Eugenia Grandet

ITALIA - 1946
Il vecchio Grandet, possessore di una cospicua sostanza, vive quasi poveramente lesinando anche il necessario alla moglie e all'unica figlia Eugenia. Quando suo fratello s'uccide per sottrarsi alla vergogna del fallimento, Grandet ansioso di levarsi di torno il nipote, lo imbarca per le Indie. Ma Carlo ed Eugenia si amano e si fidanzano segretamente. Grandet scopre che Eugenia ha dato a Carlo, come viatico, le monete d'oro che egli le ha regalato e, per punirla, la confina nella sua camera donde la farà uscire soltanto per il timore che essa possa in seguito reclamare l'eredità della madre gravemente ammalata. Morta la madre, Eugenia rinuncia all'eredità e l'emozione provata dall'avaro è così forte che viene colto da un insulto apoplettico. Morto anche il padre, Eugenia si trova in possesso di grandi ricchezze, che non le danno la felicità. Carlo, tornato dopo sette anni, non ama più la cugina, ma vagheggia un matrimonio aristocratico. Ed Eugenia, oscura e generosa martire, lo aiuterà a conseguire l'intento, pagando di sua tasca i debiti lasciati insoluti dal padre di lui.
  • Durata: 90'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.37)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Honoré de Balzac
  • Produzione: EXCELSA FILM
  • Distribuzione: MINERVA FILM

NOTE

- NASTRO D'ARGENTO 1947 PER LA MIGLIORE SCENOGRAFIA E PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE (ALIDA VALLI).

CRITICA

"(...) L'ambiente balzachiano, tipicamente francese, caratteristicamente ottocentesco, non vi si sente neanche per approssimazione. E' questo è il punto, nessun altro ambiente attendibile lo sostituiva. La storia si dipana con amorfo andamento teatrale in buggigattoli palesemente scenografici ed esterni meramente decorativi anche quando sono fotografati dal vero. L'abilità e il gusto di Mario Soldati si manifestano nei dettagli delle inquadrature, ma anche questa insistente studiosità formale concorre alla lentezza del racconto. Lo acuisce la recitazione ora sbrigativa, ora ampollosa, dalla cui monotonia si salvano alcune azzeccate espressioni di Alida Valli [...]". (Carlo Alberto Felice, 'Film' n. 23, 7 giugno 1947)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy