Die Stropers

SUDAFRICA, FRANCIA, GRECIA, POLONIA - 2017
3,5/5
Die Stropers
Sud Africa, Stato libero, bastione di una comunità bianca isolata, gli afrikaner. In questa realtà rurale e conservatrice, dove forza e mascolinità sono le parole d'ordine, vive Janno, un ragazzo fragile e introverso. Un giorno sua madre, fervente cristiana, porta a casa Pieter, un orfano problematico che ha deciso di salvare, e chiede a Janno di accettarlo come un fratello. Ben presto i due ragazzi iniziano una lotta per il potere, l'eredità e l'amore dei genitori...
  • Altri titoli:
    The Harvesters
    Les Moissonneurs
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP, 4K, (1:2.35)
  • Produzione: SOPHIE ERBS, TOM DERCOURT, THEMBISA COCHRANE, MICHAEL AURET, GIORGOS KARNAVAS, KONSTANTINOS KONTOVRAKIS, MARIUSZ WLODARSKI PER CINÉMA DEFACTO, SPIER FILMS, LAVA FILMS, HERETIC, IN ASSOCIAZIONE CON BORD CADRE FILMS

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Già dalle prime luci dell’alba, Janno è nei campi ad aiutare il padre nelle sconfinate distese della tenuta di famiglia. Si dà da fare con il bestiame, poi a casa aiuta la madre con le tre bambine più piccole (adottate alla morte della sorella). E non dimentica di dedicare il tempo alla preghiera, in casa come all’esterno, visto che il ragazzo è ben inserito nel gruppo di coetanei cristiani osservanti.

Siamo in Sudafrica, in una roccaforte afrikaner dove tutti si conoscono, si rispettano, e dove i più giovani si rivolgono agli adulti chiamandoli zii.

Ma l’adolescenza di Janno viene messa a dura prova quando la madre, fondamentalista cristiana, decide di accogliere in casa Pieter, coetaneo del ragazzo, orfano problematico e misterioso. La valvola impazzita destinata a cambiare le carte in tavola di un meccanismo oppressivo.

Notevole opera prima di Etienne Kallos – regista greco-sudafricano – Die Stropers (The Harversters), letteralmente “i mietitori”, offre un’interessante lettura del ribaltamento prospettico su una situazione.




L’arrivo dell’elemento dissonante – Pieter, interpretato con insindacabile talento da Alex Van Dyk – sarà portatore di uno shock che, a lungo andare, permetterà a Janno (Brent Vermeulen, molto bravo anche lui nei panni del perfetto “automa”) di prendere poco a poco coscienza di sé e del contesto in cui si è trovato a crescere.

Ma non solo, e qui sta forse la cosa meglio riuscita del film (che riesce anche a sedurre con quei meravigliosi campi lunghi e per un’evidente capacità nel saper mettere la macchina da presa sempre al posto giusto), perché a Kallos interessa indagare soprattutto il modo in cui il rapporto tra questi due fratellastri prende forma, non accontentandosi delle semplici coordinate emotive, relative al detestarsi o al volersi bene, ma suggerendo quanto ad un eventuale raggiungimento del punto di contatto faccia poi seguito un inevitabile sviluppo individuale, uguale e contrario.

Ed ecco che il ribelle incomincia ad intuire la comodità insita nell’ammansirsi e il mansueto, viceversa, a sviluppare quella rabbia incendiaria tenuta sopita per troppo tempo. Un film sul concetto di fratellanza, inteso anche al di là delle mura domestiche.

E un regista da tenere d’occhio, a Cannes in Un Certain Regard e naturalmente in corsa per la Camera d’Or.

NOTE

- PRODUZIONE ESECUTIVA: MERCURIAL PICTURES, MOONDUCKLING FILMS.

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: CNC-AIDE AUX CINEMAS DU MONDE, AIDE À LA COPRODUCTION FRANCO-GRECQUE, POLISH FILM INSTITUTE, GREEK FILM CENTER, EURIMAGES - COUNCIL OF EUROPE; IN COPRODUZIONE CON ERT; IN ASSOCIAZIONE CON THE KWAZULU-NATAL FILM COMMISSION OF SOUTH AFRICA, MOONDUCKLING FILMS; CON L'AIUTO DEL THE DEPARTMENT OF TRADE AND INDUSTRY OF SOUTH AFRICA.

- IN CONCORSO AL 71. FESTIVAL DI CANNES (2018) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

- IN PROGRAMMA NELLA SEZIONE 'PANORAMA' DELLA XVI EDIZIONE DI 'ALICE NELLA CITTÀ' (2018), SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA.
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