Cuore sacro

ITALIA - 2005
Cuore sacro
Irene Ravelli ha ereditato dal padre non solo il patrimonio, ma anche uno spiccato senso degli affari. Ottenuto il dissequestro dell'antico Palazzetto di famiglia, Irene scopre che una delle stanze, abitate un tempo dalla madre, è rimasta intatta come se la donna ci abitasse ancora. Il fantasma della madre e l'incontro con una straordinaria bambina, Benny, generano in Irene un conflitto che la porta ad un totale cambiamento.
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: R&C PRODUZIONI
  • Distribuzione: MEDUSA - DVD: CG HOME VIDEO (2012)
  • Data uscita 25 Febbraio 2005

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Irene Ravelli (Barbora Bobulova) è una giovane e spregiudicata imprenditrice immobiliare che, sotto la guida della spietata zia Irene (Lisa Gastoni), ha accresciuto il patrimonio paterno. Impegnata in una speculazione edilizia sull'antica dimora familiare, Irene entra in relazione col fantasma rimosso della madre e con Benny, una bambina responsabile di piccoli furti e grandi slanci di generosità. Il cortocircuito tra questi stimoli porta Irene a una profonda crisi d'identità, dove le logiche esistenziali dell'impresa lasciano posto alla dimensione della solidarietà, sospesa tra la follia e l'altruismo. Ferzan Ozpetek parte da eventi biografici (la scomparsa di persone care) per interrogarsi sul destino dell'uomo dopo la morte: "Quale è il senso della vita? Dove va chi muore? Queste domande - afferma il regista - hanno reso urgente la realizzazione di Cuore sacro, il mio film più difficile." In effetti, il film, sebbene non possa dirsi risolto, è coraggioso. Muovendo dalla stessa tematica già esplorata da Roberto Rossellini in Europa '51, il regista italo-turco mette in scena la parabola tracciata da Irene: dalla ferrea logica d'impresa all'apertura incondizionata all'altro nei canali dell'assistenza ai diseredati e ai marginali. Un percorso che ha molte analogie con quello di S.Francesco: l'exemplum del santo che parlava agli animali affiora nell'empatia che Irene sperimenta con la natura e nel suo pubblico denudarsi alla stazione. Ma Ozpetek non si rifà direttamente all'esperienza cristiana: la sua ottica si nutre di sincretismo e di una religiosità di matrice laica. Il film, tuttavia, non è adeguatamente sostenuto dall'architettura stilistica: il regista nato a Istanbul accusa evidenti debolezze nella direzione degli attori e una sceneggiatura incline al didascalismo, a cui cerca invano di rimediare con una regia enfatica. Allo spettatore resta comunque la possibilità di scorgere il secondo cuore che ognuno di noi custodisce nel petto: quello sacro.

NOTE

- DAVID DI DONATELLO 2005 A BARBORA BOBULOVA COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA E AD ANDREA CRISANTI COME MIGLIOR SCENOGRAFO. IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA, MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (ERICA BLANC E LISA GASTONI), MIGLIOR DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA, MIGLIOR MUSICISTA, MIGLIOR COSTUMISTA, MIGLIOR MONTATORE E MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA (MARCO GRILLO).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2006 PER: SOGGETTO, ATTRICI NON PROTAGONISTE (ERICA BLANC E LISA GASTONI), SCENOGRAFIA.

- LE SCENE IN ESTERNO PER LE VIE DI ROMA SONO GIRATE NEL RIONE MONTI, TRA VIA DEL COLOSSEO E VIA DEL CARDELLO.

CRITICA

"Con le migliori intenzioni. E anche con un prezioso imprinting cinéfilo, una fotografia eccellente e una grande sensibilità di scrittura cinematografica. Ma 'Cuore sacro' finisce con l'autodistruggersi per la clamorosa ingenuità con la quale vengono via via spiattellati il suo accorato messaggio, la sua ansia redentoristica, il suo thrilling più mistico che francescano. La scelta più penalizzante del bravo quanto confuso Ferzan Ozpetek è quella di scegliere come protagonista-campione dell'odierna società disumanizzata nientedimeno che una rampante palazzinara milanese: una testa di turco, per carità, credibile, ma ormai usurata da ogni sorta di farsa, persino dai macchiettoni natalizi di Boldi & company. (?) Senza adeguata protezione narrativa il film s'impiglia negli omaggi a Rossellini e Pasolini estremizzando, purtroppo, soltanto l'estasi di una musica tonitruante. Tra slogan sulla globalizzazione, appelli alla pace tra religioni e visite guidate alle catacombe dei disperati metropolitani, il tema del volontariato ci starebbe bene; peccato che sia risolto da un goffo spogliarello in metrò e dalla puntuale riapparizione della petulante biondina in veste soprannaturale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 26 febbraio 2005)

"Già queste scene fanno intuire quanto sia insolito, coraggioso e rischioso il nuovo film del regista della 'Finestra di fronte': un coraggio raro nel nostro cinema, di cui gli diamo atto con ammirazione. E tuttavia le immagini, impeccabili per grammatica e sintassi, non solo al livello di ambizioni così alte, non lasciano graffiti nella fantasia dello spettatore, stentano a dare forma al travaglio febbrile dell'imprenditrice senza scrupoli convertita in angelo della carità per vecchi e 'nuovi poveri'. Qualcosa di simile accade con le citazioni disseminate lungo il film, dalla sequenza della piscina ('Il bacio della pantera') al santo strip-tease d'Irene ('Teorema' di Pasolini, autore col quale Ozpetek condivide il bisogno di sacro); eleganti, ma più optional che necessarie. Ormai legata a filo doppio a ruoli di smarrimento interiore, Barbora Bobulova si offre in olocausto con l'opportuna dedizione." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 26 febbraio 2005)
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