Cuori senza frontiere

ITALIA - 1950
Cuori senza frontiere
In un paesetto italiano vicino al confine con la Jugoslavia, arriva un giorno la Commissione internazionale per la delimitazione dei territori confinanti. La Commissione traccia la nuova linea di confine che taglia in due il paese. Entro la mezzanotte gli abitanti devono scegliere: o con l'Italia o con la Jugoslavia. La famiglia Sebastian ha la propria casa nel territorio assegnato all'Italia, ma l'unico campicello è dall'altra parte. Il capo della famiglia, ex combattente della prima guerra mondiale, decide di rimanere con l'Italia, ma poi si lascia persuadere a passare dall'altra parte nella speranza di ricevere le sue terre e i buoi. Chi è passato subito alla Jugoslavia è Stefano, un meccanico progressista, innamorato di Donata Sebastian. Ma la ragazza nel frattempo s'è innamorata di Domenico, reduce italiano, al quale s'è segretamente promessa. Il tracciamento del nuovo confine ha portato lo scompiglio anche tra i ragazzini del villaggio che ad un certo punto fanno sparire uno dei paletti. Tra gli adulti è aperto conflitto...
  • Durata: 90'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, POLITICO
  • Produzione: CARLO PONTI PER LUX FILM
  • Distribuzione: LUX FILM - RCS FILMS & tv

NOTE

- SEGRETARIO DI EDIZIONE: PAOLO HEUSCH.

- SEGRETARIO DI PRODUZIONE: TULLIO KEZICH.

CRITICA

"Il film, di carattere polemico, mette in evidenza le due diverse ideologie che dividono spiritualmente gli abitanti del villaggio, ma esalta i valori positivi e condanna la menzogna, l'odio, la falsità. (...) Il lavoro non manca di pregi, ma è discontinuo. Buona la fotografia, efficace la recitazione di alcuni interpreti." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 28, 1950)

"Zampa non era il regista più indicato per svolgere problemi tanto importanti. Il suo mestiere e le sue possibilità sono piuttosto rivolti verso un genere leggero, di commedia di costume, in cui talvolta consegue risultati apprezzabili. E infatti in 'Cuori senza frontiere', le sole parti convincenti sono quelle atteggiate a una bonaria presa in giro di talune istituzioni tradizionali." (Vice, "Cinema", 49, 1 novembre 1950)
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