I magliari

ITALIA, FRANCIA - 1959
Mario Balducci, giovane operaio italiano, sta per lasciare Hannover, dove ha tentato invano di far fortuna, per tornare in Italia, ma conosce per caso Totonno, astuto trafficante romano che si è arricchito vendendo stoffe e tappeti, e si fa convincere a restare. Mario si mette a lavorare con Totonno, poi entra al servizio di Raffaele, un intraprendente napoletano che ha organizzato su vasta scala, per mezzo di un gruppo di magliari, la vendita di stoffe in tutta la Germania Occidentale. Però Totonno, che si vuol creare una posizione indipendente, convince i magliari ed anche Mario a lasciare don Raffaele e a lavorare sotto i suoi ordini per conto di un certo Mayer, un ricco tedesco. I magliari si trasferiscono da Hannover ad Amburgo, ma qui cominciano ben presto i guai: i napoletani hanno spodestato un gruppo di profughi polacchi che si vendicano degli intrusi sabotando la loro attività e rendendola difficile e pericolosa. Inoltre Mayer ha una moglie giovane ed avvenente che dimostra molta simpatia per Mario: tra i due si stabilisce ben presto una relazione, favorita da Totonno nella speranza che questo contribuisca a legare Mario e gli altri all'organizzazione commerciale di Mayer. Ma gli eventi precipitano: tra i magliari e i polacchi si accende una violenta zuffa che provoca l'intervento della polizia. I magliari si rifiutano di continuare a lavorare agli ordini di Totonno che, non sapendo come superare la difficile situazione, tenta di ricattare la moglie di Mayer: questa però trova modo di bloccare l'attacco. Mayer si mette d'accordo con don Raffaele, che riprende in mano l'organizzazione dopo aver cacciato via Totonno. Mario cerca di convincere la moglie di Mayer a fuggire con lui in Italia, ma la donna, che ha conosciuto la miseria, non vuol rinunciare all'agiatezza raggiunta.

CAST

NOTE

- IL FILM E' STATO GIRATO A AMBURGO E HANNOVER.

- NASTRO D'ARGENTO 1960 PER LA MIGLIORE FOTOGRAFIA IN BIANCO E NERO.

- PRESENTATO COME EVENTO SPECIALE ALLA VI EDIZIONE DELLE GIORNATE DEGLI AUTORI DI VENEZIA (2009).

CRITICA

"La cosa più grave, poi, è che tutti e due, nelle loro ambizioni, peccano per eccesso. Rosi eccede nel tragicizzare la sorte e l'attività dei magliari. Sordi nel frivolizzarle. Rosi li vede con gli occhi dei film neri americani; Sordi, invece, si diverte a storpiare il tedesco con la fraseologia trasteverina. Ne esce la sgradevole impressione di assistere a un film semiserio, dove Al Capone, improvvisamente impazzito, si sia messo a capeggiare una banda di 'soliti ignoti'". (Callisto Cosulich, 'Italia Domani', 41, ottobre 1948).

"E' un racconto fiacco: l'indagine di costume e la denuncia morale appaiono soffocate nella ristrettezza episodica del settore sociale prospettato. Il lavoro manca di omogeneità, oscillando tra la parodia grottesca e la tragedia". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 46, 1959).
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy