Cuori Puri

ITALIA - 2017
3,5/5
Cuori Puri
Agnese e Stefano sono molto diversi. Lei, 18 anni, vive con una madre dura e devota, frequenta la chiesa e sta per compiere una promessa di castità fino al matrimonio. Lui, 25 anni, è un ragazzo dal passato difficile che lavora come custode in un parcheggio di un centro commerciale confinante con un grande campo rom. Dal loro incontro nasce un sentimento vero, fatto di momenti rubati e di reciproco aiuto. Il desiderio l'uno dell'altra cresce sempre di più, fino a quando Agnese, incerta se tradire i suoi ideali, si troverà a prendere una decisione estrema e inaspettata.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: CARLA ALTIERI, ROBERTO DE PAOLIS, ALFREDO COVELLI PER YOUNG FILMS CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS
  • Data uscita 24 Maggio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dove l’avevamo già visto? Per esempio, in Corpo celeste di Alice Rohrwacher, ma anche in Fiore di Claudio Giovannesi, Non essere cattivo di Claudio Caligari e altrove. Ma anche così bene? No, forse no.

In cartellone alla Quinzaine des Réalisateurs del festival di Cannes, l’opera prima di Roberto De Paolis, Cuori puri, prende il titolo da una reale iniziativa di giovani e coppie che decidono di scegliere la castità fino al matrimonio, ma ancor prima inquadra – nelle parole del neoregista – “la verginità, vista come la perdita di un’illusione infantile di purezza e di perfezione: la verginità di un corpo, di un territorio che vogliono rimanere puri, senza mischiarsi con l’esterno”.

Il corpo è della cattolicissima Agnese (Selene Caramazza, brava), il territorio quel parcheggio di supermercato che il borgataro Stefano (Simone Liberati, superlativo) deve proteggere dagli zingari alla periferia di Roma (Tor Sapienza): una storia d’amore e due storie di precauzione, chi avrà la meglio? Nel cast Barbora Bobulova, Stefano Fresi e Edoardo Pesce, Cuori puri ha vita, verità e immediatezza, modelli europei dai Dardenne a Loach e Guédiguian, e un innegabile, prezioso merito: la macchina da presa non si sente mai superiore e migliore al milieu che inquadra. È un rischio sensibile quello di elevare a potenza lo stile su una realtà disadattata, povera, problematica, viceversa, qui la regia è empatica, solidale senza essere complice: stile agile, camera a mano, gli attori a guidare, l’improvvisazione per valore aggiunto da cogliere, l’immediatezza e l’imprevisto da carpire.

Con i piedi ben piantati per terra, nel nostro qui e ora: c’è la paura del diverso, di più, la concorrenza tra “l’italiano” e “lo straniero” che condividendo la stessa marginalità si fa acre, perfino disperata. Ma, forza di De Paolis e i suoi co-sceneggiatori Luca Infascelli, Carlo Salsa e Greta Scicchitano, il paradigma non ha mai la meglio sulla realtà, la carta sul territorio, l’esemplarità sulla vita.

E così si apre all’indagine e la rivelazione contro stereotipi e pregiudizi, si veda il don Luca (Fresi) filosofo e aperto, la madre di Agnese (Bobulova) contrita e violenta, lo spacciatore Lele (Pesce) genuino e coatto. Su questo piano cartesiano di indagine (ascissa) e identificazione (ordinata) troviamo buone cose, strappate a una finzione impastata e contaminata di verità: la “partita” a pallone, il sesso, le schermaglie con gli zingari. Senza tachicardia né aritmie, Cuori puri con il battito della realtà.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA; REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON UNICREDIT FACTORING AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO - FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- SELEZIONATO ALLA 49. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2017).

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2017 PER: MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE, ATTORE NON PROTAGONISTA (EDOARDO PESCE, CANDIDATO ANCHE PER "FORTUNATA" DI SERGIO CASTELLITTO) E ATTRICE NON PROTAGONISTA (BARBORA BOBULOVA, CANDIDATA ANCHE PER "LASCIAMI PER SEMPRE" DI SIMONA IZZO). SIMONE LIBERATI HA RICEVUTO IL PREMIO 'GRAZIELLA BONACCHI'.

- CANDIDATO AL DAVID DONATELLO 2018 PER:MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE.

- CANDIDATO AL GLOBO D'ORO 2018 COME MIGLIOR OPERA PRIMA.

