Drag Me to Hell

USA - 2009
4/5
Drag Me to Hell
Los Angeles. Dopo aver negato una proroga del prestito per il mutuo della casa alla misteriosa signora Ganush, l'esistenza dell'ambiziosa funzionaria di banca Christine Brown verrà completamente sconvolta. L'anziana cliente, infatti, delusa nelle sue aspettative scaglierà sulla ragazza una terribile maledizione che la porterà a affrontare delle oscure e malvagie forze del male, che trasformeranno la sua vita in un vero e proprio inferno. Grazie all'intervento del veggente Rham Jas, Christine cercherà di salvare la propria anima dalla dannazione eterna.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Produzione: SAM RAIMI, GRANT CURTIS, ROBERT G. TAPERT, CRISTEN CARR STRUBBE PER BUCKAROO ENTERTAINMENT, GHOST HOUSE PICTURES, MANDATE PICTURES
  • Distribuzione: KEY FILM - DVD E BLU-RAY: KEY FILMS (2010)
  • Data uscita 11 Settembre 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti
Il maestro è tornato. Sam Raimi riabbraccia il suo primo e miglior amore, l'horror classico in grande stile. Di quello consapevolmente splatter e visceralmente intelligente, ben posizionato, ovvero capace di traslare in espressione politica persino un esercizio di dizione: "There is no friction with a proper diction".
Se lo ripete come un mantra la protagonista, mentre guida verso l'ufficio dove spera che anche una miglior pronuncia le assicuri l'avanzamento di carriera in banca a cui ambisce con garbo rapace. Ma a quale costo? Il più alto, anzi, il più infimo: offrire l'anima al diavolo. In un certo senso. E questo accade quando Christine, biondina dai modi gentili (Alison Lohman), rifiuta di proposito di prorogare il prestito per il mutuo a una certa signora Ganush (Lorna Laver), anziana e zingara di origini ungheresi. La scelta, motivata dal desiderio di apparire una dura davanti al capo, le costerà una maledizione feroce. Fidanzata con un giovane psicologo (Justin Long) che non crede ai primi sussulti persecutori paranormali, Christine dovrà ricorrere a veggenti e medium (dietro lauti pagamenti) per tentare di trattenersi l'anima, che il mostruoso demone caprino Lamia le vuole carpire con tormenti e spaventi inenarrabili.
In Drag Me To Hell non manca proprio niente dei sapori e rumori della grande tradizione horror, con una dose di umorismo talmente sagace da riuscire a spaventare e divertire esattamente nel medesimo istante. Il gusto orrorifero, non esente da citazioni proprie ed esterne, inoltre, è rimodellato da Raimi sui temi odierni, tanto da poter definire Drag Me To Hell il primo grande horror della crisi bancaria. Con il valore fondamentale della marca critica sul senso di responsabilità, che non deve lasciare impuniti i colpevoli, anche se rei confessi. Nulla, infatti, succede per caso.

NOTE

- L'INIZIO DELLE RIPRESE ERA PREVISTO PER IL 17 MARZO 2008 A LOS ANGELES MA POI E' STATO RIMANDATO, COSI' L'ATTRICE ELLEN PAGE HA DOVUTO RINUNCIARE PER ALTRI IMPEGNI COINCIDENTI ED E' STATA SOSTITUITA DA ALISON LOHMAN.

- PROIEZIONE DI MEZZANOTTE AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).

