Deadpool

USA - 2016
2,5/5
Deadpool
Le avventure del mercenario Wade Wilson, un ex agente delle forze speciali che, dopo essere stato sottoposto a un terribile esperimento, acquisisce l'eccezionale potere del Fattore Rigenerante e abbraccia una nuova identità. Con la sua nuova abilità di guarire rapidamente e un pungente senso dell'umorismo, Deadpool andrà a caccia dell'uomo che gli ha quasi rovinato la vita.
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA, AVVENTURA
  • Tratto da: personaggio dei fumetti creato da Fabian Nicieza (testi) e Rob Liefeld (disegni) (ed. Marvel Comics)
  • Produzione: SIMON KINBERG, RYAN REYNOLDS, LAUREN SHULER DONNER PER MARVEL ENTERPRISES, TSG ENTERTAINMENT, TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION
  • Distribuzione: TWENTIETH CENTURY FOX ITALY
  • Data uscita 18 Febbraio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Non che non ci fossero già dei supereroi poco super e ancor meno eroi nell'universo in espansione della Marvel. Prendete Guardiani della galassia, che peraltro era nettamente più interessante dell'ultimo brutto anatroccolo di casa: Deadpool. Quest'ultimo però è stato attenzionato dalla stampa come pochi. Il motivo è presto detto: c'è una scena in cui Ryan Reynolds , ovvero Wade Wilson, ovvero l'uomo sotto la maschera, viene sodomizzato dalla sua fidanzata (una scollacciata Morena Baccarin) armata di dildo. Il che ha meritato al personaggio l'epiteto di etero-flessibile (non sembra in realtà che la cosa gli piaccia, ma comunque) e l'elezione a icona nell'iperuranio sessualmente elastico di oggi.

Pazienza se poi ci sono altri 107 minuti e mezzo di film in cui succede nulla. Il problema dei film parodia - e questo, con buona pace degli sceneggiatori, lo è - è che oltre lo sberleffo non hanno molto da offrire. Sono anni  che la corazza super-eroica viene ammaccata da riletture eversive, ermeneutiche ardite, versioni cinematografiche sempre più cupe, dolenti, umanoidi.  Trovare un eroe tutto d'un pezzo oggi è forse più complicato che reperire un politico onesto. Deadpool si accanisce, a tratti pure con ferocia, sul cadavere già putrefatto dei supereroi, senza però sostituirlo con niente e nessuno.

Davvero c'è ancora qualcuno in giro che gode a sfottere tanto per sfottere? Visti gli incassi americani sembrerebbe di sì.  Grazie a Dio però le risposte del mercato non soddisfano le domande della specie (nemmeno quelle di un critico, ovvio), a meno di non sostenere che sdoganare presso il cinefumetto battute, vezzi e metafore della commedia più sboccata voglia dire realmente dissacrare o che un po' di interiora spappolate sull'asfalto significhi automaticamente diventare scomodo.

Questo Deadpool va preso per quello che è, un intermezzo cazzaro nell'interminabile mitologia Marvel. Roba da nerd. Più astuto e conformista di quanto non voglia apparire. Funziona bene per una mezz'oretta, il tempo di assorbire lo shock, poi il marketing finisce e inizia un film che continua a girare su stesso, incaponendosi sui tic, le prodezze linguistiche e le frustate autoironiche di una scrittura a tratti brillante e spesso compiaciuta, apparecchiata su un plot basic tipo boy saving girl, un evergreen da Rapunzel a Mario Bros.

Ryan Reynolds doveva farsi perdonare Green Lantern e ci riesce, anche se (o proprio perché) per metà film deve recitare con una faccia da polpetta fritta. I due transgenici che lo spalleggiano - l'adolescente con l'hair look di Sinead O' Connor e Colosso (Brianna Hildebrand e Stefan Kapicic) - potevano essere sfruttati meglio mentre funziona la coppia di cattivi (Ed Skrein e Gina Carano), due da prendere veramente a calci.
L'appagamento è un'altra cosa e la puzza di furbata resta.
Fondamentalmente, ripetere ogni secondo di essere fico e intelligente non lo fa essere di più.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE STAN LEE.

