FIORILE

ITALIA, FRANCIA, GERMANIA - 1992
FIORILE
Sull'autostrada corre una macchina: un bambino e una bambina arrivano in Toscana da Parigi con i genitori per conoscere il nonno, che vive solo in una casa sulla collina. Si chiamano Benedetti, ma durante una sosta del viaggio, i bambini scoprono che la gente li chiama Maledetti ..."Tutta colpa di una vecchia leggenda - è costretto a spiegare loro il padre - ... la leggenda dell'oro ... Tutto cominciò due secoli fa, quando l'armata di Napoleone scese in Italia e giunse in Toscana ..." La cassa del reggimento è affidata ad un tenente, giovane, bello e pieno di ideali, Jean: il suo destino, proprio su queste colline, si incontra e si intreccia tragicamente con quello della famiglia Benedetti. Una famiglia povera di contadini che conta due figli, Elisabetta e Corrado. Elisabetta e Jean si conoscono e si amano: "Fiorile" la chiama lui, dal nome rivoluzionario del mese di Maggio che li ha fatti incontrare. Corrado, all'insaputa della sorella, ruba la cassa delle monete d'oro. La legge di guerra è ferrea: all'alba Jean viene fucilato. Elisabetta disperata giura che non avrà pace finché non avrà fatto vendetta su chi ha causato la morte di Jean. "... Elisabetta non riuscì a compiere la sua vendetta: morì dando alla luce il figlio di Jean" - continua a raccontare il padre ai due bambini - " Ma fu dopo cento anni, come dice la leggenda, che una sua discendente compì la vendetta per lei. Si chiamava Elisa". Una splendida villa medicea è ora la prestigiosa dimora dei Benedetti, divenuti ormai i ricchi signori della zona. Stanotte - siamo agli inizi del Novecento - la villa è tutta illuminata: si dà un grande pranzo allestito alla maniera dei Medici. L'evento farà parlare di Alessandro, volitivo e ambizioso, cui non basta più possedere: vuole anche governare, essere eletto deputato del Regno. Al suo fianco sono Renzo, il fratello minore, fragile e puerile, e Elisa appunto, straordinariamente somigliante a Elisabetta: il suo destino si rivela analogo a quello della sua antenata. I due fratelli le impediscono in segreto di vivere la sua storia d'amore con Elio, un giovane del luogo, troppo semplice per i progetti ambiziosi di Alessandro.
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: GRAZIA VOLPI PER LE FILMTRE, GIERRE FILM (ROMA),, FLORIDA MOVIES, LA SEPT CINEMA (PARIS) - ROXY FILM, K.S. FILM
  • Distribuzione: PENTA (1993) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

NOTE

COSTUMI: LINA NERLI TAVIANI.
QUESTO FILM E' DEDICATO A 'GIULIANI', NOME DI BATTAGLIA DEL PRODUTTORE GAETANO 'GIULIANI' DE NEGRI MORTO IL 18 MAGGIO 1992.
DAVID DI DONATELLO 1993 PER MIGLIORE SCENOGRAFIA.

CRITICA

Bellissima riuscita nello stile più compiutamente espresso di Paolo e Vittorio Taviani, "Fiorile" ha pure il merito di rivelare Galatea Ranzi, un'attrice teatrale nuova per il cinema, davvero molto interessante e brava. (Lietta Tornabuoni, La Stampa, )

Film visionario invece che realistico, film di magie senza alcun tocco di effetti speciali, "Fiorile" lascia dilagare di sequenza in sequenza una passione per la concretezza che si rovescia nel proprio opposto. Dire, fino a passare il segno, poichè, in modo palese, la storia di famiglia evapora e restano purissime linee emotive a far cinema di per sè la delusione d'amore, una raggellata e convulsa ambizione sociale, la paura d'essere se stessi se messi a confronto con il proprio passato, il presagio di una morte ingiusta. (Enzo Siciliano, L'Espresso, 04/04/93)

Sul vetro il the end. Un film imbalsamato dalle sue pretese, che piacerà solo a chi ha già deciso - prima di staccare il biglietto - che gli piaccia. (Valerio Caprara, Il Mattino, 11/04/93)

Il realismo dei Taviani riesce, ancora una volta, e senza mai fratture, a diventare visionario; con il sussidio di una fotografia (di Giuseppe Lanci) in equilibrio tra cronaca e pittura (quei casali, quelle campagne, quei saloni...) E con il contributo di una musica (di Nicola Piovani) intenta molto più a interpretare dall'interno gli stati d'animo più segreti che non a commentare e ad illustrare. (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 17/04/93)
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