action: chissà se nell’ambìto sequel - con una scena dopo i titoli che lo fa presagire - sarà la carta da giocare?

NOTE

- VINCENZO ALFIERI E' STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2017 COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE.

CRITICA

"Commedia nata nella testa di Alfieri dai tempi del liceo, trova realizzazione sul fertile terreno nutrito fra 'Smetto quando voglio' e 'Lo chiamavano Jeeg Robot', con sfumati refrain da 'Gomorra'. Senza essere nessuno dei due (tanto meno dei tre), offre qualche risata ma niente più." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 18 maggio 2017)

"L'idea di base è carina, alcune battute sono riuscite, ma la sceneggiatura grida vendetta per troppe scene illogiche. Ottimo cast di contorno." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 18 maggio 2017)

"(...) un cinecomic italiano divertente e pieno d'azione, dai toni anche dark. (...) La storia funziona anche grazie a un villan d'eccezione: una donna. Antonella Attili è una cattiva doc, un'imprenditrice senza scrupoli che non ha pietà neppure per i bambini. Altro personaggio femminile è l'assistente sociale Serena, interpretata da Miriam Candurro. Il commissario di polizia ha il volto (per la prima volta serio) di Biagio Izzo. Nel cast anche i bravi Francesco Paolantoni e Ernesto Mahieux." (Giulia Bianconi, 'Tempo', 30 aprile 2017)
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