FUGA DA LOS ANGELES

ESCAPE FROM LOS ANGELES

USA - 1996
FUGA DA LOS ANGELES
Dopo 15 anni da "1997: fuga da New York", il re del fantastique social-politico ci riprova. Jena Plissken è ancora Kurt Russell ("Stargate"). In questo sequel aggiornato al 2013 deve recuperare un congegno superdistruttivo fra le rovine della megalopoli. Azione, humor e tinte post-atomiche.
  • Altri titoli:
    JOHN CARPENTER'S ESCAPE FROM L.A.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE
  • Produzione: PARAMOUNT PICTURES - RYSHER ENTERTAINMENT - HILL/RUSSELL
  • Distribuzione: UIP - CIC VIDEO - DVD PARAMOUNT
  • Riedizione NO

NOTE

REVISIONE MINISTERO DICEMBRE 1996

CRITICA

"Qualche graffio qua e là, l'apparizione di Valeria Golino musulmana, l'ondivaga e frastornante colonna sonora tentano di riempire un film vuoto e ripetitivo. Con esibizioni di deltaplano, ma assoluta immobilità inventiva, nonostante l'apparente confusione e pochi minuti che dividono dal collasso del disperato Jena, che deve introdursi a Sodoma, dove si fuma, si fa sesso, si mangia carne, ed eliminare Utopia. Affascinato dalle tenebre, Carpenter, di cui non si disconoscono i meriti di culto, si adagia in un remake dal polemico finale in cui Jena uccide la tecnologia, il Male. Potere che corrompe, mania religiosa, revival del fascismo: a Jena non importa di niente, gli basta vivere 60 secondi in più e schiacciare un bottone: non per morale, per voglia d'azione". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 gennaio 1997).
"Non una seconda puntata fuori tempo massimo, ma una sfida lanciata al mondo di oggi, che Carpenter visibilmente detesta, alla dittatura del politically correct e naturalmente al cinema, sempre più asettico e privo di anima. Dimenticate l'impatto e la forza mitologica del primo film. Qui siamo su un altro terreno, al limite dell'invettiva camuffata da (auto)parodia, della resa dei conti. Personale e collettiva". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 gennaio 1997).
"Nonostante il moltiplicarsi degli effetti speciali e dei trucchi al computer, 'Fuga da Los Angeles' fa rimpiangere l'asciutta ironia dell'originale, quel cocktail di noir degradato e fantascienza metropolitana che piacque tanto al pubblico e alla critica. Trasportando la vicenda nella città simbolo della West Coast, Carpenter accentua il tono beffardo, come attesta l'episodio ambientato in una clinica di chirurgia estetica: dove chirurghi e infermiere gonfi di silicone e dai connotati mostruosamente ritoccati continuano a infierire sui corpi dei malcapitati. Ma è un po' tutto il culto della politically correctness a essere preso di mira dagli autori del film, con un evidente riferimento alle 'proibizioni' in voga nell'America attuale. Non a caso, Jena, prima di spegnere il pianeta invocando un nuovo 'regno della razza umana', aspirerà voluttuosamente una boccata di sigaretta, di una marca molto speciale: 'American Spirit'..." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 11 gennaio 1997).

"Fantasmagorico, fragoroso, pur se poco originale e alquanto barboso fumettone futuribile (ma il 2013 non è troppo vicino?) del redivivo genio a corrente alternata John Carpenter, che riaggiorna, peggiorandolo, il suo stesso 1997 ‘Fuga da New York’. Il finale, assurdamente ecologista, fa a pugni con l’overdose di effetti speciali digitali". (Massimo Bertarelli, ‘Il Giornale’, 29 dicembre 2001)
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