Dove eravamo rimasti

Ricki and the Flash

USA - 2015
3,5/5
Dove eravamo rimasti
Le vicende di Ricki Rendazzo, una donna che, inseguendo il sogno di diventar una rockstar, tempo addietro abbandonò la propria famiglia. Quando la carriera finisce, decide di tornare dai suoi figli per provare a rimettere in piedi il rapporto con loro.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MARC PLATT, DIABLO CODY, MASON NOVICK, GARY GOETZMAN PER MARC PLATT PRODUCTIONS, BADWILL ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data uscita 10 Settembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Questa volta Meryl Streep abbraccia una chitarra elettrica, si aggira per alcuni locali sgangherati - come lei, dopotutto - dei sobborghi di Los Angeles - siamo a San Fernando Valley -, è sempre vestita di nero, da vera rockstar, pure l'acconciatura e il trucco richiamano certe tendenze hippie anni 70, e di giorno lavora alla cassa di un supermarket. Si trova però costretta, suo malgrado, ad affrontare vecchie questioni di famiglia e riflettere sui molti errori fatti quando da Indianapolis riceve una telefonata di aiuto per la figlia Julie - abbandonata, ha tentato il suicidio -, curiosamente interpretata da Mamie Gummer, nella vita la vera figlia dell'attrice. Riuscirà, la chitarrista âgée, a dipanare i complessi squilibri familiari con il suo amore di mamma ritrovato e una commossa lacrima, adottando le parole di Bruce Springsteen mentre, nel finale, canta commossa My Love Will Not Let You Down, una delle tante canzoni del film cui la Streep volentieri si sottopone.

La grande attrice americana, maga del trasformismo filmico, non si trova più questa volta sull'isoletta greca di Mamma mia, dove intonava le orecchiabili melodie degli Abba: all'età di 66 anni si getta a capofitto, con molta testardaggine e un uso accorto delle corde e dell'estensione vocali, nel personaggio di Ricki Rendazzo, musicista rockettara di mediocre successo e di non eccelsa cultura, dalle idee piuttosto limitate, insensibile ormai ai richiami dell'amore e della passione - infatti, sbeffeggia più volte in pubblico l'altro chitarrista della band innamorato di lei (vera rockstar australiana, Rick Springfield) -, logorata dalla vita e dagli anni, protagonista pressoché assoluta dell'ultimo film di Jonathan Demme Dove eravamo rimasti - al cinema dal 10 settembre - che ieri sera ha aperto il Festival del Film di Locarno nella consueta e pienissima Piazza Grande.

Si tratta di una godibile e abbastanza prevedibile commedia familiare con qualche risvolto drammatico, sceneggiata però da Diablo Cody - l'autrice di Juno e Young Adult - di cui si percepiscono lo stile e soprattutto la sincera adesione a questo tipo di personaggi femminili. Demme - prossimo presidente di Giuria della sezione Orizzonti della Mostra di Venezia - ha realizzato il film, come ha più volte affermato, "per portare sullo schermo una Meryl come non abbiamo mai visto prima, in un personaggio ancora una volta estremo, autentica donna del XXI secolo". Ma di donne  lei ne ha incontrati di migliori, nella sua inimitabile carriera. Questa volta è combattuta tra il miraggio di un impossibile successo nell'ambiente del rock 'n' roll, che l'ha condotta ad abbandonare i tre figli e l'indulgente e bolso ex-marito (Kevin Kline), e le nuove responsabilità precipitate su di lei. Che la porteranno a conquistare l'ultima audience nel luogo che meno ci si aspetta: il matrimonio del figlio. Con scatenata danza generale sui titoli di coda.

NOTE

- SELEZIONATO AL 68. FESTIVAL DI LOCARNO (2015) NELLA SEZIONE 'PIAZZA GRANDE'.

