Fiore Gemello

ITALIA - 2018
3/5
Fiore Gemello
Basim è un immigrato clandestino proveniente dalla Costa d'Avorio, Anna la figlia di un trafficante di migranti. In fuga attraverso i paesaggi misteriosi e bellissimi della Sardegna, troveranno insieme, nell'amore l'uno per l'altra, la forza per camminare verso il futuro, senza più guardarsi alle spalle.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: GIUSEPPE GALLO, LAURA LUCHETTI PER PICTURE SHOW, IN ASSOCIAZIONE CON DONKADILLO FILMS, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: FANDANGO (2019)
  • Data uscita 6 Giugno 2019

RECENSIONE

di Giulia Lucchini

Quando da uno stesso gambo sbocciano due fiori, si dice che sono fiori gemelli. Anna (Anastasyia Bogach) e Basim (Kalill Kone) lo sono. Entrambi infatti sono legati e accomunati dalla stessa sofferenza che deriva da un passato tormentato ed entrambi scappano: lei da Manfredi, un trafficante di migranti per cui suo padre lavorava, lui dalla Costa d'Avorio desiderando di arrivare in nord Europa. Si trovano in Sardegna dove intraprendono un viaggio attraverso le terre deserte, i boschi e i piccoli villaggi. 


E' questa la storia del secondo lungometraggio della regista Laura Luchetti (dopo Febbre da fieno) che è stata presentata in concorso nella sezione Alice nella città della Festa del Cinema di Roma, già ospitata al recente Toronto Film Festival, progetto che nel 2015 è stata selezionato all'Atelier del Festival di Cannes e al Sundance Screenwriters Lab.



Con stile asciutto e attraverso continui flashback (dopo un evento traumatico Anna non parla più e noi ci orientiamo temporalmente tra presente e passato in base alla presenza o assenza della sua voce nel film) questa pellicola riesce fino alla fine a tenerci con il fiato sospeso e a creare con semplicità quella suspense che tanti film (soprattutto italiani) che vorrebbero essere thriller non riescono invece a suscitare. 


 

C'è da dire che Fiore gemello  è un titolo che ricorda quello di un altro bel film italiano uscito due anni fa: Fiore diretto da Claudio Giovannesi, che vedeva protagonisti due giovani che si innamoravano all'interno del carcere minorile dove erano rinchiusi.


Anche lì si raccontava la storia di due anime gemelle, che nelle difficoltà della vita riuscivano a sostenersi l'un l'altro. Un po' come Anna e Basim. Come Giovannesi, Laura Luchetti sceglie quindi di raccontare gli ultimi senza retorica e si concentra sui più giovani. Ne esce fuori un altro bel film, un altro Fiore quasi gemello.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MIBACT, DELLA REGIONE SARDEGNA, CON IL SUPPORTO DELLA REGIONE LAZIO, FONDAZIONE SARDEGNA FILM COMMISSION.

- PROGETTO SELEZIONATO A CINEFONDATION L'ATELIER DEL FESTIVAL DI CANNES 2015.

- IN CONCORSO ALLA XVI EDIZIONE DI 'ALICE NELLA CITTÀ' (2018), SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA.

CRITICA

"Provincia di Cagliari. Pochi personaggi, la maggior parte defilati. (...) Una storia d'amore tutto sommato misurata in un film dai nobili intenti, dai dialoghi scarni, all'insegna del politicamente (fin troppo) corretto." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 6 giugno 2019)

"(...) seconda regia di Laura Luchetti, si consuma infatti in un interstizio incastonato tra un passato nebuloso e un futuro che è ancora da scrivere, cercando di afferrare il presente con la piena consapevolezza della caducità delle cose. (...) Respira nei paesaggi e nella flagranza dei corpi dei due giovani protagonisti, quasi un'estensione complementare l'uno dell'altra ma anche di quei luoghi da favola nera o da western. (...) Pur restando politicamente inchiodata al reale, la regista abbandona presto la strada del puro naturalismo, andando in una direzione originale che le permette di procedere in maniera astratta, quasi per segni e per tappe, affidandosi ai sensi: la paura, i desideri, l'amore. Con gentilezza e garbo più che con verosimiglianza e coerenza, cercando squarci di poesia persino nei luoghi abbandonati o nel silenzio di chi potrebbe fare domande ma generosamente decide di non chiedere. Quello dipinto da Laura Luchetti è un mondo ostile e spesso malvagio, territorio di conflitti arcaici, dove vige la legge del più forte. Un luogo dove, tuttavia, è ancora possibile incontrare inaspettati e sopravvissuti sprazzi di altruismo e umanità. Un ritratto dell'Italia che siamo certi, nonostante tutto, (r)esista ancora." (Beatrice Fiorentino, 'il Manifesto', 13 giugno 2019)
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