Entourage

USA - 2014
3/5
Entourage
Le vicende di Vincent Chase, giovane attore in carriera a Hollywood, e dei suoi amici d'infanzia Eric, Turtle e Johnny provenienti dalla zona di Bayside, nel Queens a New York. Il gruppo è in affari con Ari Gold, il super agente diventato capo di una produzione cinematografica nello spietato mondo di Hollywood.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: dalla omonima serie TV (HBO) ideata da Doug Ellin
  • Produzione: MARK WAHLBERG, STEPHEN LEVINSON, DOUG ELLIN PER CLOSEST TO THE HOLE PRODUCTIONS, LEVERAGE ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 15 Luglio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone

Mandare avanti un prodotto seriale non è facile. I pericoli maggiori sono la mancanza di idee o la stanca reiterazione delle stesse, ed Entourage questi problemi li ha cominciati ad avere entrambi abbastanza presto. La coralità ha nascosto molti difetti e permesso di evolvere linee narrative che distraessero lo spettatore, ma la cosa più importante è stata la bravura del suo autore, Doug Ellin, di creare dei personaggi a cui il pubblico si è affezionato.

È il grande pregio anche del film, in cui la famiglia di Entourage prova il grande salto con l’esordio alla regia della star Vince, con un blockbuster d’autore che il produttore della banda, Ari Gold (un gigantesco Jeremy Piven) ora a capo di una major, difende come un figlio, mentre gli altri se la spassano tra festini, auto di lusso e bellezze californiane più o meno rifatte.

Il risultato finale è un episodio lungo, o una stagione concentrata, abbastanza gradevole e fruibile anche da chi non ha visto neanche una puntata sul piccolo schermo. Merito di un buon ritmo, dell’ottimo cast e della carrellata di star che si è prestata per dare il giusto tributo a uno show che, a modo suo, ha fatto un pezzetto di storia della televisione.

CRITICA

"Versione cinema, deludente, di una serie televisiva HBO, che dice tutto di sé nella prima scena pacchiana e chiassosa. (...) Tutto molto fiacco, tranne il grintoso manager-produttore che impreca, insulta e sbraita, ma guai a toccargli la sua creatura. Probabile che i filmetti con Elvis Presley o con la coppia Dean Martin-Jerry Lewis fossero un po' così. Acqua fresca. Ma al confronto li rimpiangiamo come capolavori." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 16 luglio 2015)

"II film ambientati a Hollywood hanno sempre un fascino speciale. Danno al pubblico l'impressione di poter guardare il dietro le quinte della più grande macchina di spettacolo del mondo. Basato sulla serie televisiva (...) riprende la formula fortunata puntando sul personaggio di Vincent Chase (Adrian Grenier) e dei suoi amici fidati, affettuosi, pasticcioni, talvolta impresentabili, ma sempre, assolutamente, autentici. (...) La satira sull'universo delle major è annacquata rispetto alla versione tv, le apparizioni lampo di divi come Mark Wahlberg (ispiratore e produttore della serie e del film), Liam Neeson, Jessica Alba, Tom Brady, illuminano di divertimento alcuni passaggi del racconto, ma la domanda sul senso di trarre una pellicola da un successo del piccolo schermo, comprimendo inevitabilmente caratteri e sfumature, resta senza adeguata risposta." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 16 luglio 2015)

"Attesa come la pioggia nel deserto, finalmente arriva in Italia l'adattamento cinematografico della serie HBO ideata da Doug Ellin, che per l'occasione cura anche sceneggiatura e regia. (...) La sfida era assai elevata ma a quanto pare il suo ideatore non si è sottratto dal sacrificio/ambizione di 'ridurla' nella durata, facendone una pellicola che probabilmente non deluderà i fans a cui esclusivamente il progetto è destinato." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 16 luglio 2015)

"È la consacrazione su grande schermo della satirica e scurrile serie tv della HBO, plurivincitrice di Emmy e di un Golden Globe. Otto stagioni racchiuse, nella loro essenza, in questo film (...)." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 16 luglio 2015)

"(...) un film pensato per il grande schermo e che dovrebbe rappresentare una sorta di continuazione della serie e, insieme, una sorta di riassunto delle puntate precedenti ad usum dei neofiti. Come tutti i travasi dal piccolo al grande schermo (pensiamo ad una serie come «Sex and the City»), il rischio è quello di scontentare tutti: i fan che non si ritrovano in pieno nel nuovo «formato» e gli spettatori cinematografici che non riescono ad entrare immediatamente in sintonia con i personaggi e le situazioni. Prendendolo per quello che è, cioè un film, lo spettatore si trova di fronte ad una serie di situazioni e una galleria di personaggi perennemente in bilico tra la fotografia di un certo ambiente (quello degli studios e dello stile di vita degli attori californiani) e la sua bonaria presa in giro, tra realtà e finzione (l'incontro con attori famosi che sembrano passare «per caso» nella storia), in un mischione tra arte e vita dove le traiettorie dell'una si intrecciano con quelle dell'altra confondendo le piste e lasciando aperto il dubbio su quale sia il reale confine tra l'una e l'altra. (...) Le tragicomiche avventure di questo scombinato gruppo di «bamboccioni» sono, in fondo, il filo rosso che fa da collante ad una vicenda raccontata con brio e qualche caduta di stile, ma con una sorta di ingenuità di fondo che alla fine ce li rende simpatici." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 17 luglio 2015)
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