CRITICA

"(...) questa mamma a metà che sembrerebbe proprio imperdonabile, conquisterà poco a poco tutti i personaggi del film, laggiù nella provinciale Indianapolis. E naturalmente anche noi in platea. Perché si tratta di Meryl Streep, in un ruolo opposto ma simmetrico a quello di 'Mamma mia'. Mentre quella ragazza che le somiglia come una goccia d'acqua, Mamie Gummer, è sua figlia pure nella vita (dopo il film-tutto-in-famiglia di Bellocchio è quasi una mania, ma la somiglianza incredibile fra le due attrici dà molto a 'Dove eravamo rimasti'). E si sa che alla Streep perdoneremo tutto. Specialmente se diretta dal sempre magistrale Jonathan Demme, addolcito dagli anni e capace come pochi ormai di dare vita a personaggi femminili memorabili e gruppi famigliari irresistibili (...). Anche grazie alla penna affilata e insieme affettuosa di Diablo Cody, l'ex-spogliarellista celebre per il copione di 'Juno'. Che qui gioca su tutti i possibili conflitti (politici, sessuali, razziali, generazionali, culturali) e insieme ci fa capire le ragioni di ogni personaggio, riunendo a suon di musica tutte le anime dell'America in uno di quei finaloni che sanno fare solo oltreoceano. E mandano a casa lo spettatore contento come ormai non capita davvero più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 settembre 2015)

"L'accoppiata Jonathan Demme - Meryl Streep non può che sortire magia: alla straordinaria libertà/levità registica del primo (il film ricorda 'Rachel Is Getting Married' del 2009) si unisce l'eterna bravura della miglior attrice americana vivente, trasfigurata in una rock star agée che canta e si dimena come nessuna mai. Anche il magnifico Kevin Kline ci mette del suo, come pure la sceneggiatura del ex stripper Diablo Cody, divenuta famosa per 'Juno', che ha scritto il film ispirandosi alla vita della suocera. Da non perdere." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 17 settembre 2015)

"La grande attrice americana non si trova più (...) sull'isoletta greca di 'Mamma mia', dove intonava le melodie degli Abba: a 66 anni si getta a capofitto, con testardaggine e un uso accorto dell'estensione vocale, nel personaggio di Ricki Rendazzo, musicista di mediocre successo e di non eccelsa cultura, logorata dalla vita e dagli anni, protagonista pressoché assoluta dell'ultimo film di Jonathan Demme (...). Si tratta di una godibile commedia familiare con risvolti drammatici, sceneggiata da Diablo Cody (...) di cui si percepiscono lo stile trasgressivo e la sincera adesione a questo tipo di personaggi femminili. Demme (...) ha realizzato il film, come ha più volte affermato, «per portare sullo schermo una Meryl come non abbiamo mai visto, in un personaggio ancora una volta estremo, autentica donna del XXI secolo»." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 6 agosto 2015)

"(...) ennesima prova che Meryl è la più grande interprete vivente del cinema occidentale, forse qui un tantino addomesticata dal melodramma di famiglia, "Ricki e the Flash" è per il regista Jonathan Demme un bel compendio di film precedenti, quelli sul rock ('Stop Making Sense', 'Neil Young') e le commedie (da 'Qualcosa di travolgente' a 'Rachel sta per sposarsi'), anche lui un po' sensibile al cuoricino della sceneggiatrice Diablo Cody (...) vera auspice di questo progetto fin troppo politicamente corretto (ormai se non c'è una coppia omosessuale e una coppia bianco/nero non si dà il visto). (...) inizio di una resa dei conti con il passato, ma anche la conferma del presente di indipendenza e la condanna dei pregiudizi, con finale da fazzoletto al matrimonio di un figlio (l'altro è felicemente gay). Non sarà difficile al pubblico che entrerà in sala tra qualche settimana, vedendo alla cerimonia il palcoscenico con batteria eccetera, immaginare il regalo di mamma Ricki, col microfono in mano a declamare 'my love, love, love', una poderosa Streep al comando della hit di Bruce Springsteen 'My love will not let you down', ribadendo il talento musicale di 'Mamma mia' e 'Into the Woods'." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 6 agosto 2015)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy