HOLLYWOOD BRUCIA

AN ALAN SMITHEE FILM: BURN HOLLYWOOD BURN

USA - 1997
HOLLYWOOD BRUCIA
ALAN SMITHEE è uno pseudonimo usato dai produttori in lite con i registi, quando i maestri della celluloide decidono di non avallare con la preziosa firma le sforbiciate a trama e pellicola fatte nel sacro nome dello spettatore medio. Nel film si immagina che un uomo chiamato effettivamente Alan Smithee decida un giorno di girare un film e poi si rifiuti di firmarlo...

TRAMA LUNGA
Alan Smithee, stimato da tutti nel mondo del cinema, decide di passare dal montaggio alla regia. Da parte sua ce la mette tutta per realizzare un buon debutto, ma invece da quel momento inizia per lui un'odissea all'interno dell'industria cinematografica dai risvolti sempre più inquietanti. Il suo film viene osteggiato in tutti i modi, allora Alan decide di reagire in maniera forte. A 5 giorni dalla 'prima', ruba il master per impedire l'uscita della pellicola. Poi comincia a parlare male del lavoro, facendo aumentare la curiosità e diventando famoso. I fratelli Brothers intervengono come mediatori e cercano di accordarsi con lui. Finisce che anche la polizia lo cerca, e Alan fugge e va a bruciare il film. Arriva allora James Edmunds, produttore, e compra i diritti di questa storia di Alan.
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: ANDREW G. VAJNA PER LA CINERGI.
  • Distribuzione: CINERGI PICTURES ENTERTAINMENT - MEDUSA VIDEO , UNIVIDEO (1998).

CRITICA

"Molte, decisamente troppe, le pretese di 'Hollywood brucia' dal tentare il giochino del film nel film, al continuo parlare in camera dei protagonisti intenti a creare ciascuno il suo siparietto, dandoci letteralmente 'dentro' nel calcare le maschere immutabili dell'altrettanto immutabile sistema hollywoodiano'. Così un unico, grande e invisibile sottotitolo troneggia fotogramma per fotogramma: 'i film che vedete sono opera dei produttori e del loro gioco al massacro nei confronti delle pellicole'. Di conseguenza, come nelle massime scritte sulla carta dei cioccolatini, la morale è sempre quella: la mecca del cinema vive grazie, ma soprattutto malgrado, questi macellai miliardari capaci di concepire soltanto brutture come 'Trio'. (...) Per il resto si parla e si straparla di Spielberg, Kubrick, Spike Lee, Scorsese, tra stelle e stelline pronte a barattare marchette in cambio di celebrità, senza che nulla di tutto ciò aggiunga qualcosa di diverso a una narrazione eccessivamente frantumata, e che finisce per affondare nella sua stessa verbosità". (Francesco Lalli, 'Film')
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