Cuore selvaggio

Wild at Heart

USA - 1990
Cuore selvaggio
Sailor Ripley, uno sfrontato carcerato in libertà vigilata, s'imbatte nella giovanissima Lula Pace, squinternata ragazza del North Carolina, sempre in preda agli incubi in seguito a uno stupro subito quando era appena adolescente. Lula è fuggita di casa per sottrarsi al dispotismo dell'eccentrica madre, sgualdrina ubriacona e dissoluta, e ora si rifugia fra le braccia di Sailor, colpita da una passione fatale. I due si propongono di raggiungere il Texas, dove Sailor conta di poter sfuggire ad ogni controllo della giustizia. Ma la megera-madre - rifiutata da Sailor cui si è offerta senza reticenze - sguinzaglia alle calcagna dei due i suoi killer ex-amanti, per recuperare la figlia ed eliminare Sailor. Agghindato in una ridicola giacca di finta pelle di serpente, Sailor si trascina dietro l'insaziabile Lula di motel in motel, abbandonandosi con lei ad una fitta serie di orge sessuali, diligentemente rappresentate in tutti i dettagli, e sfuggendo puntualmente agli appostamenti dei killer degenerati e psicopatici che li inseguono. Ma alla fine, a corto di denaro, Sailor si induce a partecipare a una rapina e finisce di nuovo in prigione. Quando, dopo cinque anni, riacquista nuovamente la libertà, trova Lula ad attenderlo col bambino avuto da lui. Superata l'iniziale esitazione, corre ad abbracciarla e le canta "Love Me Tender", vera parodia della tenerezza, dopo tutta una storia di deliri erotici ossessivi e di perversioni repellenti.
  • Altri titoli:
    David Lynch's Wild at Heart
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION, SCOPE
  • Tratto da: romanzo "Wild at Heart: The Story of Sailor and Lula" di Barry Gifford
  • Produzione: MONTY MONTGOMERY, STEVE GOLIN, SIGURJON SIGHVATSSON
  • Distribuzione: FILMAURO (1990) - PANARECORD

NOTE

- PALMA D'ORO AL FESTIVAL DI CANNES 1990.

CRITICA

"Il film alterna il dettaglio spaventoso, barbaro e kitsch ad inaudite dosi di sarcasmo, capaci di diradare l'effetto iperrealistico in una deformazione da fumetto pornopop." (Valerio Caprara, 'Il Mattino')

"Sarcastica e irascibile questa 'love story tra due deficienti' (così Lynch l'ha definita) ridicolizza l'eterno confronto bene male nel contrasto istinto repressione. 'Cuore selvaggio' batte al ritmo di mostruosi zolfanelli che accendono lo schermo e sono l'emblema dei sussulti di un immaginario titanico." (Bruno De Marchi, 'L'Avvenire')

"Anche in 'Velluto blu', angoscioso incubo onirico, era già presente una dimensione ironica così come non mancava il ricorso al kitsch, ma nel ramificato 'Cuore selvaggio' l'ironia è più esplicita, aggressivamente più ostentata e ridondante, e il kitsch dilaga con una naturalezza tracotante." (Morando Morandini, 'Il Giorno')

"E' un catalogo, un condensato talmente esasperato da perdere ogni riferimento ragionevole per servire soltanto il cinema dalle sensazioni e dalle emozioni scioccanti, il cinema che scuote e abbaglia, che lascia tramortiti, come accadeva al tempo dei pionieri." (Alfio Cantelli, 'Il Giornale')
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