Forrest Gump

USA - 1994
Seduto sulla panchina ad un bus-stop di Savannah, Forrest Gump ricorda la sua infanzia di bimbo con problemi mentali e fisici. Solo la mamma lo accetta per quello che è, e solo la piccola Jenny Curran lo fa sedere accanto a sé sull'autobus della scuola. Sarà lei a incitarlo, per fuggire a tre compagnetti violenti, a correre, liberando così le gambe dalla protesi. Attraverso trent'anni di storia americana vista con gli occhi della semplicità e dell'innocenza, Forrest diventa un campione universitario di football, mentre è sempre più innamorato di Jenny che però lo considera un fratello. Assiste ai disordini razziali in Alabama ed incontra Kennedy poco prima dell'assassinio. Si arruola quindi nell'esercito, dove fa amicizia con il nero Bubba, un pescatore di gamberi che gli comunica la sua passione. Dopo un fugace incontro con Jenny che canta a Memphis, Gump va a combattere in Vietnam. Qui Bubba muore e lui salva diversi compagni, compreso il suo comandante, Dan Taylor. Tornato in patria, apprende l'arte del ping-pong, viene decorato da Johnson ed incontra ad una manifestazione pacifista Jenny che sparisce di nuovo. Scopertosi campione di ping-pong, partecipa alla storica tournée in Cina, e incontra Nixon poco prima del Watergate. Comprato una barca, si dà alla pesca di gamberi con Taylor, e fa fortuna. Dopo la morte della madre, ormai miliardario, viene raggiunto da Jenny, che rifiuta di sposarlo ma ha un rapporto sessuale con lui per sparire di nuovo. Disperato Forrest corre a piedi per l'America per tre anni, raccogliendo anche seguaci. Poi Jenny lo chiama da Savannah, dove lo informa di avere un figlio, Forrest junior. Tornati in Alabama, i due si sposano, ma Jenny, malata di AIDS muore assistita amorosamente dal marito, che si dedicherà al figlio.

CAST

NOTE

- 6 PREMI OSCAR 1994: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MONTAGGIO, MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI.

- IL FILM E' UN VERO PRODIGIO DI EFFETTI SPECIALI. GLI INCONTRI DI GUMP CON JFK, PER ESEMPIO, SONO STATI OTTENUTI INCASTRANDO VECCHI E NUOVI FILMATI. LA TROUPE, GUIDATA DA DON BURGESS, HA DOVUTO GIRARE LE SEQUENZE AGGIUNTIVE CON LE STESSE LUCI, LO STESSO TIPO DI PELLICOLA E LE MEDESIME SBAVATURE TECNICHE PRESENTI NEL MATERIALE D'ARCHIVIO.

CRITICA

"Se il film ha tanto successo, è per la vitalità del panorama geopolitico che fa svolgere alle spalle del protagonista sull'arco di un trentennio, che in chiave assolutoria va dal rock'n'roll al boom della controcultura, dal Vietnam alla caduta di Nixon e oltre: una successione di quadri vibranti e pittoreschi, dove risultano aspre e non convenzionali le scene della guerra; e poetico l'abbraccio di Forrest e Jenny nella 'Reflecting Pool' di Washington in mezzo alla dimostrazione pacifista. Ma quella che va inclusa da subito nella mitografia yankee è l'immagine della lunghissima corsa simbolica di Forrest da un oceano all'altro e ritorno: il piccolo poema celebra la rifondazione del perenne mito americano di una Frontiera, vecchia o nuova, che sta sempre davanti, in qualsiasi direzione l'individuo decida di procedere. Verso l'Oregon come ammoniva Thoreau o verso l'Europa come fece Henry James." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 21 Ottobre 1994)

"Un apologo con morale, se vogliamo (la bontà vince tutto), ma anche una storia umana ora perfino patetica spesso decisamente esilarante che Robert Zemeckis, dopo i successi dei tre 'Ritorno al futuro' ha avuto forse, il torto di scandire in modo troppo prolisso, vietandosi ritmi svelti e cifre narrative essenziali, ma che gli è indubbiamente servita per rappresentarci la società americana di questi ultimi sei lustri con l'intenzione scoperta di rifarsi per un verso alle ironie a freddo del 'Candide' di Voltaire e per un altro alle saggezze quiete di 'Oltre il giardino' con Peter Sellers. (...) Sostiene tutti questi effetti con una maestria che sempre più lo afferma tra gli attori migliori di Hollywood, un Tom Hanks impegnato in una recitazione sempre sotto tono, l'occhio spento, la mimica sapientemente immobile: con studiatissime misure. Purtroppo è doppiato in modo totalmente improprio, non solo perché necessariamente privato di quell'accento del Sud che ne accentuava le goffaggini, ma perché molte battute serio-facete e molti passaggi attoniti sono stati riprodotti come nei doppiaggi dei film comici di cinquant'anni fa: fino a ricordarci, addirittura la voce italiana di Stan Laurel." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 21 Ottobre 1994)

"Allegoria americana, il film tratto da un romanzo scritto nel 1986 dal giornalista Winston Groom ha infatti già suscitato giudizi contraddittori e interpretazioni senza fine: è divertente, è tragico; è una critica radicale a società e istituzioni che consentono la prevalenza del cretino; esalta, in un'epoca di cinismo dominante, l'inalterabile capacità di sperare; rispecchia un presente nel quale intelligenza e spirito critico sono meno apprezzati della fiducia in se stessi e della buona coscienza sociale; loda la bontà generosa, l'energia fattiva, la fedeltà leale alle promesse; irride ogni idealismo degli Anni Sessanta; è oltraggiosamente conservatore, è sottilmente progressista." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 ottobre 1994)
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