GIOCHI DI POTERE

PATRIOT GAMES

USA - 1992
GIOCHI DI POTERE
Jack Ryan, ex analista della Cia, si reca per una conferenza a Londra con la moglie, Cathy, chirurgo, e la figlioletta Sally. Davanti a Buckingam Palace sventa un attentato contro Lord Holmes, e nello scontro, pur rimanendo ferito, consente l'arresto di Sean Miller, affiliato al braccio più estremista dell'Ira, e ne uccide il fratello. Miller, evaso con l'aiuto del suo capo, Kevin O'Donnell e della terrorista Annette, ottiene di potersi recare negli Stati Uniti per vendicarsi. E mentre Ryan scampa ad un killer con l'aiuto della polizia, Miller provoca un incidente stradale a Cathy e Sally. Quest'ultima, pur con l'asportazione della milza, sopravvive. Rientrato nel suo vecchio ruolo alla Cia, Ryan scopre che l'Ira, rappresentata negli Stati Uniti da Paddy O'Neil, è in effetti scavalcata da questa pericolosa frangia, e identificato, grazie anche all'auto di quest'ultimo, dov'è il campo di addestramento in Libia del commando, assiste alla distruzione dello stesso via satellite. Ma Miller, O'Donnell ed Annette sono già partiti per la villa di Ryan nel Maryland, dove Lord Holmes si reca per consegnargli l'onorificenza conferitagli per il suo gesto eroico. Qui, dopo un conflitto a fuoco, i terroristi vengono eliminati.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Tratto da: BASATO SUL ROMANZO DI TOM CLANCY "ATTENTATO ALLA CORTE D'INGHILTERRA"
  • Produzione: MACE NEVFELD ROBERT G. REHME
  • Distribuzione: UIP - CIC VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1992.

CRITICA

"Harrison Ford, che compie quest'anno cinquant'anni appare inevitabilmente ispessito e appesantito, ma resta in ogni caso la presenza forte e la carta migliore del film."(Lietta Tornabuoni, La Stampa)

"Spettacolare e avvincente poliziesco fantapolitico, che il regista australiano Philip Noyce ha tratto da un bestseller di Tom Clancy, pagando un salatissimo pedaggio all'elettronica per coprire le carenze di un copione fin troppo prevedibile. Molte le sequenze cosiddette mozzafiato, qualche gratuito eccesso di violenza e un Harrison Ford tutto casa, famiglia e patria, che alla fine della tenzone si conquista l'affetto di moglie e pubblico". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 11 novembre 2001)
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