Fracchia la belva umana

ITALIA - 1981
Non è proprio fortunato il povero geometra Giandomenico Fracchia. La sera in cui, dopo aver vinto la timidezza, riesce a portare al cinema e a cena la signorina Corvino, segretaria del direttore, che ama in silenzio da sempre, ecco che viene arrestato prima dalla polizia, poi dalla DIGOS, infine dai Carabinieri il motivo è la sua perfetta somiglianza con un famigerato bandito detto "la belva umana". Per evitare altri inconvenienti; gli viene assegnato un lasciapassare, ma, appena torna a casa; Fracchia trova ad attenderlo proprio la "belva umana" in persona. Questi lo minaccia, gli toglie il lasciapassare e circola liberamente; facendo a turno con l'atterrito e balbettante geometra. Da qui si dipanano gli inevitabili equivoci, che vedono la belva partecipare alla vita di ufficio di Fracchia; e quest'ultimo guidare l'assalto ad una banca. Finché, al momento di andare a far visita in clinica alla petulante madre della "belva", i due si trovano coinvolti nello stesso agguato delle forze dell'ordine, e dopo rincorse e spari vengono uccisi, uno dalla polizia e l'altro dai carabinieri. Si ritrovano insieme in cielo, dove al cospetto di Dio vengono giudicati e, suprema beffa, per il malvagio criminale (che ha ancora in tasca il lasciapassare) c'è il paradiso, per l'eterna vittima Fracchia (scambiato per la "bestia") c'è l'inferno.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: COMICO
  • Specifiche tecniche: TECHNICOLOR SPA
  • Produzione: BRUNO ALTISSIMI CLAUDIO SARACENI PER LA MAURA INTERNATIONAL FILM E CAPITAL FILM
  • Distribuzione: CINERIZ - GENERAL VIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO

CRITICA

"(...) Il film si impernia sulla filosofia che induce Fracchia il fifone ad ammirare l'umanità di chi lo calpesta, per cui nessuna umiliazione gli sembra eccessiva. Siamo nella farsa più infantile, con le proverbiali capocciate, la trattoria romanesca in cui si insultano i clienti (...) dove è difficile non farsi strappare qualche risata dai disastri provocati e subiti da quel deficienti di Fracchia, al quale Paolo Villaggio presta il suo repertorio di smorfie mentre serba la grinta al suo doppio, allergico al cacao." (G.Grazzini, 'Cinema '81').
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