Dopo mezzanotte

ITALIA - 2003
Martino lavora come custode notturno della Mole Antonelliana, dove ha sede anche il Museo del Cinema. Quando non lavora, passa le sue giornate a guardare vecchie pellicole di film muti in una specie di abitazione che si è ricavato da un locale in disuso all'interno dell'edificio. Un giorno Martino offre riparo a una ragazza in fuga dalla polizia, Amanda, che lavora in un fast food frequentato dal ragazzo. La convivenza fa si che tra i due si instauri un rapporto di reciproca confidenza e quando per Amanda arriva il momento di tornare dal fidanzato delinquente e alla sua solita vita, lei si rende conto che le cose non sono più come prima...

CAST

NOTE

- DAVID DI DONATELLO 2005 PER I MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI (REALIZZATI DA GRANDE MELA). IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR REGIA, SCENEGGIATURA, MIGLIOR PRODUTTORE (DAVIDE FERRARIO), ATTORE PROTAGONISTA (GIORGIO PASOTTI), ATTORE NON PROTAGONISTA (FABIO TROIANO), FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA E MONTAGGIO.

CRITICA

"Cinema in digitale, schizzato con la biro, mano leggera, elegante e ironica, piccolo budget e grande cuore: quando si rinnovano gli strumenti tornano le nouvelles vagues, corredate di citazioni. Come nella commedia-puzzle sentimentale di Ferrario 'Dopo mezzanotte', dove il solitario protagonista è come vivesse un ménage a tre: l'amore, la realtà-spot e il cinema-sogno con riferimenti ottimi e abbondanti, non intellettualistici. (?) Ferrario racconta bene l'eterna e dolce ambiguità dell'amore. Il suo film non è solo un corpo a corpo tra la vita deludente e l'illusione, ma anche un omaggio alle misteriose notti torinesi (la città rivive in antichi spezzoni) e una glossa ai disagi generazionali ben noti al Ferrario documentarista del G8. I quattro bravi attori si innamorano tra loro ma fanno anche innamorare. Giorgio Pasotti, noto alla tv poliziottesca, ben servito dalla sceneggiatura, è di un' introversione da manuale, ma anche Francesca Inaudi, Fabio Troiano e Francesca Picozza sono perfetti nell' incastro delle cose della vita, portando in dote al film un plus valore di identità e simpatia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 aprile 2004)

"Dai tempi dello sfortunato 'Guardami', incursione d'autore nel mondo del porno, il regista di 'Tutti giù per terra' non faceva fiction. Ma 'Dopo mezzanotte' è un esempio di cinema a basso costo così riuscito e vitale che andrebbe studiato nelle scuole. (...) La trama è, anzi sembra appena un pretesto, ma Ferrario gioca a carte scoperte. E recupera uno spirito giocosamente nouvelle vague convocando nel suo film girato in alta definizione le suggestioni più disparate. Gli incanti del cinema muto e i numeri di Fibonacci, perché il custode si intende pure di matematica; la Torino storica e quella delle periferie; un pizzico di giallo e uno di kung fu. Il resto lo fanno la freschezza degli interpreti, i giochi del caso e dell'amore, l'estro, la leggerezza e insieme la serietà con cui il film scava, senza parere, nei sentimenti dei suoi personaggi. Un antidoto al tanto cattivo cinema italiano che sbandiera gli incassi in mancanza d'altro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 aprile 2004)

"Davide Ferrario con 'Dopo mezzanotte' dimostra di essere un autore interessante e originale. Cambiando, infatti, registro rispetto agli alterni titoli precedenti, il regista rifinisce in alta definizione digitale una commedia insieme romantica e materialista, francese e autarchica: nei meandri della torinese Mole Antonelliana e dell'annesso, prestigioso Museo del cinema riesce a fondere con grazia lo spirito dei pionieri della settima arte in quello di un motivato sperimentalismo neo-surrealista. (?) Grazie all'accorto flusso d'ironia e autoironia (appena interrotto da un paio di sberleffi in politichese) e non solo per i meriti dell'elettronica ad alta definizione, le notti dei giovani e bravi Giorgio Pasotti, Francesca Inaudi e Fabio Troiano (accompagnati dall'intonata e stralunata voce fuori campo del narratore Silvio Orlando) finiscono, così, per sembrare molto più luminose dei giorni." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 aprile 2004)

"Un piccolo film squisito, che valorizza tutto quello che tocca. La città di Torino, l'idea di cinema come consolazione della vita, i giovani attori. Appassionatamente autoprodotto dal regista Davide Ferrario, ma impreziosito dalla tecnologia dell'alta definizione che ne raccomanda la visione su schermo grande. (...) Un triangolo, dove la disperazione di una gioventù senza futuro sbatacchiata tra lavoretti precari e quartieracci dormitorio viene riscattata dalla magia senza retorica del cinema. Scanzonato ma toccante finale chapliniano." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 24 aprile 2004)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy