Fantasmi del mare

ITALIA - 1948
Capo Arena, un vecchio cannoniere, custode di una nave da guerra in disarmo, rivive, come in un sogno, un tragico episodio di guerra. L'8 settembre 1943, la corazzata si trova a Pola, già da tre mesi inefficiente. Per evitare che possa cadere in mano ai tedeschi, il Comando della Marina decide di farla partire. Il comando della nave è affidato ad un capitano di fregata, venuto a Pola per riconciliarsi con un figlio, marinaio a bordo della corazzata. La nave salpa da Pola, ma durante la navigazione, data la mancanza d'istruzioni si presenta il dilemma: continuare la navigazione o autoaffondarsi. Il comandante decide di continuare la navigazione; ma parte dell'equipaggio, sotto la guida di suo figlio, si ribella e ferma la corazzata. Segue un colloquio tra padre e figlio, e il comandante riesce a convincere il figlio della necessità di fare ogni sforzo per cercare di salvare la nave. Intanto però la nave viene attaccata e il comandante è ferito mortalmente: un siluro provoca l'allagamento di un locale dove stanno ai loro posti sette uomini, tra i quali il figlio del comandante. Per salvare la nave, Capo Arena, chiude il portello stagno, togliendo ai sette ogni possibilità di scampo.

CAST

NOTE

- DURANTE LA LAVORAZIONE IL FILM AVEVA IL TITOLO "ROTTA SUD".

CRITICA

"[...] Rimasto fedele alla 'sua' arma e allo spirito di corpo, De Robertis ha preferito difendere la coscienza e il 'senso del dovere' dei nostri marinai nell'immediato armistizio, narrando l'episodio di una unità che l'8 settembre lascia le acque di Pola per il Sud. Nel film e in particolar modo nella sequenza della rivolta, De Robertis ha inoltre cercato di sottolineare la diversità di vedute esistenti tra giovani e anziani, nei quali egli stesso si identifica. Due generazioni dagli interessi diversi, ma che si trovano unite, comunque, nel pericolo [...]. L'assunto è nobile senza dubbio [...] ma una paura di analisi delle vere responsabilità ha fatto chiudere gli occhi di fronte al vero dramma di questi uomini [...]. Per queste ragioni 'Fantasmi del mare' [...] non è sorretto, come in alcune opere precedenti del regista, da una unità stilistica e da un linguaggio cinematografico. Alla coerenza 'spirituale' del De Robertis non corrisponde una coerenza di forma". (Guido Aristarco, "Cinema", 5, 30 dicembre 1948).
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