Genova

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Genova
Joe, rimasto solo dopo la morte della moglie in un incidente d'auto, si trasferisce in Italia, a Genova, insieme alle figlie Kelly e Mary. Il soggiorno si rivelerà piuttosto movimentato perché, mentre alla figlia più piccola appare spesso il fantasma della madre, la primogenita è arrivata all'età della scoperta della sessualità.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SONY HDW-F750, SONY HVR-V1E, 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: REVOLUTION FILMS, FILM4, UK FILM COUNCIL, ARAMID ENTERTAINMENT FUND, HANWAY FILMS
  • Distribuzione: OFFICINE UBU (2009)
  • Data uscita 16 Ottobre 2009

TRAILER

RECENSIONE

E' raro al cinema provare più fastidio che per un automobilista che non guarda la strada. Fatto sta che il professor Joe (Colin Firth) rimane vedovo e accetta un insegnamento a Genova, offerto dalla vecchia amica Barbara (Catherine Keener): nel capoluogo ligure, la figlia 16enne Kelly (Willa Holland, stupenda) imparerà l'amore, mentre la minore Marey (Perla Haney-Jardine) si perderà, anche letteralmente, seguendo le visioni della madre morta (Hope Davis, irritante). Se il cast è ben diretto e uniformemente all'altezza, Winterbottom si conferma regista eclettico e talentuoso, maestro del digitale (il direttore della fotografia Marcel Zyskind ci regala fascinose viste in "camera-scooter") e artefice di un nuovo docu-drama. Ma, pur importanti, i pregi di Genova, realizzato con troupe al 50% locale, si fermano qui: l'amaro in bocca non è tanto per l'infelicità formato famiglia, ma per la dabbenaggine con cui è procurata. Perché il professor "non si sa di che" Colin non fa vedere da uno bravo la piccola Marey? Semplice, perché il film finirebbe ancor prima di iniziare. Morale: seguendo con stile e sapienza un ricetta sbagliata, non viene fuori una bella torta. E nemmeno il pandolce genovese
Federico Pontiggia

NOTE

- PREMIO DELLA GIURIA AL TALLIN BLACK NIGHTS FILM FESTIVAL 2008.

CRITICA

"Winterbottom si riappropria, e riaggiorna, il tema della perdita e dello smarrimento, come nel suo 'Wonderland' e costruisce con ostinazione un film fatto di affetti, di linee sottili e sensibili dell'anima. La macchina da presa si trasforma in un oggetto furtivo, contuntende, frammentario, schizzandosi perfino di acqua nelle sequenze dei bagni in mare. E lo sguardo su Genova, tra muratori, vecchietti e musulmani in preghiera è sereno, curioso, mai prefabbricato." (Davide Turrini, 'Liberazione', 16 ottobre 2009)

"Lo sguardo con cui il regista segue il suo romanzo di formazione corale è giusto: come lo è l'ambientazione a Genova, bellissima e un po' minacciosa nel segreto di vie e vicoli. L'epilogo, però, delude le aspettative legittimate dalla prima parte." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 ottobre 2009)

"Il risultato è originale (del tutto privo di quel dejà vu che rende noiosa tanta parte del cinema contemporaneo), molto raffinato e interessante: tanto a Genova quanto le diverse reazioni alla sofferenza sono raccontate con notevole maestria registica nella novità dello stile e della storia." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 16 ottobre 2009)

"Completo di suggestioni melò, il film resta un dizionario di occasioni per frignare; una partita di cinema quasi mancata."(Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 ottobre 2009)
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