Free State of Jones

USA - 2016
3/5
Free State of Jones
L'incredibile storia vera di Newt Knight, il contadino del Sud degli States che durante la Guerra Civile Americana si ribellò all'esercito confederato. Con l'aiuto un gruppo di agricoltori e di schiavi, Knight guidò una rivolta che portò la Contea di Jones a separarsi dagli Stati della Confederazione. Dalle sue nozze con l'ex schiava Rachel nascerà la prima comunità di razza mista del dopoguerra.
  • Durata: 139'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Produzione: GARY ROSS, JON KILIK, SCOTT STUBER, JON KILIK PER LARGER THAN LIFE PRODUCTIONS, ROUTE ONE FILMS, VENDIAN ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 1 Dicembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
1863, Guerra Civile Americana. Contadino del Mississippi arruolato nel corpo ambulanze dell’esercito confederato, Newton Knight abbandona il terreno degli scontri. E con l’aiuto di un gruppo di piccoli agricoltori e schiavi, dà forma ad un manipolo di persone che nei giorni a venire saprà rivoltarsi contro la Confederazione, fino a formare lo “Stato libero di Jones” nell’omonima contea, a difesa dei diritti civili dei bianchi poveri e degli afroamericani. E dall’unione tra Knight e l’ex schiava Rachel nascerà la prima comunità di razza mista del dopoguerra.

La storia di Newton Knight ritorna sul grande schermo (nel 1948 George Marshall la romanzò, e parecchio, in La quercia dei giganti) grazie a Gary Ross. Il quale, dopo anni di studi e ricerche, ha fatto il possibile per rinverdire la leggenda legata ad un uomo “che era 100 anni più avanti rispetto alla sua epoca e che ha combattuto una rivolta in nome dei non abbienti, dei poveri e degli espropriati, spogliandosi di una cultura per farne sua un’altra”.

Poggiato per intero sulla performance di un Matthew McConaughey (ancora una volta) da Oscar, il film si concentra sugli ultimi due anni della guerra di secessione e sull’immediato dopoguerra, mostrando come seppur “teoricamente” liberi, gli (ex) schiavi erano di fatto ancora trattati come tali e sfruttati come mezzadri, senza contare la nascita di organizzazioni quali il Ku Klux Klan. Ma Gary Ross, anche autore della sceneggiatura, inserisce anche frammenti di una storia successiva: quella relativa a Davis Knight, pronipote di Newton e Rachel (quindi considerato “nero per un ottavo”…), che sul finire degli anni ’40 del secolo scorso venne accusato di aver violato la legge del Mississippi sui matrimoni misti.

Ed è questo il senso ultimo di un’operazione (abbastanza monocorde, ma “giusta”) non solo tesa a ricostruire gli eventi sanguinosi che hanno portato gli Stati Uniti a farsi nazione, ma interessata a ricordarci quanto – ancora oggi – ci sia il disperato bisogno di gente comune disposta a ribellarsi in nome della giustizia. Umana, e civile.

NOTE

- PRESENTATO AL 34. TORINO FILM FESTIVAL (2016) NELLA SEZIONE 'FESTA MOBILE'.

CRITICA

"(...) un western che nasconde nel doppio fondo una parabola quasi brechtiana (...). Ispirato da fonti e racconti (...) il film non è solo una ricostruzione storica che sembra la nostra Resistenza ma promuove (come Lincoln) il dignity pride in un mondo che divide invece di unire, quantifica l'onore con gli schiavi e non permette matrimoni misti, tanto che nel racconto rimbalza un processo razziale anni 50 senza happy end (...). Gary Ross (...) dirige con l'impeto della lotta anti segregazionista e il gusto dell'avventura sociale alla Faulkner che s'addice al secondo tempo della carriera del bravo eroe McConaughey (...)." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 dicembre 2016)

"Epic basato su un episodio autentico del tipo che non compare nei libri di storia, messo in scena come un Robin Hood delle paludi (cui dà volto un Matthew McConaughey grondante di carisma) , ma senza l'allegria della banda di Sherwood. L'importanza del soggetto è superiore al suo trattamento drammaturgico, alquanto schematico e manicheo. Però non capita spesso di vedere un film che è anche una lezione di storia: alla faccia di Rossella O'Hara e dei suoi romantici cavalieri del Sud, la guerra è una partita d' affari combattuta sulla pelle dei poveracci. E il protagonista ha già capito che la questione razziale è questione di lotta di classe." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 1 dicembre 2016)

