Fiore del deserto

Desert Flower

GERMANIA, AUSTRIA, GRAN BRETAGNA - 2009
2/5
Fiore del deserto
Somalia. La dodicenne Waris vive in una tribù nomade nel deserto ed è destinata ad un matrimonio combinato. Waris però decide di ribellarsi al suo destino, fugge prima a Mogadiscio e poi arriva a Londra dove, clandestina e analfabeta, riesce a mantenersi con lavori di fortuna. Ma Waris è molto bella e grazie all'incontro con il fotografo Terence Donovan la sua vita prende una svolta positiva. Diventa, infatti, una celebre e richiesta top model, che, attraverso varie interviste e un'autobiografia, userà il suo successo per sensibilizzare il mondo su una delle più brutali mutilazioni praticate sulle bambine africane, l'infibulazione, diventando anche ambasciatrice speciale dell'ONU.
  • Altri titoli:
    Wüsten Blume
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: autobiografia "Fiore del deserto" di Waris Dirie (ed. Garzanti)
  • Produzione: DESERT FLOWER FILMPRODUCTION, MAJESTIC FILMPRODUCTION, MTM WEST, DOR FILM, MR. BROWN ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: K2 FILM-AHORA! FILM (2016)
  • Data uscita 14 Aprile 2016

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti
Non è prescritta dal Corano e di questo è a conoscenza mezzo mondo. Eppure la pratica dell'infibulazione rende vittime circa 6mila bambine ogni giorno, secondo i dati raccolti dall'ONU. Anche Waris Dirie, somala, a 3 anni è stata mutilata. Bellezza rarissima e per questo diventata una delle top model più richieste di tutto il pianeta, la vita le ha regalato dolore e successo a livelli estremi. La sua incredibile autobiografia, Desert Flower (Fiore del deserto, significato del suo nome) ha venduto 11 milioni di copie e oggi è diventato un film, omonimo, per mano della regista tedesco americana Sherry Hormann.
Intensa nei panni della Dirie, bimba nomade che da sola fugge dal villaggio a Mogadiscio e poi si ritrova e Londra, è la  modella-attrice etiope Liya Kebede, che condivide l'intensa ricostruzione cinematografica con i britannici Sally Hawkins e Timothy Spall. Della durata di due ore e imbastito secondo la convenzione narrativa che procede tra linearità e flashback, Desert Flower nasce per il suo contenuto straripante e per questo si trattiene nei limiti dell'anti-velleitarismo linguistico, con qualche venatura melodrammatico-musicale di troppo. L'apertura nell'aridità del deserto somalo, i bambini, le capre e la miseria fanno da naturale contrasto con il luccichio delle passerelle e con il regno dell'apparire, nel quale Waris, filiforme emanazione di grazia, emerge per la straordinaria sintesi di potere erotico e sguardo indifeso.
"Il giorno che ha cambiato la mia vita" diventa il cuore del discorso: non è quando il popolare fotografo di moda inglese Terry Donaldson (Spall) la nota, donna delle pulizie in un fast food qualunque, lingua inglese quasi inesistente, paura dell'aria circostante, bensì è "quel momento, da bambina, in cui mia madre mi ha mutilata. Nel deserto. Il sangue, le lacrime, gli urli". Il ricordo mai rimosso da Waris non ha causato odio verso la propria famiglia, ma l'ha portata con intelligenza ad utilizzare il suo successo per denunciare le atrocità di una pratica disumana davanti alle Nazioni Unite: per questo l'ex segretario generale Kofi Annan l'ha nominata ambasciatrice straordinaria dell'ONU.

NOTE

- PRESENTATO ALLA 6. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA, 2009).

CRITICA

"(...) fiaba su una moderna Cenerentola (...) mescola volutamente toni e stili diversi, per restituire la complessità di un percorso umano co-stellato di drammi e gioie, dolore e leggerezza, lacrime e risate. Ed ecco dunque alternarsi, grazie a un continuo avanti e indietro nel tempo, l'asciutto, efficace racconto della dura infanzia di Waris, compresa l'agghiacciante sequenza sulla disumana pratica dell'infibulazione, e quello della sua rinascita sotto i riflettori, sulle passerelle. Le costose scarpe indossate dalla modella possono solo temporaneamente nascondere le cicatrici che segnano i suoi piedi, gli splendidi vestiti che indossa fanno dimenticare solo in par te la sofferenza di un corpo che la violenza ha segnato per sempre. Dal polveroso deserto alle sfilate di Parigi e New York, il film oscilla tra due estremi che non sempre la regista riesce ad accostare con perizia. Nell'economia del racconto avrebbero infatti giovato più momenti dedicati al suo impegno per le donne, o all'approfondimento psicologico di Waris, e meno spazio per servizi fotografici glamour e patinati, pensati per esaltare la filiforme bellezza dell'attrice e modella che interpreta la protagonista, Liya Kebede. (...) Il film però raggiunge il suo obiettivo, quello di accendere i riflettori su un tema così cruciale, e la Fondazione Fiore del deserto creata dalla ex modella continua a salvare ogni anno migliaia di bambine destinate a una inutile sofferenza." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 15 aprile 2016)
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