Hell or High Water

USA - 2016
3,5/5
Hell or High Water
Dopo aver passato alcuni anni separati, Toby e Tanner, due fratelli del Texas, si riuniscono per mettere a segno una serie di colpi nelle filiali della banca che minaccia di pignorare la fattoria di famiglia. Per loro, queste rapine sono l'ultimo disperato tentativo di riprendersi il futuro che gli è stato negato. La loro vendetta sembra andare a buon fine, fino a quando non trovano sulla loro strada il Texas Ranger Marcus, che insieme al collega di origini Comanche Alberto Parker è convinto di portare a termine una grande impresa prima del suo ritiro in pensione. Con i Rangers alle calcagna, Toby e Tanner decidono comunque di compiere l'ultimo colpo in programma, determinati ad arrivare alla resa dei conti tra il nuovo e il vecchio West...
  • Altri titoli:
    Comancheria
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: SIDNEY KIMMEL, PETER BERG, CARLA HACKEN, JULIE YORN PER SIDNEY KIMMEL ENTERTAINMENT, FILM 44, LBI ENTERTAINMENT, ODDLOT ENTERTAINMENT

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Il sogno americano muore nelle praterie del Texas. Le terre che hanno ospitato James Dean e Rock Hudson ne Il Gigante si inaridiscono sotto i colpi della crisi, con le banche che stritolano i poveri abitanti. Ognuno cerca di sopravvivere a modo suo, e il cinema di Mackenzie racconta l’infelicità di un mondo senza speranza. Nelle grandi città gli uomini cercano di realizzarsi, ma in provincia non c’è spazio per le ambizioni: tutti vorrebbero scappare e nessuno prepara le valigie. Così va in scena il dramma di una famiglia sul lastrico, disposta a tutto pur di tenersi almeno la casa.

I fratelli Toby e Tanner combattono per motivi diversi. Non sono nell’esercito, ma la loro battaglia si svolge nel quotidiano, dove i soldi non bastano mai. L’uno vorrebbe riscattare il ranch di famiglia da un’ipoteca troppo gravosa, l’altro è un ex galeotto alla ricerca di emozioni forti. Da giovane ha sparato al suo vecchio, poi è stato in prigione, e ora non vuole abbandonare la cattiva strada . Tanner “il pazzo” è l’unica salvezza per Toby, padre di famiglia che vuole regalare un futuro migliore ai suoi figli. Rapinare banche diventa una necessità, anche solo per dare un po’ di colore alla monotonia del paesaggio attorno a loro. Ma due criminali non vanno lontano quando a inseguirli c’è un ranger come Jeff Bridges.

David Mackenzie abbandona le atmosfere da prison movie di Starred Up, e si lancia in un western moderno dai caratteri esistenzialisti. Narra la lenta discesa verso gli inferi di un uomo perbene, che non ha alternative se non smettere di vivere. Toby, interpretato da Chris Pine, si infrange contro una società che non si occupa del singolo. Ciò che conta è solo il dio denaro, che tutto può nella notte delle finanze americane. Il cittadino si trasforma nel terrore della sua comunità, e la natura rimane a guardare mentre le proprie creature si scannano.

Jeff Bridges rappresenta una giustizia ormai al capolinea, un uomo che da lì a tre settimane si godrà la pensione dopo anni di onorato servizio. Ma ancora una volta il meritato riposo non fa gioire, perché il poliziotto senza paura non ha una famiglia, non ha un buon motivo per tornare a casa, se non una birra e qualche partita in televisione. Rimanere senza lavoro è una morte prematura, che non interessa nessuno. Ognuno vive la propria tragedia senza badare agli altri e, come naufraghi, i protagonisti cercano di rimanere a galla in un oceano più grande di loro.

Hell or High Water è un film solido, che si prende i suoi tempi nel far decollare la storia. Preferisce soffermarsi sui personaggi, e far capire il movente del crimine, di cui alla fine siamo un po’ tutti colpevoli. Mackenzie non vuole giustificare i misfatti, ma farne comprendere l’origine, nella speranza che qualcosa possa cambiare. Intanto la follia collettiva sale in cattedra, e attraverso un po’ di ironia riesce anche a far sorridere la platea. Il ritratto di una piccola realtà ormai condannata colpisce più degli alti grattacieli di New York.

NOTE

- IN CONCORSO AL 69. FESTIVAL DI CANNES (2016) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

- PRESENTATO ALLA XI EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2016) NELLA SEZIONE 'TUTTI NE PARLANO'.

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2017 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, ATTORE NON PROTAGONISTA (JEFF BRIDGES) E SCENEGGIATURA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2017 PER: MIGLIOR FILM, ATTORE NON PROTAGONISTA (JEFF BRIDGES), MONTAGGIO E SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"Una trama piena d'azione (ma anche di dialoghi da antologia per umorismo e profondità), pistole e armi di tutti i tipi, rapine in banca, inseguimenti d'auto, perfino mandrie e cowboys a cavallo. (...) un monumentale Jeff Bridges (...). Grande cinema di genere insomma, anzi di generi, che mescola western e buddy movie, poliziesco e dramma familiare, come dice giustamente Mackenzie, regista scozzese al suo primo film Usa. Ma inietta in questo robusto incrocio di generi classici passioni molto contemporanee, dando a ogni personaggio uno spessore inconsueto (la sceneggiatura è del texano Taylor Sheridan, già scriba del 'Sicario' di Denis Villeneuve, mentre la trascinante colonna sonora è firmata Nick Cave e Warren Ellis)." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 maggio 2016)

"Fotografia ipersatura e sgranata, che sembra traboccare dai contorni dello scope; recitazione ipersentita da Actors' Studio doc; l'accento texano spesso come tabacco da masticare; e la convinzione che questo non è «solo» di un film di genere: il western di Mackenzie è la storia di due fratelli (...). Due poveracci messi alle strette da un mondo ingiusto (...). Tutto già detto, tutto già visto." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 19 maggio 2016)
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