Cuori in Atlantide

Hearts in Atlantis

USA - 2001
TRAMA BREVE
Il cinquantenne Bobby Garfield, torna nella sua città natale per il funerale di uno dei suoi amici d'infanzia. Durante la permanenza non può fare a meno di visitare la casa in cui è cresciuto, ridotta a un rottame. Attraverso la finestra che usava per guardare in casa del suo amore, Carol Gerber, Bobby rivive il proprio passato. Il giorno del suo undicesimo compleanno la madre Liz, anziché la bicicletta da sempre desiderata, regala a Bobby una tessera per la biblioteca. D'improvviso un giorno, sulla porta di casa appare un uomo misterioso, Ted, che affitta una camera da loro, entra in sintonia con Bobby ma fa nascere qualche sospetto in Liz. Man mano che la loro amicizia cresce, Ted chiede a Bobby di leggergli tutti i giorni il giornale e in più, per un dollaro a settimana, di tenere gli occhi aperti perché ci sono strani uomini che lo cercano. Poco a poco Ted diventa per Bobby quella sorta di figura paterna che non ha mai avuto. E quando l'uomo gli parla della possibilità di poter comperare la bicicletta che ha sempre desiderato, Bobby comprende che ha il potere di guardare nell'animo della gente.

TRAMA LUNGA
Per Bobby Garfield, affermato fotografo, la morte di Sully, un amico d'infanzia, è l'occasione per ritornare nei luoghi dov'è cresciuto e recuperare con la memoria i ricordi dell'estate del 1960. Bobby è un ragazzino di 11 anni, orfano di padre e alle prese con una madre egoista. Trascorre le sue giornate con due coetanei: Carol, con cui vive l'indimenticabile primo amore, e Sully. La vita tranquilla di Bobby viene rivoluzionata dall'arrivo, nell'edificio in cui vive, di un anziano inquilino, Ted Brautigan, uomo misterioso con poteri psichici paranormali e con strani attacchi di assenza. Bobby comincia a fare qualche lavoretto per lui, in modo da guadagnare i soldi per comprarsi la tanto sospirata bicicletta. Il suo compito consiste nel leggergli tutti i giorni il giornale e nell'avvertirlo dell'arrivo dei cosiddetti "uomini bassi", che lo stanno cercando per utilizzare i suoi poteri per loschi scopi. Ted e Bobby finiscono per legare, anche perché l'anziano riserva al ragazzino tutte quelle attenzioni che da sempre gli sono mancate. Grazie a Ted, Bobby non solo recupera il ricordo del padre ma entra con coraggio nel mondo degli adulti. Bobby vive un'estate bellissima e breve, prima che succeda l'inevitabile. Ted, denunciato dalla mamma di Bobby, viene catturato. Bobby e la madre invece si trasferiscono in un'altra città. Finto il flashback, Bobby adulto torna così nella vecchia casa teatro di quelle lontane avventure, e qui incontra Molly, la figlia di Carol. L'amica d'infanzia è morta e alla figlia Bobby regala una sua foto da bambina.

CAST

CRITICA

"Torna lo Stephen King intimista di 'Stan by me' (...) Peccato che, malgrado la sceneggiatura di William Goldman e le luci magnifiche di Piotr Sobocinski (scomparso nel frattempo), 'Cuori in Atlantide', di Scott Hicks, anche 'ripulito' dal paranormale, resti elegiaco, zuccheroso, spesso ovvio, calligrafico". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 gennaio 2002)

"Tra l'atmosfera metafisica di 'Unbreakable' e un 'come eravamo' in provincia, c'è questa delicata, forse un po' convenzionale, avventura d'infanzia estratta da uno dei racconti dell'omonima raccolti di Stephen King, a cui si deve certamente l'atmosfera della normalità familiare inquinata da un elemento perturbante, imprevedibile, atmosfera assecondata dalla regia di Hicks, premiato per il celebre e riuscito 'Shine'. Nuoce però la tendenza a trasformare, a tutti i costi, la vicenda di Bobby in un'esperienza edificante racchiusa in una nobile confezione che perde verità. Ottimi attori per un pomeriggio quasi lacrimevole". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 18 gennaio 2002)

"Artigiano cresciuto alla scuola degli artigiani di una volta, Hicks firma tanta nostalgia, immettendovi perfino un po' di rallentatore, nei momenti di paura. Il resto del film è commedia rétro, corredata da bottiglie di vetro di Pepsi e prime confezioni in tetrapak del latte, auto d'epoca e canzoni dei Platters". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 25 gennaio 2002)

