Gli ultimi giorni di Pompei

ITALIA, GERMANIA OCCIDENTALE, SPAGNA - 1959
Il centurione Glauco Cesonio, ritornando dalla Palestina alla natale Pompei, trova la città profondamente turbata in seguito alle gesta di una banda di malviventi e saccheggiatori, che assassina i componenti delle famiglie più ricche, lasciando sul luogo del misfatto il segno della croce. In tal modo è stata distrutta la famiglia di Glauco, il quale, in preda a vivo dolore ed agitato da brama di vendetta, si reca dall'edile Ascanio, di cui ha salvato da mortale pericolo la figlia Elena, reclamando energiche misure contro gli assassini. Ma Ascanio è un uomo debole, preoccupato soltanto di conservare l'alta carica, e manovrato dalla moglie Giulia Lavinia e dal gran sacerdote di Iside. Questi due, che cospirano ai danni di Roma, sono i veri artefici dei massacri, dei quali addossano ai cristiani la responsabilità. Dietro suggerimento del gran sacerdote, Ascanio fa mettere in prigione tutti i seguaci della nuova fede e minaccia di darli in pasto alle belve se i responsabili delle uccisioni non si consegneranno alle autorità. Glauco, assistendo alle torture inflitte ai prigionieri e commosso dalle parole di Elena, ch'egli ama, si convince che i cristiani sono innocenti, mentre alcuni indizi gli fanno sospettare la esponsabilità del gran sacerdote. Il timore di veder scoperta la congiura spinge Giulia Lavinia ad uccidere Ascanio, mentre il gran sacerdote tenta inutilmente di uccidere Glauco. Questi è gettato in prigione, insieme ai cristiani, fra i quali si trova Elena. Mentre nell'anfiteatro le belve si lanciano contro le inermi vittime, Glauco, evaso dal carcere, affronta con la spada i leoni e i gladiatori, in difesa di Elena e del cristiani. In suoi aiuto accorrono i commilitoni che, travestiti da gladiatori, trafiggono i veri responsabili degli assassinii. All'improvviso si desta il Vesuvio e dal suo cratere scende la morte sulla città. Glauco ed Elena troveranno su una barca la salvezza.

CAST

NOTE

- IL FILM FU PORTATO A TERMINE DA SERGIO LEONE PER IL FORZATO ABBANDONO DEL SET DI MARIO BONNARD A CAUSA DI UNA MALATTIA.

- DIRETTORE DI PRODUZIONE: PAOLO MOFFA E RENATO SILVESTRI.

- FONICO: MARIO AMARI E GIOVANNI PERCELLI.

CRITICA

"Nonostante lo sforzo organizzativo e l'impiego di larghi mezzi tecnici, la vicenda non supera i limiti dell'originale letterario. Risulta evidente la superficialità delle situazioni e delle descrizioni e la scarsa consistenza dei personaggi. Regia e recitazione di mestiere." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 46, 1959)
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