Fratelli unici

ITALIA - 2014
Pietro è il fratello di Francesco e per colpa di un incidente se lo è dimenticato, Francesco è il fratello di Pietro e per colpa dell'incidente è costretto a ricordarsene. Un uomo affermato che non sa più come si ama, un eterno ragazzino che non ha mai amato. Hanno passato tutta la vita a desiderare di essere figli unici e ora sono obbligati a riscoprirsi fratelli. E forse a scoprire l'amore...

CAST

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON MORATO S.P.A., AMER S.P.A.

CRITICA

"La nuova commedia di Federici, 'Fratelli unici', ha tanti «vabbè» nei dialoghi per mostrare che siamo moderni in tre atti divisi tra comico, mélo e sentimentale. (...) Un film da pilota automatico, sceneggiatura priva di spirito (colpa anche di Luca Miniero), la morale è un bignè di retorica con spot di aziende pubbliche e stilisti sotto casa. Gli attori si agitano per contratto (Crescentini e Leone il sesso debole), Raoul Bova ha volto ed espressione neo natale fissa." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 ottobre 2014)

"Un film come 'Fratelli Unici' mette in evidenza tutte le potenzialità, ma anche i tanti limiti, della commedia leggera all' italiana. Non si pretende di arrivare ai livelli dei cugini francesi, maestri in questo genere, ma di sforzarsi ad imbastire sceneggiature un po' più fantasiose e meno banali, questo sì. L'idea alla base della pellicola è quella, non nuova, della seconda occasione. Lo si fa con una strada già battuta da altri (l'incidente che toglie la memoria, resettandoti il comportamento) che, comunque, potrebbe offrire spunti divertenti. Purtroppo, solo sulla carta, anche se si sorride in più di una occasione. Interessante l'esperimento di mettere, nel cast, due «maschi Alfa» come Argentero e Bova, penalizzati, però, da una eccessiva caratterizzazione dei loro personaggi. (...) il povero Bova è costretto, per copione, a regredire negli atteggiamenti; in maniera fin troppo esagerata e demenziale, non certo da bambino in età d'asilo. Tutti scoprono un nuovo Pietro, ma cosa accadrà quando la memoria tornerà indietro? La morale? Non si può dimenticare chi si è amato veramente. Un po' come quella commedia all'italiana con cui, un tempo, dettavamo le regole nel mondo e che ora abbiamo ridotto a banale messinscena." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 2 ottobre 2014)

"(...) una commedia sulla seconde chances nella vita, prodotta dalla Lux Vide di Luca e Matilde Bernbei, qui alla seconda prova cinematografica dopo 'Bianca come il latte, rossa come il sangue'. Per Federici, invece, si tratta della terza prova dopo 'Lezioni di cioccolato 2' e 'Stai lontana da me'. (...) La pellicola vanta la sceneggiatura di Luca Miniero (il regista di successi quali 'Benvenuti al Sud' e 'Benvenuti al Nord') e Elena Bucaccio. (...) Un evento (...) apparentemente drammatico darà il via a una rinascita per tutti i personaggi, pronti ricominciare da capo proprio a partire da una necessaria rieducazione sentimentale e dalla famiglia, che resta l'imprescindibile cuore pulsante della vita di tutti noi. Le opportunità narrative che offre la smemoratezza sono infinite, il cinema lo sa bene, e il film ha la possibilità di riflettere su alcuni dei grandi temi che, oggi più che mai, ci riguardano da vicino." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 7 ottobre 2014)

"Di fratelli (e sorelle) il cinema abbonda. Ricordiamo, per tutti, «E' arrivato mio fratello» di Castellano & Pipolo, con Renato Pozzetto (1985), perché ha qualcosa da spartire con questo «Fratelli unici», l'incontro tra due fratelli diversissimi e incompatibili fra loro che finiranno con il comprendersi e trovare quell'affetto che non c'era mai stato. In questo «Fratelli unici», opera seconda di Alessio Maria Federici dopo «Lezioni di cioccolato 2» (2011), la storia, o storiella, non è quindi originale. In più c'è la perdita di memoria, non solo di uno dei due fratelli, Pietro, ma anche degli sceneggiatori (che non ricordano, o fingono di non ricordare, precedenti simili come, per esempio, «L'uomo senza passato» di Kaurismaki). (...) commedia, che va evolvendosi via via in un modo del tutto prevedibile. (...) Tema interessante, che va concludendosi tra i fuochi d'artificio, ma anche difficile, che avrebbero sicuramente svolto meglio taluni registi dell'epoca d'oro di Hollywood, come Frank Capra («È arrivata la felicità») e George Cukor («La costola di Adamo»). Federici, al suo secondo film, non possiede ancora questo polso registico né ha a che fare con interpreti adeguati. Raoul Bova, deus ex machina dell'intreccio, è un bel giovanotto televisivo, inappuntabilmente sbarbato, che raramente riesce a segnare il passaggio da uno stato mentale all'altro, restando sempre uguale a se stesso. Luca Argentero recita la sua parte «normale» soprattutto agitandosi. I ruoli femminili, bellamente capitanati da Carolina Crescentini, sono un indistinguibile puzzle. Resta la morale, che in questi tempi oscuri non va sottovalutata, ossia: aiutiamo il prossimo a crescere e a pensare. Si vive meglio con una certa dose di candore e spontaneità che intrigati, come in realtà siamo, in una matassa di affanni, rompicapi e problemi. Lo dice anche il Vangelo: «Amiamoci gli uni gli altri». Da un film modesto una morale forte." (Franco Colombo, 'L'Eco di Bergamo', 7 ottobre 2014)
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