I figli della mezzanotte

Midnight's Children

CANADA, GRAN BRETAGNA - 2013
3/5
I figli della mezzanotte
Il 15 agosto 1947, a mezzanotte, l'India proclama l'indipendenza dall'Impero britannico. Quella notte, l'infermiera di un ospedale di Bombay scambia due neonati nelle culle - Sinai, figlio di una donna povera, e Shiva, erede di un coppia benestante - così che l'uno vivrà il destino dell'altro, incrociando le rispettive esistenze con quelle degli altri bambini "figli della mezzanotte", ovvero nati nello stesso momento e dalle doti straordinarie...
  • Durata: 146'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT, (2K)/SUPER 35 STAMPATO A 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Salman Rushdie (ed. Mondadori)
  • Produzione: DAVID HAMILTON E DILIP MEHTA PER HAMILTON-MEHTA PRODUCTIONS, IN CO-PRODUZIONE CON NUMBER 9 FILMS
  • Distribuzione: VIDEA (2013)
  • Data uscita 28 Marzo 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Allo scoccare della mezzanotte del 15 agosto 1947, mentre l’India dichiara l’indipendenza dal Regno Unito, due neonati vengono scambiati in una clinica di Bombay: Saleem Sinai, figlio illegittimo di una donna povera, e Shiva, erede di una coppia benestante, vivranno l’uno il destino dell’altro, intrecciando inesorabilmente le proprie vicende a quelle turbolente del Paese asiatico.
Sono I figli della mezzanotte di Deepa Mehta, dal bestseller di Salman Rushdie, qui co-sceneggiatore. Dal 1917 al ’77, una lunga, variopinta carrellata di volti, emozioni, aneliti e dolori privati e pubblici insieme: off Bollywood, ma le spezie effetto madeleine sono le stesse (il chutney verde), l’esotismo per noi occidentali pressoché analogo, sebbene magia ed epos non conoscano frontiere.
Meno radicale e antagonista di Water, a tratti farraginoso e incerto su modi e tempi del realismo magico (lo stile è uniforme), un affresco storico-sociale multiprospettico e plurifamiliare, cui manca nella piacevole colonna sonora il nuovo pezzo degli Strokes: Call It Karma Call It Fate. Titolo buono per la sinossi, soprattutto, titolo rivelatore per Deepa Mehta, indiana trapiantata in Canada, qui alle prese con l’affabulazione occidentale e la storia patria: un pareggio senza infamia, anzi, e con qualche sassolino coraggiosamente levato dalla scarpa (la repressiva Indira Gandhi non fa una bella figura). Stappiamo? 

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURANO ANCHE DILIP MEHTA E SALMAN RUSHDIE.

CRITICA

"È una mania scambiare i neonati in culla. Dopo 'Il figlio dell'altra' una nuova favola su 60 anni di storia indiana, dal '47, quando il Paese si rese indipendente. Le nobili intenzioni del romanzo di Salman Rushdie, nel girone melò di eventi pubblici e privati rischiano di sembrare un'americanata, saga di grandi e medie illusioni." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 28 marzo 2013)

"Anche Salman Rushdie è nato nel 1947 e ha avuto in dono i poteri della grande scrittura. Però il suo bestseller di oltre seicento pagine, pubblicato nel 1981, era troppo difficile da portare sullo schermo: fitto di personaggi e di avvenimenti, di legami parentali, di luoghi, richiedeva capacità di sintesi eccezionali. A raccogliere la sfida è stato lo stesso scrittore; che però sceneggiatore non è, e si sente. Così il film, ben diretto e bene ambientato dalla regista indiana Deepa Mehta, è soprattutto una diligente illustrazione del romanzo. Niente di disonorevole, per carità; salvo che il realismo magico delle scene oniriche va smarrito e l'intervento continuo della voce narrante risulta un po' invadente." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 marzo 2013)

"Di solito gli scrittori, una volta concessi i diritti, si disinteressano di ciò che accadrà del loro libro al momento del trasferimento sullo schermo. Al contrario Salman Rushdie, di cui è nota la passione per il cinema, si è occupato lui stesso di produrre e sceneggiare 'I figli della Mezzanotte' (Mondadori), il fluviale romanzo che nel 1980 lo impose all'attenzione internazionale, scegliendo come regista l'indiana naturalizzata canadese Deepa Mehta. (...) Sembrerebbe materia epica, ma come si sa la chiave di questo straordinario romanzo è semmai picaresca, ironica, improntata a un realismo magico-fiabesco. Grazie all'ambientazione e all'indovinata scelta degli attori, il film (girato in Sri Lanka) restituisce in parte questi umori, però l'eccessivo accumulo di eventi sull'arco di 146 minuti e una propensione ad accentuare il registro sentimentale attenuano inevitabilmente lo smalto ironico, magmatico e visionario del testo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 28 marzo 2013)

"Film atteso in tutto il mondo, accompagnato da polemiche e tentativi di boicottaggio durante la lavorazione, ma poi sorprendentemente passato senza alcuna riserva sotto le forche caudine della censura indiana: non c'è da stupirsene, trattandosi del più famoso romanzo di Salman Rushdie, lo scrittore anglo-indiano colpito anni fa dalla «fatwa» iraniana per l'altro suo libro 'I versetti satanici'. (...) Ridotto all'osso, sfrondato dallo stile letterario di Rushdie (magico e visionario, spesso paragonato a Gabriel García Márquez), 'I figli della mezzanotte' si rivela paradossalmente per quello che è: un robusto feuilleton familiare che forse deve qualcosa anche a Dickens, oltre che ai sudamericani. Filmone discontinuo, qua e là tagliato con l'accetta, qua e là divertente. Due ore e mezza che, almeno sul piano della quantità, non deludono." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 28 marzo 2013)

"Tratto dall'omonimo best-seller di Salman Rushdie del 1980, 'I figli della mezzanotte' è un «film epico sulla mia nazione». Così l'ha definito la regista indiana residente in Canada Deepa Mehta, che ha acquisito i diritti dallo scrittore per un solo dollaro, ottenendo che lui firmasse la sceneggiatura. Una saga famigliare che parte addirittura dal 1917 andando a intrecciare i conflitti indo-pakistano e quello da cui nacque il Bangladesh. Il senso della storia del subcontinente indiano - ci insegnano libro e film intrisi di realismo magico - non può prescindere da un 'atto d'amore' che unisce quel popolo fatto di sogni, sofferenze e un legame indissolubile al mondo della magia." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 28 marzo 2013)
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