CRITICA

"(...) la forza del film è soprattutto nella capacità di descrivere con giustezza un ambiente respingente (la povertà e la miseria morale di certe periferie) e illuminare le trappole che si nascondono dietro a convinzioni inossidabili (la fede che don Luca, affidato a Stefano Fresi, trasmette con zelo assoluto). È qui che De Paolis rivela qualità di scrittura e di regia davvero notevoli, nell'usare i toni e le parole più appropriate per restituire lo squallore di certe periferie ma anche le rabbie nascoste, le ansie giovanili, le paure dei diversi, i sogni destinati a finire. E lo spunto cronachistico che la sceneggiatura del regista, Luca Infascelli, Carlo Salsa e Greta Scicchitano rielabora (Agnese è stata violentata? da chi?) finisce per diventare quasi insignificante di fronte alla forza con cui il film sa trovare una strada originale per raccontare un mondo che in tanti vorrebbero dimenticare." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 24 maggio 2017)

"(...) basato sull'osservazione diretta e approfondita della realtà, su una riscrittura sul campo e sulla ricerca di drammi non borghesi, secondo la lezione del miglior cinema documentario. Una lezione che non riguarda solo la superficie di realismo o di verosimiglianza, ma anche la costruzione interna a ogni scena, la maniera di montare, la scelta di cosa tenere dentro e fuori campo. De Paolis ha smontato e ricucito la trama del film negli anni, attraverso il confronto diretto con la realtà di Tor Sapienza, periferia Est di Roma, quest'opera di adattamento, di correzione dello sguardo, diventa potenza drammaturgica, con dialoghi che nessuno sceneggiatore potrebbe ideare a tavolino, attori trascinanti che fanno tutt'uno col ruolo, location mai pretestuose. Tanto è vero che verso la fine, quando la storia deve pur sempre procedere in maniera tradizionale, gli avvenimenti si affastellano un po'. Ma se si avvertono queste stonature, è proprio perché il resto del film ha invece una resa perfetta, da cui traspare l'amore del regista per i personaggi, rivendicato fin nelle ultime immagini." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 24 maggio 2017)

"De Paolis evidenzia con piglio realistico all'italiana quel tanto di cornice necessaria a caratterizzare il contesto socio/familiare dietro i due personaggi; mentre per pedinarli nel loro amore privilegia un fresco tocco naturalistico alla francese: e sullo schermo le due anime di cinema, proprio come i cuori puri del titolo, si fondono armonicamente." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 maggio 2017)

"La fede, il diritto di sbagliare, la ricerca e della propria identità, l'amore e il pregiudizio. Intorno a questi temi ruota la bella opera prima di Roberto De Paolis (...) Girato nelle difficili periferie romane di Tor Sapienza, il film esplora dunque cuori umani e geografie urbane attraverso lo sguardo pulito dei suoi protagonisti, interpretati da Selene Caramazza e Simone Liberati, due presenze forti, ai quali si affiancano Barbora Bobulova, che regala inquietudine, tensione e disagio a una madre dalla religiosità opprimente, e Stefano Fresi, che offre umanità e compassione a un sacerdote, ministro di una Chiesa aperta e contemporanea." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 24 maggio 2017)

"Per arrivare alla credibilità De Paolis ha penetrato le viscere degli ambienti rappresentati, semantica di un vivere ascetico vs criminale. I due attori (Simone Liberati e la deb Selene Caramazza) hanno trascorso mesi fra comunità cattoliche e parcheggi limitrofi ai campi rom, crescendo loro stessi di una consapevolezza adulta: quando il cinema è anche auto-formativo." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 24 maggio 2017)

"Un quadro di guerra fra poveri disperato ma sincero, dipinto con regia leggera a sostenere l'improvvisazione. De Paolis (...) resta in ascolto, non si impone, propone un esordio che fa ben sperare." (Ilaria Ravarino, 'Il Messaggero', 24 maggio 2017)

"(...) Caramazza, brava (...) Liberati, super (...) il film echeggia per habitat e mood Caligari e Giovannesi in Italia, i Dardenne e Guédiguian in Europa, con un surplus di senso: la regia non si sente mai migliore di quel che inquadra. Il battito sociale e antropologico è quello dell'Italia oggi: paura del diverso, abbandono delle istituzioni. Al netto di qualche imperfezione e titubanza dell'esordiente, dietro la macchina da presa si scorge un bel futuro." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 25 maggio 2017)

"In forma quasi documentaristica (eccellenti risultati di improvvisazione ed editing), con due interpreti già memorabili, è un'opera precisa e compatta che non perde un elemento per strada, anzi li porta tutti a un approfondito equilibrio unitario: l'alterità, la passione, la paura, il lavoro, la verginità, la libertà, il futuro. Il miglior esordio di questi anni." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 25 maggio 2017)

"Appassionato e intenso dramma sociale nella degradata periferia romana. (...) Un film sincero diretto da un esordiente, con qualche lungaggine e due bravissimi protagonisti." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 giugno 2017)
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