Ha Ben Dod

ISRAELE - 2017
3/5
Ha Ben Dod
Una mattina prima dell'alba, Naftali, personaggio noto nel circuito dei media locali, va a prendere un operaio palestinese al fine di rinnovare il proprio studio, situato all'interno della sua casa che si trova in territorio israeliano. Fahed non è l'uomo con cui Naftali aveva preso accordi precedentemente, ma qualcuno che si spaccia come suo fratello e socio in affari e che dà prova di conoscere la zona intorno al cantiere. Pieno di buone intenzioni e ansioso di procedere con il piano di lavorazione, Naftali mette da parte ogni dubbio e assegna a Fahed il lavoro. Più tardi, sempre lo stesso giorno, inizia a circolare la notizia che una giovane donna, che vive nei pressi dell'edificio, è stata assalita. Immediatamente le accuse puntano contro Fahed, l'unico straniero in mezzo agli abitanti della zona. Inizialmente, la natura tollerante di Naftali, unita alla sua voglia di procedere nei lavori, lo inducono a difendere l'uomo dalle accuse, ma ben presto una crepa s'insinua all'interno della sua mente: la pressione crescente dei suoi vicini, il disagio di sua moglie di avere uno sconosciuto in casa, l'interesse dei suoi figli per le immagini della Mecca presenti sul telefono di Fahed e la crescente convinzione che il lavoratore non conosca i principi basilari della sua professione, costringono Naftali a mettere tutto in discussione.
  • Altri titoli:
    The Cousin
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: TZAHI GRAD, EHUD BLEIBERG PER BLEIBERG ENTERTAINMENT, MH1

RECENSIONE

di Simona Busni

Un uomo israeliano, Naftali, ingaggia un manovale palestinese per aiutarlo in alcuni lavori domestici. Non si tratta della persona a cui si rivolge solitamente, ma di un suo giovane cugino, Fahed, che lavora nella medesima ditta e che si presenta a Naftali in qualità di sostituto. La collaborazione tra i due uomini si svolge in un clima abbastanza disteso, ma immediatamente accade un fatto che incrina l’equilibrio iniziale: una ragazza della zona viene stuprata, proprio in prossimità del terreno di Naftali, e i sospetti ricadono inevitabilmente su Fahed – lo sconosciuto, l’estraneo, l’arabo. Il ragazzo si proclama innocente e Naftali vorrebbe credergli, ma si ritrova contro un’orda famelica di ringhiosi vicini di casa pronti a scagliarsi contro il nemico della patria. Nonostante la situazione generale si complichi a causa di una serie di coincidenze che sembrano inchiodare Fahed, Neftali proverà fino alla fine a proteggere il suo ospite e a far cadere le accuse, facendo leva sull’indole pacifista che alberga da sempre nel suo animo.

Una deliziosa commedia, prodotta, scritta, diretta e interpretata dall’israeliano Tzahi Grad (che recita nella parte del protagonista, il falso burbero Neftali).
L’enormità delle questioni in ballo – il conflitto israelo-palestinese, il razzismo, la territorialità, la paranoia, la paura atavica che si scatena nei confronti di tutto ciò che è altro – non riesce a scalfire la leggerezza che innerva il tessuto drammatico del film. Per quanto i personaggi siano vagamente stereotipati, l’intera operazione risulta fresca e ricca di trovate intelligenti.
Interessante anche il modo in cui il regista integra nella trama alcuni elementi legati alla riflessione sui media (la dimensione dei reality, internet, i social network, l’uso più o meno improprio di foto scattate con i cellulari). Film godibilissimo e umoristicamente corretto.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017), SEZIONE 'ORIZZONTI'.
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