Glass

USA - 2019
4,5/5
Glass
Sequel del film "Unbreakable" dello stesso M. Night Shyamalan, vede David Dunn all'inseguimento dell'identità sovrumana di Crumb, ovvero la Bestia, in un susseguirsi di incontri sempre più pericolosi, mentre Price, "l'Uomo di Vetro", emerge dall'ombra, in possesso di segreti decisivi per entrambi gli uomini.
  • Durata: 129'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA, THRILLER
  • Produzione: MARC BIENSTOCK, JASON BLUM, ASHWIN RAJAN, M. NIGHT SHYAMALAN PER BLINDING EDGE PICTURES, BLUMHOUSE PRODUCTIONS, UNIVERSAL PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 17 Gennaio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
“Questa non è un’edizione limitata, mamma. Questa è un’origin story, lo è sempre stata”.

Unbreakable.
Split.
Glass.

Tre singole parole, tre supereroi.

Che fossero in qualche modo intrecciati lo scoprimmo, con enorme sorpresa, al termine di Split, film che servì a Shyamalan per introdurre in questo suo “universo” alternativo le innumerevoli personalità incarnate da un James McAvoy letteralmente mostruoso (e non solo quando, finalmente, la Bestia prende il sopravvento sul resto dell’Orda).

Bastò la fugace apparizione finale di David Dunn (Bruce Willis) per intuire che qualcuno, un domani, si sarebbe messo sulle sue tracce per tentare di fermarlo.

Ma era altrettanto inevitabile che sullo sfondo di questo irrimandabile incontro, quello tra due personaggi con caratteristiche sovrumane, non spuntasse la sagoma della “mente suprema”, quella dell’uomo di vetro (“ma chiamami Mr. Glass”), Elijah Price (Samuel L. Jackson)...

Unbreakable.
Split.
Glass.

Indistruttibile (infrangibile), Diviso (rotto)... Vetro.


Si ritrovano tutti e tre insieme, inutile svelare come (e perché), in un istituto psichiatrico giudiziario, sotto il controllo dell’accogliente dottoressa Staple (Sarah Paulson), decisa a curare le loro “manie di grandezza” attraverso un’opera di convincimento scientifico che dimostri l’impossibilità dell’esistenza dei supereroi.

Costantemente sedato uno (Mr. Glass), minacciato da un enorme serbatoio d’acqua un altro (Dunn) e controllato attraverso potenti esplosioni di luce il terzo (Kevin Wendell Crumb), così da evitare il manifestarsi della Bestia, finiranno ognuno per comprendere le rispettive “origini”. Ma non solo.



Utilizzando footage dei due film precedenti (uno realizzato nel 2000, l’altro nel 2016), Shyamalan porta a conclusione (?) la sua riflessione sul concetto filosofico di fumetti e supereroi: lo fa naturalmente cercando di mantenere vive le atmosfere di profondità e scavo psicologico, quasi a volersi affrancare dalla spettacolarità banalmente prevedibile della maggior parte dei comic-movie.

Se in Unbreakable assistevamo al confronto tra un personaggio, Dunn, che scopriva in modo riluttante di avere dei poteri, e un altro, Price, che per affermare la propria convinzione sull’esistenza dei supereroi non si faceva scrupolo di architettare veri e propri piani terroristici, in Split deflagrava l’apparentemente incontrollabile schizofrenia di Crumb, serial killer capace di trasformarsi in 23 personalità differenti: Glass è la definitiva ricomposizione dei vari frammenti presentati e sfracellati nei due film precedenti, l’incontro tra la megalomania del menomato e l’esplosività animalesca della Bestia, l’alleanza tra i villain che solamente l’eroe solitario, il predestinato, un tempo guardia di sicurezza allo stadio di Philadelphia, ora titolare di un negozio di strumenti di sorveglianza, può provare a contrastare.




Ma questa è semplicemente la superficie del vetro: operando progressivi ribaltamenti di prospettiva, senza dimenticare la funzione chiave di tre personaggi provenienti ciascuno dai due film precedenti (da Unbreakable la madre di Elijah e il figlio di Dunn, interpretati oggi come allora da Charlayne Woodard e Spencer Treat Clark, da Split l’adolescente Casey Cooke, l’unica tra le rapite che Crumb risparmiò, interpretata da Anya Taylor-Joy), Shyamalan sparge agnizioni provenienti dal passato (su tutte quella relativa alla scomparsa del padre di Crumb) e colpi di scena “postumi”, promette apocalittici showdown ma sorprende piuttosto in levare, creando le basi per un crescendo emozionale che conduce ad un finale indimenticabile.



