Colonia

GERMANIA - 2016
Cile, 1973. Nel paese è in atto il colpo di Stato contro il Generale Pinochet. Una coppia di cittadini tedeschi, Lena e Daniel, si ritrova coinvolta nel drammatico evento. Daniel, infatti, viene sequestrato dalla polizia segreta e Lena inizia la sua disperata ricerca. Le indagini conducono la ragazza nel Sud del Paese dove, in una missione gestita dal predicatore laico Paul Schäfer e nota come Colonia Dignidad, ritrova finalmente Daniel. In realtà, la "Colonia" è una setta da cui nessuno è mai riuscito a uscire. Nel tentativo di salvare il marito, Lena deciderà quindi di entrare nella setta. Ispirato a fatti realmente accaduti.

CAST

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON PROSIEBEN, SKY; CON IL SUPPORT DI: FILMFERNSEHFONDS BAYERN, MEDIENBOARD BERLIN-BRANDENBURG, FFA GERMAN FEDERAL FILM BOARD, GERMAN FEDERAL FILM FUND (DFFF), LUXEMBOURG FILM FUND, PROGRAMMA MEDIA DELL'UNIONE EUROPEA.

CRITICA

"Un 11 settembre tremendo prima delle Torri Gemelle fu nel '73 quello del colpo di stato di Pinochet in Cile che il cinema di Pablo Larraín si è preso la briga di ricordare. Il film di Gallenberger (...), s'ispira alla peggior realtà inseguendo i destini di due giovani oppositori al regime. (...) Di Pinochet il film s'è quasi dimenticato anche se alla fine vengono fuori altarini scomodi, peccati mortali di una Germania ostaggio del suo passato horror. (...) nell'opera non c'è traccia di nazi e il regista «usa» il golpe di Pinochet ai fini di un thriller che avvince nonostante le pecche della sceneggiatura. Ma ci sono i due mostruosi caratteri infernali (Michael Nyqvist e Richenda Carey), intorno ai fuggitivi radical di bella presenza, Daniel Brühl, ex «bastardo» di Tarantino e Emma Watson, Hermione di 'Harry Potter'." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 maggio 2016)

"Un paio d'anni fa l'ottima Lucia Puenzo si impantanò nell'affascinante ma malriuscito 'The German Doctor - Wakolda' (...). Oggi invece arriva in sala questo 'Colonia', altra storia di nazisti in America Latina, a suo modo, che batte strade senz'altro meno ambiziose ma con risultati molto più convincenti se si accettano certe soluzioni un po' di grana grossa, da puro cinema di genere (...) un sordido Michael Nykvist, la cosa migliore del film (...). Tra musiche allarmanti e dettagli horror (bella l'idea di scandire i giorni con la planimetrie delle varie parti di Colonia), Gallenberger non ci va con la mano leggera, anche se la scena più agghiacciante è quella in cui Pinochet in persona passa - festeggiatissimo - a Colonia Dignidad per trattare l'acquisto di armi e gas asfissianti prodotti in loco (e questa non è affatto finzione). E se non bastasse, più delle avventure dei protagonisti gela il sangue scoprire, altra verità storica, che l'ambasciata tedesca sapeva benissimo cosa succedeva a Colonia, e proteggeva con ogni mezzo quel 'guru' complice dei torturatori golpisti. Altro che fantasie horror. L'orrore vero, ce ne fossimo dimenticati, abita nella Storia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 maggio 2016)

"Sembra proprio che, almeno per il cinema-spettacolo, i più sanguinosi golpe della storia siano interessanti solo se i personaggi coinvolti sono di nazionalità americana o europea. Era così in 'Missing' e nel recente 'No Escape'; ed è ancora così in 'Colonia', che riduce a 'romance' la realtà dell'infame Colonia Dignidad (...). Sempre alla ricerca di ruoli adulti che la emancipino da Hermione Granger, Emma Watson affronta le peggiori situazioni in una versione iperbolica della fanciulla coraggiosa. Peccato che alcune scene ricordino gli imbarazzanti film italiani di 'nazisploitation' anni 70." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 26 maggio 2016)

"A parte l'interesse dell'argomento, il film convince per l'ambientazione, un comprensorio in stile bavarese nel cuore del Sud America; e per la surreale atmosfera di favola horror impressa al racconto (...). Meno riuscita è la parte fiction che narra l'avventurosa fuga degli amanti Emma Watson e Daniel Brühl, finiti reclusi in quell'inferno. Gli attori se la cavano, ma sull'insieme tira un'artificiosa aria di thriller internazionale." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 maggio 2016)

"E' una bella storiona ben raccontata, coi suoi buoni veramente buoni e i suoi cattivi tanto tanto cattivi. Difficile non farsi coinvolgere e non identificarsi in qualche modo colla coppia in fuga. Anche perché Emma Watson è un'azzeccata eroina e Michael Nyqvist (...) è memorabile, allucinante nei panni di Schafer, un 'villain' eccezionale. Il consiglio è prenderlo come un bel romanzone storico, ben raccontato secondo i vecchi schemi del melodramma (Florian Gallenberger è un bravo regista, ma i suoi moduli narrativi risalgono all'anteguerra). (...) l'impatto di 'Colonia' non è quello del grande film civile, ma più prosaicamente di un thriller con molti momenti horror. Villa Baviera sembra il castello di Dracula, gli scherani di Schafer la legione dei Non-Morti. E le allusioni a Mengele danno un'ulteriore coloritura romanzesca alla trama. Che così risulta più divertente. Ma anche meno seria." (Giorgio Carbone, 'Libero', 26 maggio 2016)

"Esasperato drammone che rievoca i giorni bui del golpe del 1973 in Cile. (...) Il folle torturatore, oltranzista della fede, si lascia abbindolare un po' troppo facilmente dal duetto di colombi innamorati." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 maggio 2016)

"Efficace la ricostruzione della schiavitù di uomini, donne e bambini (un coretto biondo per l'orco) mantenuta con pasticche ed elettroshock, ma la fiction della coppia (un fotografo e una hostess) in fuga dall'invalicabile perimetro non ha la complessità necessaria, imita alla svelta il film carcerario, sbriga un finale con scarse spiegazioni. Tenebroso il guru Nyqvist, vittime di sceneggiatura incompleta la Watson e Brühl." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 28 maggio 2016)
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