CRITICA

"Il primo film sui mutui subprime è un horror. Il genere giusto per raccontare le banche criminali e i titoli tossici, le case perdute, i senza tetto e la crisi globale. Chi è responsabile del crack va mandato all'inferno, 'Drag Me to Hell' di Sam Raimi, il più morale dei registi del fantastico hollywoodiano, torna con un thriller dell'orrore dopo 'La Casa' ('The Evil Dead', 1982), serie di tre film cult, 'Darkman' (1990) e la trilogia blockbuster di 'Spiderman' (l'ultimo del 2007). (...) 'Drag Me to Hell' è una commedia-horror da Drive-in, tipo 'Scream' di Wes Craven, ma con un retrogusto di solenne indignazione che evoca uno dei suoi film più belli, 'Soldi sporchi' ('A simple plain',1998) sull'avidità e la mutazione della persona media, innocua, che si rende complice dei peggiori delitti. (...) Raimi si diverte a sfornare tutto il repertorio degli effetti speciali più basic, artigianali, poco uso del digitale, e a far paura con il metodo dell'incursione improvvisa, i diavoli infantili tornano nella scena primaria della paura. Molto ironico nel gioco dell'horror, molto pop, 'Drag Me to Hell' è un film politico in maschera. Una lezione di humor nero e di cinema sganciato dalle regole degli Studios. Un film su un caso di coscienza, nera. Le streghe sono tornate, spaccano vetrine e vetrate, richiamano le vittime defunte dalle tombe. Un G8 più che un sabba." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 21 maggio 2009)

"Interessante l'operazione di ritorno alle origini dell'uomo che ha guadagnato miliardi di dollari col cinefumetto dell'uomo ragno: per questo film indipendente che ricorda molto il suo esordio 'La casa' (ma al femminile) e a 16 anni dal suo ultimo horror, 'L'armata delle tenebre', invece di contare su produttori amici, ha costruito il budget sulle prevendite internazionali dei diritti, insieme al fratello Raimi. Come fecero nell'81 proprio qui al Marchè. Un esempio brillante di come la crisi, non solo creativa ma anche economica, possa essere superata con l'ingegno e il talento." (Boris Sollazzo, 'Il Sole 24 ore', 22 maggio 2009)

"Grande regista di genere, di quelli brutti, divertenti e cattivi - per intenderci lo stile di 'Bad Taste' di Peter Jackson -, Sam Raimi prima di diventare il profeta mainstream della saga cinefumettara forse meglio riuscita finora, ovvero 'SpiderMan', torna alle origini dopo i bagni di folla e i soldi a pioggia. Lo fa con 'Drag me to hell' e con coerenza invidiabile, fin dai finanziamenti. (...) Ma, attenzione, il primo horror ai tempi della crisi delle banche e della recessione non è un tributo fine a se stesso, ma un'iniezione di linfa vitale di un maestro a una branca del cinema che può dire tanto artisticamente e politicamente. E non è un caso, infatti, che un brillante esempio di intrattenimento puro dica, con la sua sola premessa, più di tanti trattati. Come solo ai grandi registi (da Craven a Cronenberg) basta una pennellata per rivelare il sottotesto: qui è l'arrivista e rapace Alison Lohman che nega la copertura di un mutuo alla vecchia Lorna Laver, anziana zingara che ne ha bisogno per tenersi la casa. (...) Impossibile non divertirsi e terrorizzarsi come matti, Raimi non ha perso un'oncia del suo smalto di un tempo." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 22 maggio 2009)

"Con 'Drag Me to Hell', Sam è tornato con evidente entusiasmo al super splatter, da macelleria a go-go degli esordi. Ricordate 'La casa' o 'L'armata delle tenebre'? Le creature infernali, evocate imprudentemente dalla lettura del "Necronomicon" schizzavano fuori da tutte le parti addentando gli sventurati di passaggio, preferibilmente nelle parti intime. Solo che nella 'Casa' e seguenti, Sam aveva l'aria di simpatizzare cogli sventurati. Poca simpatia (quasi nulla) invece è riversata su Christine, identificata come bancaria, quindi nemica. Lo script sembra a tratti una parodia schizzata di una prolusione del ministro Tremonti. Detto questo, è possibile consigliare 'Drag Me to Hell' a qualche spettatore che non sia un fan dello splatter e del vecchio Raimi? Sì, è possibile." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 settembre 2009)
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