Cinquanta sfumature di grigio

Fifty Shades of Grey

USA - 2014
Storia della passionale relazione tra Anastasia Steele, studentessa di letteratura, e l'affascinante ma tormentato miliardario Christian Grey.

CAST

NOTE

- ANTEPRIMA AL 65. FESTIVAL DI BERLINO (2015) NELLA SEZIONE 'BERLINALE SPECIAL-GALA'.

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2016 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("LOVE ME LIKE YOU DO").

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2016 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("EARNED IT (FIFTY SHADES OF GREY)").

CRITICA

"Doveva essere la camera delle meraviglie (e del piacere proibito) di 'Cinquanta sfumature di grigio', ma il film di Sam Taylor-Johnson - e della scrittrice E.L. James, che ha confessato di essere stata molto presente sul set per verificare la corrispondenza tra il suo romanzo e la trasposizione cinematografica - non mantiene praticamente nessuna promessa. Né di essere trasgressivo, né erotico né, tantomeno, appassionante. (...) siccome bisogna far capire che oltre al sesso ci sarà anche romanticismo, ecco che la storia viene stiracchiata da tutte le parti. (...) lo spettatore si aspetta che finalmente inizino le danze e che le fantasie erotiche responsabili dei 100 milioni di copie dalla trilogia letteraria prendano forma sullo schermo. Nemmeno per idea: tutto si riduce a qualche sculacciata innocente, a legare Anastasia alla spalliera del letto e all'uso (molto contenuto) di qualche frustino. Siamo al livello meno uno dell'erotismo «proibito» e vien da rimpiangere '9 settimane e ½', dove almeno Mickey Rourke e Kim Basinger davano l'impressione di divertirsi. Qui niente: lui non cambia espressione neanche a martellate e lei squittisce e si dimena nello stesso modo, che la si sfiori o la si sculacci. (...) Raccogliticcio e scopiazzato (sembra la versione porno-soft di 'Pretty Woman': lei vuole essere accettata come donna e non come oggetto sessuale e lui resiste. Là c'era l'aereo privato e qui l'elicottero, tutti e due hanno la parentesi musicale al piano, ma nel film di Marshall si rideva, qui si sbadiglia), algido e patinato come le case di Christian, queste sfumature annientano qualsiasi fantasia erotica e confermano l'incapacità di Hollywood di sfruttare i margini di libertà (anche sessuale) che si era conquistata. E noi tremiamo al pensiero che il finale (il film termina su un ascensore che si chiude) sembra fatto apposta per lanciare la seconda puntata..." (Paolo Mareghetti, 'Corriere della Sera', 12 febbraio 0215)

"Artista, fotografa e regista ('Nowhere Boy', su John Lennon) l'inglese trapiantata a Los Angeles Samuel Taylor Johnson era una scelta interessante per portare al cinema 'Cinquanta sfumature di grigio'. Non tanto perché è una donna, o per il suo trascorso nel cinema erotico ('Death Valley', otto minuti e mezzo di un uomo che si masturba sulla ghiaia del deserto californiano nel film omnibus 'Destricted', del 2008), ma per il corto circuito che si sarebbe potuto creare tra il linguaggio «alto», rarefatto, del mondo delle arti visive in cui si muove Taylor Johnson e quello al gusto «doppia panna» dell'erotismo confezionato per le masse che ha fatto della trilogia di E.L. James un caso letterario internazionale. In effetti, l'occhio algido, elegante/frigido della regista abbassa notevolmente la temperatura del ridicolo che contraddistingue parecchi passaggi della prosa del libro. Sfortunatamente, la coolness e una certa freschezza (in gran parte dovuta alla protagonista, Dakota Johnson, e al lusso minimal del decor) che Taylor Johnson porta al suo soggetto arrivano accompagnati da una quasi totale mancanza di tensione (erotica e non) e da un determinismo a priori che toglie ogni senso di pericolo e/o imprevisto: il film che «le femministe» americane hanno boicottato (senza vederlo) perché promuoverebbe la violenza contro le donne è in realtà un manifesto di 'empowerment' femminile (...). Insomma, una storia vecchia come il mondo e con dei valori da preistoria, anche se corredata di piume di pavone, qualche frustino e di numerose cravatte grigie (...) se portare al cinema un brutto romanzo che ha milioni e milioni di lettori di tutto il mondo significa solo dargli una patina di buon gusto allora l'operazione non è molto interessante." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 12 febbraio 2015)