"Da sempre la letteratura soccorre il cinema come alimento dell'immaginario. Ma potranno i libri, le storie lì raccontate, salvare il cinema? (...) C'è parola, anche la più incredibile, che non possa essere trasformata in immagine cinematografica? E a quale prezzo? Il prezzo della traduzione, si direbbe nel caso dell'ultimo film di Scott Hichs 'Cuori in Atlantide' per l'appunto tratto-tradotto dall'omonimo libro di Stephen King. E' questo il caso di un film letteralmente e letterariamente salvato da un libro che riannoda, come spesso nel King più serio, la Storia, qui americana, con quella di uomini singoli dotati di poteri particolari, come avveniva in 'Il Miglio verde'. (...) Il film segue l'evoluzione con quella classica linearità che contraddistingue il genere, restituendo onestamente ma senza sussulti il clima di un'epoca di paure". (Dario Zonta, 'l'Unità', 18 gennaio 2002)

"Tratto dall'omonimo romanzo di Steven King, 'Cuori in Atlantide' aveva le premesse per risultare un film riuscito. E' diretto con finezza psicologica da Scott Hicks, il regista di 'Shine'; illuminato in chiave di nostalgia dal compianto Piotr Sobocinski, il magico direttore di fotografia dei capolavori di Kieslowski al quale il film è dedicato; è interpretato con classe suprema da Anthony Hopkins in coppia con uno straordinario undicenne di nome Anton Yelchin. Inoltre è scritto da William Goldman, valente sceneggiatore che nel'90 aveva ben adattato per lo schermo 'Misery non deve morire'. Insomma, tutto faceva pensare che il romanzo di King fosse caduto in buone mani e invece non è andata così. Composto di cinque episodi che vanno a coprire un arco di quarant'anni, dal 1960 al 1999, 'Cuori in Atlantide' è un requiem sulla generazione del Vietnam. Aver scelto di raccontarne solo la prima parte è già di per sé un arbitrio, ma non è questo il vero problema. Chissà se per volontà propria o della produzione, Goldman ha lavorato a edulcorare ed appiattire gli aspetti inquietanti della vicenda, togliendo forza e credibilità a un piccolo romanzo di formazione che rievoca un'infanzia in delicato equilibrio fra spensieratezza e trauma. Per non parlare del fatto che in questo modo viene completamente tradito lo spirito di un libro che comunica allarme, precarietà e sofferenza a ogni pagina". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 21 gennaio 2002)

"Come Messaggero d'amore, 'Cuori in Atlantide' di Scott Hicks è un film sul potere taumaturgico della memoria e sull'analisi dei ricordi. E poiché ci si ispira a un racconto del thrillerman Stephen King in cui il bravo Anthony Hopkins è un misterioso veggente, si può dire che sia un mix tra 'Stand by me' e 'Il sesto senso'. Pur lasciando, come dice qualcuno, molti quesiti aperti e domande irrisolte sul fronte del razionale, il film è un'elegia sul Tempo, con tutte le sue emozioni, e sulla disperata, faustiana e ben nota impossibilità di fermarlo. (...) Il senso è che le cose cambiano, sempre e comunque, anche contro la nostra volontà....". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 gennaio 2002)

"Tratto dalla raccolta 'Cuori in Atlantide' pubblicata da Stephen King nel 1999, il film ripercorre le atmosfere e il tema che avevano decretato il successo di 'Stand By Me - Ricordo di un'estate'. Si tratta quindi del racconto nostalgico di un passaggio nell'età adulta che avviene durante un'estate dove l'aria è carica di umori vorticosi e di misteri. Il rapporto tra l'anziano sensitivo e il suo giovane amico, al quale per un attimo regala la possibilità di provare il suo dono, è descritto aderendo fedelmente all'atmosfera creata dallo scrittore, che spesso ama allontanarsi un po' dai consueti sentieri dell'horror, riscattando così la timida regia di Scott Hicks". (Fabrizio Liberti, 'Film Tv', 22 gennaio 2002)

"Il problema del film di Hicks è che le scintille sono sparse qua e là in disordine, sono piccole luccicanze che brillano per se stesse. La fotografia di Piotr Sobocinski, direttore della fotografia di Kieslowski, la scrittura di William Goldman, autore tra le altre cose dell'adattamento di 'Misery', la presenza magnetica di Hopkins da sempre abituato a recitare con gli occhi, sono piccoli fuochi in un film che non brilla mai per intero. Il primo dialogo tra Hopkins e Bobby suona più o meno così i 'Tu sai tutto quello che succede in questa strada?'. 'Certo. Perché non succede niente'. In un film sulle previsioni, qualcuno può interpretarlo come un indizio". (Alberto Fassino, 'Film Tv', 1 febbraio 2002)
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