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2017 PER: MIGLIOR FILM COMMEDIA/MUSICAL E ATTORE PROTAGONISTA (RYAN REYNOLDS).

CRITICA

"È il prodotto estremo (finora ) creato per i nerd, per il pubblico che naviga su internet e che sa come si fanno i film, e il mercato che c'è dietro. Quello che ama la comunicazione diretta e senza fronzoli (il regista Tim Miller usa apposta una fotografia da B-movie) e odia il politically correct. (...) il film gioca proprio sulla comunicazione informale di personaggi sopra le righe. E prende in giro serie tv, divi del cinema, icone del mercato globale, personaggi del fumetto, così come tutte le forme della nuova comunicazione social, emoticon compresi. Non ci si senta troppo vecchi se qualche battuta non si capisce, anche questo fa parte del gioco: il film si rivolge al 'ristretto' pubblico di chi il cinema lo segue attraverso la rete e che probabilmente conosce tutte le traversie produttive che il film ha dovuto attraversare (...). Gli altri si arrangino." (Luca Raffaelli, 'La Repubblica', 18 febbraio 2016)

"Già dai titoli di testa si capisce che 'Deadpool' non è un film sui supereroi come gli altri, anche perché nell'universo Marvel questo è uno dei personaggi più anticonformisti di sempre. Il film (...) gli rende omaggio nel modo giusto (...). Peccato, però, per l'eccesso di romanticismo fuori luogo." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 18 febbraio 2016)

"Non era facile (...) dopo la sua apparizione da 'villain' nel primo spin off di 'Wolverine' in cui combatteva con Hugh Jackman, renderlo il protagonista di un film dove ci saremmo dovuti anche appassionare alle gesta di un garrulo nichilista e magari affezionarci pure un po'. Ebbene, ci sono riusciti. Wilson è un mercenario più altruista di quello che sembra (...) Il film di Miller è una semplice avventura di vendetta del supereroe con lunghi e ben amalgamati flashback del tenerissimo amore con Vanessa grazie ai quali capiamo come Wade Wilson sia diventato Deadpool. C'è violenza comica, acrobatico humour verbale e costante revisionismo satirico. Ma se non ci fosse Ryan Reynolds, tutto questo autocitazionismo pop sarebbe diventato stucchevole onanismo per teenager brufolosi. Invece il quarantenne canadese è sublime per come sia anche in grado di soffrire senza alcuna battutina di contorno. E la brasiliana Morena Baccarin è una Vanessa per cui è automatico perdere la testa. In fondo il film è una grande storia d'amore. Alla 'Deadpool', però." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 febbraio 2016)

"Figura singolare nell'universo dei Marvel Comics, Deadpool è nato nel 1991 dalla fantasia di Fabian Nicieza e dalla matita di Rob Liefeld, i quali ne hanno fatto non un supereroe, ma un antieroe, la controparte dei «buoni» e dei «cattivi», che, superiori a tutti, popolano i fumetti della Marvel. Apparso in un ruolo secondario in «X-Men - Le origini: Wolverine», Deadpool (...), noto anche come il Mercenario Chiacchierone, è il protagonista dell'omonimo film: il regista statunitense Tim Miller, al suo debutto nel lungometraggio, ne fissa il ritratto, ne illustra il desueto, bizzarro comportamento (sa di essere il protagonista, si rivolge al pubblico, si pavoneggia, insulta e sbeffeggia i supercolleghi, gli attori di film e di serie televisive e anche se stesso) in un racconto dalla trama frammentata da frequenti ritorni al passato, che non compromettono, dopo l'insolita e divertente sequenza dei titoli di testa, il procedere stringato di un «action movie» violento e verbalmente scurrile, con parentesi comiche non sempre riuscite. Un film variamente anticonvenzionale, estraneo alla temperie spettacolare dei cinefumetti dedicati alle avventure dei supereroi (...)." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 23 febbraio 2016)

"Scanzonato, ironico, sboccatissimo, montaggio rap. Ok. Ma l'invenzione di un supereroe capace di mettere alla berlina il mondo dei supereroi funziona per un corto, poi si vorrebbe una storia più complessa. Si sta nel film grazie al vitale Reynolds." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 26 febbraio 2016)
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