Alla fine, si può dire, il regista de Il sesto senso e The Village conclude questa sorta di trilogia unica nel panorama di genere ma lascia aperta un’enorme finestra su un orizzonte di possibilità infinite.

Perché al centro di ogni cosa non c’è il semplice scontro tra villain ed eroi, quanto piuttosto il disegno con cui affermare definitivamente la presenza del diverso da noi, del sovrannaturale, contro ogni tentativo, più o meno massonico, di intrappolarne le gesta in nome di chissà quale equilibrio. Sorprendente, emozionante, bellissimo.

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO STEVEN SCHNEIDER.

CRITICA

"(...)Ponendosi nel ruolo del narratore onnisciente, Shyamalan si diverte a giocare con l' universo dei fumetti e con i saperi dello spettatore-geek ("credevamo di vivere un episodio speciale" dice a un certo punto Mr. Glass "invece era una origin-story"); soprattutto, mostra di conoscere bene il centro focale di tutte le storie di supereroi: la ricerca dell' origine dei loro poteri e delle loro debolezze. Così facendo, agisce come un demiurgo che - piaccia o no ai cultori del genere - crea un universo parallelo del tutto inedito, dove vale la pena d' inoltrarsi. Se c' è un appunto da muovere al film, è di essere troppo lungo (qualche colpo di forbice avrebbe giovato), anche in relazione al modesto budget produttivo. Mentre si rivedono volentieri i veterani Bruce Willis e Samuel L. Jackson, James McAvoy compie prodigi di trasformismo passando da un bambino di nove anni al feroce Uomo-Bestia." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 17 gennaio 2019)

"Richiamando in servizio gli eroi dei suoi ultimi film Unbreakable del 2000 e Split , Shyamalan cerca di ritrovare il filo interrotto della suspense ma sembra una auto parodia. (...)Richiude in un ospedale psichiatrico i suoi malvagi, compreso quello ridicolo con le 23 personalità, paradosso che un' illuminata dottoressa imputa a una mancanza di affetto da piccolo (che scoop!). Inizia così un discorso sul complesso da supereroe, lotta fratricida dato che in produzione c' è Disney-Marvel, sfociando poi, dopo una rincorsa all' inverosimiglianza, al finale action non nelle sue corde. Illuso d' esser profeta, il megalomane regista del Sesto senso , già stroncato in patria, ha solo il merito manageriale di riunire i tre volti di McAvoy, Willis, Jackson, dall' aspetto rassegnato." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 gennaio 2019)

Glass come vetro, superficie su cui le immagini si riflettono, intere o in frammenti, rimbalzano, si moltiplicano, si confondono, un puzzle mai uguale. E Glass il nuovo film di M.N. Shyamalan (il cui doppiaggio mette in crisi ogni certezza rispetto alla sala oggi) - che ammicca al soprannome di uno dei protagonisti - è come una di queste lastre lucenti colpita da una pietra che l'ha mandata in mille pezzi, caleidoscopio di sensi e di immaginari di ispirazione cubista che gioca col passato e col futuro ma soprattutto con la dolcezza - oggi quasi insostenibile - di un sogno del cinema. (...) omaggio all'universo dei supereroi - passione che il regista nato a Pondicherey nel 1970 ha sin da bambino (...) Talento celebrato poi messo ai margini -nessuno avrebbe investito più su di lui - e tornato al successo (grazie anche alla complicità del produttore Jason Blum) (...) Shyamalan ci fissa e interroga tra infiniti indizi e false piste, la nostra capacità (ancora) di credere, di immaginare che poi riguarda anche le immagini, quanto si è disposti a mettersi in gioco per credervi, quale è la libertà ancora possibile dall'una e dall'altra parte che rende super i suoi eroi più simili a fantasmi (Sesto senso) in quel parcheggio deserto finale (senza spoiler), nella dilatazione del tempo contro l'ipercinetismo tecnologico, in una assurdità «romantica» che è l' amore per la magia del cinema". (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 17 gennaio 2019)

"L'idea era carina. Prendere due suoi thriller (Unbreakable e Split) e incrociarli in una sorta di finale della trilogia. Così, ecco David Dunn (Bruce Willis) dare la caccia al Kevin Crumb dalle molteplici personalità (McAvoy). L'inizio è promettente, ma, poi, M. Night Shyamalan, alla ricerca del «sesto senso» perduto, naufraga in una trama noiosa, disarticolata, con verbosi dialoghi al limite del pedante. Si salva il tema sul mondo che non può accettare chi potrebbe cambiarlo". (Maurizio Acerbi, 'il Giornale', 17 gennaio 2019)
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