"Qualche frustata e mille sensi di colpa: niente da fare siamo in 'Cinquanta sfumature di noia'. (...) Il film(accio) è migliore del libro, nonostante se stesso, ma esserne peggiore sarebbe stato impossibile. Alzandosi dalla poltrona la sensazione dei volti è ancora una volta unanime: cosa abbiamo visto? Semplice, 'Cinquanta sfumature di nulla'." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 12 febbraio 2015)

"Il film di Sam Taylor-Johnson è prodotto su misura per i fan del romanzo da cento milioni di copie di E.L. James, a sua volta assemblato pescando i desiderata nelle chat dei fan di 'Twilight', che ricalca per schema. Al posto dei canini, la frusta. (...) Nella prima parte l'umorismo salva qualche situazione, poi si fa tutto più pesante. (...) Ma più che il ridicolo - fare ironia su '50 sfumature' è come sparare sulla Croce Rossa - il problema del film è la noia. La confezione patinata, la bella fotografia e gli ambienti, la canzoni (...), la sforbiciata ai monologhi sciatti ma sapidi (...) potrebbero smorzare il 'guilty pleasure' dei libri che hanno sedotto casalinghe, studentesse, professioniste di tutto il mondo. Se la signora E.L. James, che ha gestito l'operazione - film compreso - con un controllo degno di Grey avrà ragione lo diranno gli incassi e non le recensioni. '50 sfumature' non è un film per critici, ma puro marketing. Un incrocio furbo tra '9 settimane e ½ (decisamente più erotico) e i romanzi Harmony Passion." (Arianna Finos, 'La Repubblica', 12 febbraio 2015)

"La promessa è mantenuta. Fedele al best-seller di E.L. James, la versione cinematografica di 'Cinquanta sfumature di grigio' (...) ripropone, in 120 minuti, le atmosfere erotico-romantiche che hanno fatto la fortuna della saga. Sesso, lacrime, manette, frustini, ma soprattutto denaro, sparso ovunque (...). D'altra parte, nel mondo delle sfumature, ricreato con precisione scolastica dalla regista di 'Nowhere Boy' Sam Taylor Johnson, tutto è possibile. Basta firmare quel contratto di sottomissione, accettare le regole di una relazione pericolosa con un uomo che ha paura di amare le donne (...). La regista ha dichiarato che, prima di girare il film, ha rivisto '9 settimane ½', 'Ultimo Tango a Parigi' e 'La vita di Adele', ma nella pellicola, già destinata agli inevitabili seguiti, non c'è la minima traccia di quel genere di tensioni erotiche. Più che una discesa nei gironi del sesso estremo, il film sembra una versione in salsa hot dei teen-movie alla Federico Moccia. Nei panni del protagonista Dornan nasconde a fatica, sotto i muscoli giusti, un'aria da bravo ragazzo. Insomma, nemmeno un pizzico di suggestioni torbide e appeal deviato, niente che possa renderlo un credibile Mister Grey. Molto meglio, invece, la figlia d'arte Dakota Johnson che esprime, con il corpo morbido da adolescente inquieta, pulsioni e contraddizioni di Anastasia, eroina del sesso ai tempi del bondage, ma soprattutto Lolita anni Duemila, ancora in preda ai più morbosi risvolti della passione." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 12 febbraio 2015)

"Gli incassi gli danno ragione, ma ciò non toglie che questo film sia una porcheria e non per le presunte scene di sesso che hanno lo stesso erotismo di un modello 730. La vera tortura sadomaso è quella inflitta agli inerti spettatori, costretti a sorbirsi due ore di dialoghi irresistibilmente comici (...)." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 19 febbraio 2015)
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