"Se ne esce scossi e in parte perplessi per la quantità esorbitante di informazioni e emozioni compresse in un film che offriva spunti per una miniserie (ma chi la produrrebbe mai?). Occorrevano scelte più radicali, di racconto e di stile. Ma è difficile contenersi quando si scende su un terreno che gli altri disertano. La storia 'afro' degli Usa è ancora quasi tutta da scrivere. Qualcuno deve cominciare. Anche dal punto di vista di un bianco come Knight, perché no?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 dicembre 2016)

"Sintetizzando, di 'Free State of Jones' si potrebbe dire che è una buona occasione mancata. Scritto e diretto da Gary Ross sulla base di varie fonti, fra cui l'omonimo libro di Victoria E. Bynum (Piemme), il film si inserisce nell'operazione di rilettura della storia nazionale in atto nel cinema americano dopo l'elezione del primo presidente nero Barack Obama (vedi 'Lincoln', '12 anni schiavo', 'Selma'...), recuperandone uno dei capitoli meno noti. Siamo adusi a pensare alla Guerra civile Usa come a un conflitto fra Stati del Nord e Stati del Sud, mentre il fronte dei Confederati non era così compatto: esisteva una frangia unionista, e Newt Knight, il protagonista del film, ne fu rappresentativo esponente. (...) Di questo discusso personaggio - da alcuni considerato un pericoloso capopopolo, da altri un eroico proto-attivista dei diritti civili - il film offre la versione positiva; e Matthew McConaughey lo incarna con incisività a tratti gigionesca come un Robin Hood del Mississippi, pronto a proteggere donne ed emarginati, e implacabile contro il nemico. Tuttavia, per quanto tocchi quasi tutti i temi salienti - inclusi le delusioni della Ricostruzione e la nascita del Ku Klux Klan - la sceneggiatura indugia troppo sui risvolti romantico-avventurosi della vicenda, scadendo a tratti nel polpettone, laddove la vicenda avrebbe richiesto un raffinato spessore drammaturgico. Finalmente il cinema offre un'immagine del Sud diversa da quella della «Lost Cause» mitizzata da 'Via col vento', ma non riesce a essere né abbastanza affascinante né abbastanza autorevole." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 dicembre 2016)

"Un nuovo tassello, non eccellente, ma interessante, tra gli inesauribili episodi del filone 'guerra civile americana' (...) McConaughey intrepido convincente (...). Più coinvolgente la seconda parte con la prima legge contro lo schiavismo e la prima votazione degli afroamericani." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 1 dicembre 2016)

"Ross non è un autore d'inventiva formale o curiosità politica e, alle prese con questa fetta di storia Usa, le sue condivisibili, provatissime, credenziali «di sinistra» si rivelano più un danno che altro - il suo film affoga infatti una vicenda interessante e poco conosciuta, in un interminabile polpettone dal punto di vista convenzionalmente precotto, noioso e claustrofobicamente buonista. Lasciato ai suoi peggiori istinti «method», ma senza il beneficio di una sceneggiatura come quella di 'True Detective' e di un regista di polso come Cary Fukunaga, Matthew McConaughey è Knight - barba scura, il volto segnato, l'occhio spiritato - una figura che, nella sua foga quasi biblica, a tratti sfiora il ridicolo." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 1 dicembre 2016)

"È da un po' che il cinema americano ha deciso di affrontare in lungo e in largo la questione, leggi segregazione, razziale (...). Onore al merito, ma un film ha delle ragioni che la ragion civile non conosce: deve convincere soprattutto esteticamente, narrativamente, e questo 'Free State of Jones' non lo fa. La seconda storia (...) è posticcia, la regia didascalica e dopo 'True Detective' McConaughey è tutto un emaciato e spiritato rotear di occhi." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 dicembre 2016)

"Piacerà agli appassionati di storia d'America che felicemente s'imbatteranno in un episodio tanto bello a raccontarsi quanto sconosciuto. L'impianto è quello di una storia alla Robin Hood, ma è questo il motore emotivo del film: raccontare che i Robin sono esistiti veramente (anche se, lodevolmente, Matthew McConaughey si tiene ben lontano dall'eroe da fumetto)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 dicembre 2016)

"Due ore abbondanti sono un pedaggio esagerato, ma non ci si annoia. (...) meglio le spettacolari battaglie delle troppe chiacchiere sui diritti civili." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 dicembre 2016)
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