Confessioni di una mente pericolosa

Confessions of a Dangerous Mind

CANADA, GERMANIA, USA - 2002
Confessioni di una mente pericolosa
Chuck Barris ha una doppia, leggendaria, vita segreta. Di giorno, infatti, è un celebre ideatore e conduttore di show televisivi, mentre di notte si trasforma in uno spietato agente della CIA con il gusto di commettere omicidi. Giovane, energico e concentrato, Barris scala rapidamente i gradini del successo in entrambe le professioni. Mentre in tv inventa quiz innovativi e popolari come 'Il gioco delle coppie' e 'The gong show', per conto del governo degli Stati Uniti diventa un killer affidabilissimo. Ma quando l'amore fa capolino nella sua vita le cose, inaspettatamente, cominciano a cambiare.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Chuck Barris (ed. Sonzogno).
  • Produzione: ALLIED FILMMAKERS, MIRAMAX FILMS, BROADWAY VIDEO, KUSHNER-LOCKE COMPANY, MAD CHANCE, NPV ENTERTAINMENT, SECTION EIGHT LTD., VILLAGE ROADSHOW PRODUCTIONS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES, DVD: EAGLE PICTURES HOME VIDEO (2008)
  • Vietato 14
  • Data uscita 24 Aprile 2003

NOTE

- ESORDIO ALLA REGIA DI GEORGE CLOONEY.

- PRODUTTORI ESECUTIVI: GEORGE CLOONEY, STEVEN SODENBERGH, STEPHEN EVANS, ANGUS FINNEY.

- REVISIONE MINISTERO MARZO - APRILE 2003

CRITICA

"La tv spazzatura diventa insomma il set ideale della mente distorta di Barris, che a suo dire trascinava gli sposini premiati nei suoi show in posti improbabili come Helsinki o Berlino Ovest solo per usarli come copertura delle sue attività segrete. Ed ecco lo stesso Clooney individuare e addestrare il sessuomane Barris, che prima del successo colleziona risse e frustrazioni con caparbietà da assassino potenziale. Ecco Barris alternare efferate esecuzioni ad acrobatici amplessi con una spiritosissima e disinibita Julia Roberts. Ecco Clooney accumulare pezzi di bravura e strizzate d'occhio, coinvolgendo perfino Brad Pitt e Matt Damon in un'esilarante comparsata. Ben servito dallo scintillante copione di Charlie Kaufman, che dopo 'Essere John Malkovich' e 'Adaptation' continua a esplorare l'interfaccia fra la mente e lo spettacolo. Perché non siamo più della stoffa di cui son fatti i sogni, ma di quella di cui sono fatti cinema e tv". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 aprile 2003)

"La qualità della sceneggiatura di Charlie Kaufman risiede nella capacità di sottolineare i rapporti che intercorrono fra l'America, euforica e narcotizzata, dalla tivù in fase di irresistibile ascesa e i delitti dei servizi segreti: in fondo, due forme di cinismo perfettamente complementari. Clooney adotta un'iconografia alla 'Tenenbaum', ricalcando climi e colori d'epoca, e dà alla storia un ritmo grottesco e concitato, prossimo allo stile del suo amico (e, qui, produttore) Steven Spielberg; salvo sostituirvi, verso la fine, un tono progressivamente più drammatico. Col limite veniale di una certa discontinuità, 'Confessioni di una mente pericolosa' rappresenta quel che si dice un buon debutto". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica, 26 aprile 2003)

"Considerato sotto il profilo paradossale e depressivo, c'è anche da sottolineare che il film presenta la centrale dei servizi segreti come un'organizzazione dalla pistola facile, mentre se si prende in mano un libro serio come 'La disfatta della Cia' di Baer ci si rende conto che oramai per qualsiasi operazione bisogna riempire montagne di moduli burocratici (...) Per quanto riguarda il film, esistono certi valori di atmosfera e di taglio; e fra gli interpreti figurano bene lo stesso Clooney come arruolatore del superkiller, Julia Roberts in veste di Mata Hari e Rutger Hauer che esprime tutta la stanchezza dello spione invecchiato". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 26 aprile 2003)

"Con dispettosa intelligenza Charles Kaufman, lo sceneggiatore candidato all'Oscar per il sibillino 'Adaptation' dove si inventò addirittura un gemello collaboratore scrivente, ha indicato di raccontare la strana vicenda nello stile antirealistico, colorato e pop dell'epoca in cui si svolge: tutto un procedere fra allusioni e strizzate d'occhio, un modo che in fin dei conti sembra suggerire una gigantesca finzione. Il risultato non riesce ad essere del tutto convincente proprio per l'eccesso di intellettualismo; e anche per un'accentuazione dell'aspetto depressivo della personalità del protagonista. Il bravissimo Sam Rockwell sa comunque imprimere a Chuck Barris una sfaccettata individualità insieme arrogante e fragile, cinica e disarmante. E può contare su un contorno di classe: Clooney stesso nella parte di un sinistro reclutatore della CIA e Julia Roberts riproposta in un ruolo insolito se la godono a fare le spie come le reinventa il cinema". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 27 aprile 2003)

"Clooney sceglie, per il suo esordio alla regia, una storia che trasuda anni Settanta come va di moda adesso, che gli permette di giocare a fare Soderbergh e di demolire, giocando sull'ambiguità, il sogno americano. E c'è anche Julia Roberts - Mata Hari. Troppo facile". (Paola Piacenza, 'Io Donna', 17 maggio 2003)
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