Fuori controllo

Edge of Darkness

USA - 2009
Alla morte della figlia Emma, il detective Thomas Craven mette in campo tutte le sue forze per riuscire ad inchiodare l'omicida della ragazza. Si troverà così coinvolto in una spirale di corruzione e spionaggio.

CAST

NOTE

- RAY WINSTONE HA SOSTITUITO ROBERT DE NIRO CHE, DOPO POCHI GIORNI DI RIPRESE, HA LASCIATO IL SET A CAUSA DI "DIVERGENZE CREATIVE".

CRITICA

"Dopo otto anni di assenza passati in un attimo, Mel Gibson torna attivo e furioso in un thriller fintamente politico (...). Si dipana un orrendo panorama di connivenze, doppi giochi, traffico di armi, collusioni e corruzioni: questa America ci conforta, non siamo soli. Il film è quasi un 007 (dirige Martin Campbell) con un cattivone manager, colpi di scena in ordine sparso, ritmo. Mel si ricicla progressista: dire che commuove sarebbe bugia, si spende solo adrenalina." (Maurizio Porro, 'Corriere della sera', 19 marzo 2010)

"Niente di nuovo anche sul versante dell'azione con Mel Gibson poliziotto nel thriller politico 'Fuori controllo' di Martin Campbell, che ha basato il film su una serie tv inglese da lui diretta e andata in onda nel 1985. (...) Il fatto è che tutto è abbastanza chiaro sin dall'inizio, quindi poi non resta che subire tutta la brutalità del protagonista." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 19 marzo 2010)

"Il potere federale negli Stati Uniti erode quello dei singoli Stati da un secolo e mezzo. E' solo in questa prospettiva che lo spettatore italiano può capire il contesto di 'Fuori controllo' (in originale, 'Edge of Darkness', margine oscuro) di Martin Campbell, dove un odierno poliziotto (Mel Gibson) del Massachusetts, non vede come colleghi, tanto meno come amici, i poliziotti federali (Fbi). Anzi, il nemico principale della legalità e della legittimità sono loro; loro e i contractors dei servizi segreti privati delle grandi aziende. Che lo denunci Mel Gibson in un film di cui è protagonista e ispiratore (senza di lui chi avrebbe portato sul grande schermo una vecchia serie tv della Bbc?), e non Sean Penn o George Clooney, la dice lunga sulla vastità e la profondità del disagio davanti a quella che il senatore Fullbright, ai tempi della guerra americana in Indocina, chiamava 'l'arroganza del potere'. E conferma quando una 'governance' autoproclamata si sia sovrapposta al governo eletto. Altre qualità, più estetiche che politiche, di 'Fuori controllo' sono assenza di maturi innamoramenti, di liceali in calore, di bandiere al vento, di un finale che capovolga ciò che s'è visto prima (come in 'Shutter Island'), di un ritmo frenetico fino all'incomprensibile. Difetti ci sono, magari aggiunti nella versione italiana, dove il ricorrente termine 'classified' è tradotto con top secret, che corrisponde solo al grado più alto di ciò che è 'classified'. Mel Gibson ha il coraggio di non celare la sua età e la sua statura (spesso lo si vede sovrastato da altri attori) e la desolazione in cui sopravvive il suo personaggio. E talmente insignificante il suo poliziotto in cerca di vendetta per la figlia assassinata che il maturo sicario britannico che deve ucciderlo ne ha pena." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 marzo 2010)

"Piacerà a chi da almeno otto anni (dai tempi di 'Signs') invocava un ritorno di Mel Gibson alla recitazione, dopo i fasti registici de 'La passione di Cristo' e 'Apocalypto'. Gibson non delude. In realtà non ha mai deluso. Quando ha qualche dubbio sulla direzione da prendere, lui pesca nei suoi amarcord cinetelevisivi. Dopo aver rifatto 'Maverick', 'Ransom', 'Senza un attimo di tregua', lui s'è ricordato di uno dei serial più belli degli anni '80, l'inglese 'Edge of Darkness'. Scelto il soggetto, Mel l'ha fatto manipolare dai migliori professionisti sul mercato: il regista Martin Campbell e lo sceneggiatore William Monahan. Campbell nell'azione si muove come pochi al giorno d'oggi ('Goldeneye', 'La maschera di Zorro'). Monahan ha scritto 'Departed' di Scorsese e sa come dipanare le trame complesse senza perdere il ifio. Con Campbell, Gibson punisce i cattivi come Dio comanda. Con Monahan, riesce a inserire tra le pieghe dell''action movie' interrogativi non banali sull'angoscia degli odierni uomini di buona volontà. Il vecchio 'Edge of Darkness' era imperniato sulla paura del nucleare che attanagliava non solo gli inglesi negli anni '80. Oggi la psicosi del 'no nuke' è passata. E' subentrata un'angoscia più sottile, quella per le guerre che nascono da situazioni fuori controllo. Che fare dunque? Esattamente quel che fa Gibson. Il proprio 'job' costi quello che costi." (Giorgio Carbone, 'Libero', 19 marzo 2010)

"A otto anni da quando picchiava gli alieni in 'Signs', Mel Gibson torna protagonista in 'Fuori controllo' nel ruolo di un poliziotto americano cui uccidono la figlia sul portico di casa. Vendetta, tremenda vendetta per Mel come già in 'Payback' anche se questo giustiziere del giorno (il distintivo gli proibisce un revanscismo spinto) troverà dietro la tragedia privata una cospirazione politica che riguarda ciniche corporation, radiazioni assassine e attivismo politico. Tratto da una miniserie inglese di culto del 1985 che, come il recente 'State of Play' e il futuro 'Red Riding' (lo dirigerà Ridley Scott), pone il singolo individuo contro governi corrotti e servizi segreti deviati. Ai britannici piace così. Il traghettamento da tv a cinema e da UK a Usa lascia meno tempo per il racconto (317 minuti contro appena 117'), snellisce le psicologie, stermina personaggi e aumenta l'azione. Il regista è lo stesso della serie tv: l'eclettico Campbell che ha fatto rivivere due volte James Bond con 'Goldeneye' e 'Casino Royale'. Nonostante produzione e cast chic (Danny Huston maestro di crudeltà e Ray Winstone spia inaspettatamente pia), 'Fuori controllo' è fin troppo controllato e scontato. Redivivo ma mai vivo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 19 marzo 2010)

"Era da parecchio che Mel Gibson, impegnato a dar prova del suo talento di regista, non si cimentava come attore e ritrovarlo sullo schermo in 'Fuori controllo' è davvero un piacere. Anche se sul suo fisico, fra rughe e chili di troppo, si sono abbattuti i segni degli anni, il divo mostra di saper accettare il passaggio dell'età e si cala con naturalezza nei panni di un maturo poliziotto, padre di una bella ragazza, che magari in uno degli episodi di 'Lethal Weapon' avrebbe sedotto. (...) Però andando avanti il film, ispirato a una serie tv Bbc del 1985, si pasticcia: la sceneggiatura non riesce a condensare in modo convincente sull'arco di due ore le sei puntate originarie e poco risolve che la regia sia affidata a un professionista dell'azione come Martin Campbell." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 19 marzo 2010)
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