Diva

DIVA

FRANCIA - 1981
Diva
Jules - ragazzo-postino di una Parigi irreale e fantasmagorica - appassionato di musica lirica e infatuato di Cynthia Hawkins, una cantante lirica di colore, riesce a registrare di nascosto, dalla viva voce della "diva", un pezzo della Wally di Catalani, da lei interpretato con straordinaria purezza melodica. Quel canto e il bianco abito fluente della "diva", da lui rubato, gli creano, nell'angolo bohémien in cui abita, una fragile atmosfera di sogno. Solo quando - nel camerino della "diva", che lo riceve, meravigliata e intenerita per la candida infatuazione del ragazzo - viene a sapere da un diverbio della cantante con il suo manager che Cynthia non accetta in modo assoluto di far incidere le proprie esecuzioni, il ragazzo decide di far omaggio alla diva delle preziose registrazioni in suo possesso. Egli ignora, però, che dentro la borsa di postino, fissata al portabagagli della sua motoretta, è finita anche un'altra registrazione, di tutt'altro genere, in cui Nadia - una povera ragazza sfruttata - prima di venir assassinata, denuncia un'alta personalità della polizia, coinvolta nello sfruttamento della prostituzione. Tutto il film è giocato sulla frenetica rincorsa - per ragioni opposte - delle due registrazioni, di qua da parte del ragazzo, di là da parte della malavita organizzata, decisa a distruggere la prova pericolosa incisa da Nadia. Dopo di che il postino - con l'aiuto di un estroso fotografo e della sua giovanissima amica vietnamita - uscirà rocambolescamente vivo dal thrilling spettacolare del regista e forse anche dal suo ingenuo sogno musicale di adolescente.
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM, SFERICO, PANAFLEX
  • Tratto da: romanzo o monimo di Delacorta
  • Produzione: IRENE SILBERMAN PER LES FILM GALAXIE, GREENWICH FILM PRODUCTION
  • Distribuzione: GAUMONT (1983) - PANARECORD

NOTE

- OPERA PRIMA DI JEAN-JACQUES BEINEIX.

- 4 CESAR 1982: OPERA PRIMA, FOTOGRAFIA, MUSICA ORIGINALE, SUONO, E CANDIDATURA PER LE SCENE A HILTON MCCONNICO.

CRITICA

"Variamente valutato dalla critica ufficiale - che si sbilancia saccente fra opposti giudizi di 'roba da cestino' e 'opera sublime' - il film di Beineix ha indubbiamente un suo fascino ed è rivelatore di una padronanza tecnica del mezzo abbastanza sorprendente per un'opera prima. Il montaggio è audace, ma non salva del tutto il film da qualche passaggio abbastanza caotico, mentre indulge notevolmente alla spettacolarità e a una suspence qua e là esasperata - al rallentatore - tanto da sfiorare il melodramma e rischiare di muovere al riso nel bel mezzo del precipitare della tragedia. Narrativamente difetta di sintesi fra le storie parallele delle due registrazioni contese e la fragile storia d'amore di Jules e la 'diva', storia punteggiata d'ironica tenerezza, ma che pure tocca momenti di poesia. Gli epiteti di 'stucchevole romanticismo' dedicati a questa storia, una volta tanto pulita, tradiscono forse la grossolanità del nostro palato di spettatori 1983, alterato dalle volgarità plateali di certo cinema corrente, caratterizzato da un turpiloquio noiosamente ripetitivo e da assoluta mancanza di fantasia e di levità poetica. Resta da spiegare l'enorme successo registrato dal film negli Stati Uniti, dopo lo sdegnoso rifiuto parigino di un paio d'anni fa. Caparbietà manageriale di Beineix? Indice di un ritorno della gente a tematiche che stimolino la fantasia e aiutino a sognare in un mondo e una società tutta piattamente programmata? Beineix si è - comunque - rivelato un talento di robusto mestiere e di qualche felice impennata di fantasia e di simpatia per l'uomo. Vedremo se per fortuna o caso, o se per reale capacità di cogliere le aspirazioni che sonnecchiano nel profondo di un'umanità appesantita da interessi banali e avidità deludenti, che sostanzialmente la impoveriscono di valori e di speranza." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 94, 1983)
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