Dolceroma

ITALIA - 2019
1,5/5
Dolceroma
Andrea Serrano è un aspirante scrittore che è costretto a lavorare in un obitorio in attesa della grande occasione della sua vita. Che finalmente arriva. Un grande produttore cinematografico, Oscar Martello, ha deciso di portare sul grande schermo il suo romanzo Non finisce qui. Ma i capitali a disposizione sono modesti, il regista è incompetente e il risultato è disastroso. La protagonista, Jacaranda Ponti istigata dalla sua agente Milly, temendo ripercussioni alla sua carriera, distrugge tutti gli hard disk che contengono il montato del film. Ma Oscar Martello non può permettersi un fallimento. Il film deve uscire. Il distributore Remo Golia gli fa pesanti pressioni e anche la sua affascinante e facoltosa consorte, gli fa capire che non può permettersi di andare in bancarotta. Così, con l'aiuto di Andrea, concepisce un piano diabolico: il rapimento da parte della criminalità organizzata della protagonista del film: i media impazziranno e il film sarà leggenda ancor prima di arrivare in sala. Il piano sembra funzionare, nonostante il poliziotto Raul Ventura si metta sulle tracce di Oscar sospettando una truffa. Ma l'improvvisa e inaspettata scomparsa di Jacaranda farà precipitare la situazione.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: (1:2.35), DCP, ARRI ALEXA MINI, ZEISS MASTER PRIME LENSES
  • Tratto da: libro "Dormiremo da vecchi" di Pino Corrias (ed. Chiarelettere)
  • Produzione: LUCA BARBARESCH PER CASANOVAI CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 4 Aprile 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Andrea Giovalè
Dopo la regia a quattro mani di Mine, con Armie Hammer, e la co-produzione di Ride insieme a Fabio Guaglione, da Resinaro era lecito aspettarsi un’altra prova di carattere. I “due Fabio”, infatti, sono annoverati tra gli esponenti del nuovo cinema italiano di genere: ambizioso, appassionato e, di conseguenza, coinvolgente. C’è traccia, in Dolceroma, di questo anelito, ma purtroppo rimane tale: una traccia.

Dolceroma è il film diretto da Fabio Resinaro, ispirato a Dormiremo da vecchi (Chiarelettere), scritto da Pino Corrias.


Un Lorenzo Richelmy fin troppo rigido nella parte dello scrittore sociopatico, straniante oltre lo stereotipo hollywoodiano, si contende la palma di protagonista con Luca Barbareschi produttore del e nel film. Il conflitto di interessi, comunque, non pesa quanto un pronunciato narcisismo, compensato però dall’impronta che, a quanto pare, solo lui è in grado di donare al film.

Claudia Gerini, potenzialmente figura chiave della vicenda, non dimostra che una pallida ombra di carisma: a lei è affidata una tra le immagini più iconiche del film, ma se ne sciupa il potenziale estetico quando la stessa scena si ripete nel finale.

Probabilmente, l’indecisione dei caratteri (ondivago e poco incisivo anche quello di Valentina Bellè) e la retoricità delle battute deriva da una direzione artistica volenterosa ma confusa. Fino a metà, con intere sequenze delegate a montaggio e voce narrante, Dolceroma parla insistentemente di scrittura e produzione nel cinema. Poi, sterza repentinamente verso il thriller investigativo, ma non nel modo esemplare de Il ladro di Orchidee. Continua, qui e là, a pulsare la vena comica dei primi 45 minuti, con un Luca Vecchi disperso nella seconda metà, fino a un piccolo cameo nel finale.

La disposizione di trama e indizi registici è sufficiente, ma la soluzione dell’enigma arriva comunque senza la sorpresa cui ambisce. Quello che stupisce è la gestione della climax, il flirt con il genere action e uno scontro finale che guarda a Tarantino, sì, ma da distanza siderale.


Superato dai precedenti Lo chiamavano Jeeg Robot, Veloce come il vento e, senza andare troppo indietro, Il Primo Re, questo esempio di cinema italiano in transizione è pure sulla buona strada, ma non ha (ancora) la forza di percorrerla fino in fondo.

CRITICA

"Un vero film cult. Rigorosamente italiano, capace di raccontare, sopra le righe, il dietro le quinte delle fiction, tra produttori maneggioni, registi «Tarkovski dei poveri», simildive, feste e coca (...) Ottima regia di Resinaro, ma, soprattutto, un grande Barbareschi il cui personaggio del produttore Oscar Martello è da David. Si scivola un po' quando si introduce il giallo, ma una pellicola così mancava da tempo." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 4 aprile 2019)

"DolceRoma è il nome di una pasticceria romana buonissima specie per le torte Sacher, chissà se avrà preso da lì ispirazione per il titolo del suo film Fabio Resinaro, una specie di giallo «cinematografaro», niente Suburra né mafia capitale ma il cinema appunto che come si dice «Se fa a Roma». (...) la sceneggiatura rimane sempre attaccata a quel giochetto assai tipico della «romanità» di vero e falso, di verità e finzione, di ammiccamenti tra amici, a personaggi del sottobosco reali, prese in giro di chi sta sulle palle, i riferimenti all'ambiente del cinema e alle sue dinamiche che gli autori conoscono e che essendo nella resa piuttosto stereotipato produce un interesse pari a zero. Il thriller (possibile) finisce nella solita commedia, sarà mica il film nel film?" (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 4 aprile 2019)

"A me non bastava essere il protagonista di questa storia. Volevo essere lo scrittore. E dire che un libro Andrea Serrano (Lorenzo Richelmy) l'aveva pubblicato anche prima di pronunciare questa battuta in voice over con cui si apre 'Dolceroma' di Fabio Resinaro, delirante, turgido, irresistibile mix di commedia e noir come se 'Snatch' (2000) di Guy Ritchie facesse l'amore con' La grande bellezza' (2013) di Paolo Sorrentino mentre '8½' (1963) di Fellini li guarda morbosamente. (...) Roma non si vede quasi mai. È più un concetto da aspirare ferocemente attraverso culto del successo, desiderio, intrighi e potere." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 4 aprile 2019)
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