Henry

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Henry
In una città che parla in varie lingue lo stesso umorismo nero, tre notti di inseguimenti, mani mozze e sospiri d'amore, un finale nel quale si ritrovano tutti armi alla mano. Solo pochi si salvano, in una Roma di oggi che nessuno conosceva.
  • Durata: 86'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: HD, 35 MM
  • Tratto da: romanzo omonimo di Giovanni Mastrangelo (ed. Einaudi)
  • Produzione: ALESSANDRO PIVA IN ASSOCIAZIONE CON DONATELLA BOTTI PER SEMINAL FILM IN ASSOCIAZIONE CON BIANCA FILM
  • Distribuzione: IRIS FILM (2012)
  • Data uscita 2 Marzo 2012

TRAILER

RECENSIONE

“La roba non è uno sfizio. E' un modo di vivere”, scriveva Burroughs con La scimmia sulla schiena. E Alessandro Piva non conferma: il suo Henry pare più uno sfizio. Produttivamente tormentato, e spiace, ma è la versione “ladri” de L'ispettore Coliandro: Roma oggi, la Crescentini rimane invischiata, col naso fumante, nella lotta per lo spaccio di Henry (eroina, nello slang dei pusher afro), con il fidanzato Riondino in galera con l'accusa di duplice omicidio e il poliziotto buono Gioè e quello cattivo Sassanelli a indagare.
There will be blood, ma il sangue che cola non è ferocia iperrealistica né riso grottesco: i punti di sutura sono da cinemino nostro, al netto di battute indovinate nell'enfasi caciarona. Girato in digitale, inframmezzato dai (re)flussi di coscienza in macchina dei protagonisti, Henry si ferma nella terra di nessuno: non sa prendersi sul serio, né battere le piste della lisergica boutade o dell'apologo strafatto. La droga c'è, ma non “stupisce” nessuno, e tocca scontare iperboli (l'iper-dialetto) e inverosimiglianze (l'appartamento aristofreak della Crescentini, semplice trainer…) fastidiose. Insomma, onore alla armi (Piva lo merita), ma qui a girare non è più LaCapa.
Federico Pontiggia

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC.

- PREMIO DEL PUBBLICO COME MIGLIOR FILM AL 28. TORINO FILM FESTIVAL (2010).

CRITICA

"Giudicato il migliore film dal pubblico del Festival di Torino nel 2010, 'Henry' suggerisce l'idea che il regista Alessandro Piva, salernitano naturalizzato barese, possa venir considerato una specie di Quentin Tarantino nostrano. E questo per il grottesco umorismo con cui inscena un mondo della bassa criminalità, ritagliato più sull'immaginario del cinema di serie B che sulla realtà. (...) Resta però l'impressione di un gioco di maniera, fine a se stesso." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 marzo 2012)
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