I formidabili

The Games

USA - 1969
I formidabili
Con la prestigiosa maratona si stanno concludendo le Olimpiadi romane del 1960. Sono in gara, tra gli altri, l'inglese Harry Hayes, il cecoslovacco Pavel Vendek, l'americano Scott Reynolds e l'aborigeno australiano Pintubi. Ex-garzone lattaio, Harry è stato allenato da Bill Oliver, già campione olimpionico della maratona, ed è diventato famoso per aver battuto il record dei diecimila metri, appartenuto per molto tempo a Vendek. Costretto, per un incidente che lo ha reso claudicante, a ritirarsi dallo sport attivo, Bill si prende, attraverso Hayes, la sua rivincita sul destino: per questo gli ha "imposto" di vincere nell'incredibile tempo di due ore. Ormai quarantenne, Vendek partecipa alla maratona perché glielo hanno ordinato per motivi di prestigio, le autorità del suo Paese. Scott è un ambizioso a cui piace vincere ad ogni costo: la maratona non è la sua specialità, ma vi partecipa, aiutandosi con pillole eccitanti, per dimostrare di poter essere il primo in qualsiasi gara. Pintubi è l'unico che corra per il piacere di gareggiare, secondo lo spirito delle Olimpiadi, in testa. Fino all'ultimo giro in pista, Harry, costretto a uno sforzo disumano, crolla a pochi metri dal traguardo, mentre Scott, che aveva gareggiato contro il consiglio dei medici, non regge allo stimolo degli eccitanti e deve essere ricoverato in ospedale. L'anziano e stupefacente Vendek portatosi in testa alla corsa, sembra in procinto di conquistare un'altra, prestigiosa vittoria, ma Pintubi, incalza alle sue spalle, lo supera negli ultimissimi metri e taglia vittorioso il traguardo.
  • Altri titoli:
    La prueba del valor
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "The Games" di Hugh Atkinson
  • Produzione: LESTER LINSK PER TWENTIETH CENTURY-FOX PRODUCTIONS
  • Distribuzione: FOX

CRITICA

"Descrivendo quattro diversi modi di concepire l'agonismo sportivo, il film tende a esaltare l'unico conforme al celebre motto di De Coubertin, fondatore delle Olimpiadi moderne: ciò che conta non è vincere, ma gareggiare. Un insieme di osservazioni scontate, l'ambientazione banalmente turistica, i trucchi evidenti e la stessa inefficacia spettacolare con cui sono presentate alcune gare rendono il lavoro alquanto mediocre." ('Segnalni cinematografiche', vol. 69, 1970)
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