Ci vediamo a casa

ITALIA - 2011
2/5
Ci vediamo a casa
Tre storie di coppie, molto diverse tra loro, ma tutte assillate dallo stesso problema: trovare casa.
Vilma e Franco vivono in periferia e sognano una casa tutta per loro, ma realizzare il loro desiderio sembra impossibile. Così, pur di vivere insieme, accettano l'ospitalità di Giulio, un amico pensionato. I pochi metri quadri e tanti piccoli incidenti, però, renderanno la convivenza a tre meno facile del previsto.
Gaia sta arredando il suo nuovo loft. Stefano è uno scapolo impenitente. I due si sono conosciuti da poco al circolo del tennis e, più per necessità che per convinzione, Gaia si è trasferita a casa di Stefano. Ben presto, entrambi si renderanno conto di non essere compatibili per vivere sotto lo stesso tetto.
Enzo vive a casa con la madre e per hobby canta in un coro. Andrea è un poliziotto alloggiato in caserma. I due ragazzi si frequentano da poco e tutto sembra andare per il meglio, fatta eccezione per qualche indagine di troppo e una madre troppo ingombrante.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: PRODOTTO DA DAMIANO ANDRIANO PER DALEX FILM S.R.L. IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: MICROCINEMA
  • Data uscita 29 Novembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini
Tre giovani coppie alla ricerca di una casa. La bibliotecaria Vilma (Ambra Angiolini) e l'ex detenuto Franco (Edoardo Leo) sognano una casa tutta per loro, e accettano di vivere con Giulio (Antonello Fassari), un pensionato malato di cuore, per assisterlo ma soprattutto per avere un tetto sotto il quale poter fare l'amore.
All'opposto Gaia (Myriam Catania) e Stefano (Giulio Forges Davanzati) di problemi economici proprio non ne hanno: lei sta arredando il suo nuovo loft, lui, figlio del proprietario di un circolo sportivo, vive una vita da scapolo impenitente. Ma tra i due la convivenza proprio non funziona.
Infine una coppia gay: Andrea (Primo Reggiani) fa il poliziotto e Enzo (Nicolas Vaporidis) canta nel coro della chiesa e vive in casa con una madre fricchettona e un po' invadente (Giuliana De Sio) .
Sono questi i personaggi del film di Maurizio Ponzi Ci vediamo a casa, titolo che trae ispirazione dall'omonima canzone di Dolcenera, appositamente composta per la colonna sonora, che quest'anno ha partecipato al Festival di Sanremo.
Incentrato sulla stessa problematica descritta dalle note del testo della cantante che raccontava la difficoltà di ottenere un mutuo per l'acquisto di una casa, mette al centro la casa come bisogno sociale primario: tra chi accetta di vivere insieme a una persona che sta male pur di avere un piccolo nido d'amore, chi ha mega spazi a propria disposizione ma non è capace a condividerli e chi è imprigionato a vivere con una madre falsamente liberale e comprensiva.
Con leggerezza il regista cerca di affrontare il problema dell'avere una casa al giorno d'oggi, ma lo sviluppo delle tre storie d'amore è affrontato superficialmente e la regia di Maurizio Ponzi è più adatta al piccolo schermo che al grande, risentendo probabilmente della tanta televisione fatta negli ultimi anni (basta pensare alla fiction Il bello delle donne).
Dolcenera cantava:“E che qualunque cosa accada Noi ci vediamo a casa - aggiungeremmo -  il film!".

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E GRAZIE ALL'UTILIZZO DEL CREDITO D'IMPOSTA.

CRITICA

"Desolante commedia all'Italiana, o meglio alla romanesca, che con il fragile pretesto del caro affitti, inscena tre storielle di rara inconsistenza e dall'umorismo prossimo allo zero. La meno sciapa è quella con Ambra Angiolini. Tra le altre impossibile individuare la peggiore, nonostante l'impegno dell'imbambolato gay Nicola Vaporidis." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 29 novembre 2012)

"Se un ragazzo, avendo detto alla sua ragazza «ci vediamo a casa», si sente rispondere «da me o da te?», può ritenersi un fortunato. I suoi coetanei, infatti, nella maggioranza dei casi e soprattutto quando cominciano ad avere una relazione amorosa, si scontrano subito con il problema della casa, perché o vivono ancora con i genitori o dormono presso qualche comunità, come, ad esempio, una caserma. Su questi spunti, il film di oggi, scritto e diretto da Maurizio Ponzi dopo le sue tre commedie di successo per Francesco Nuti negli anni Ottanta ed anche, molto di recente, dopo quel film sul cinema nella Roma del '43 che si intitolava 'A luci spente'. (...) Una commedia, naturalmente, ma leggera e spesso attenta a seguire questa o quella evoluzione psicologica che, all'interno di qualche episodio, tende con una certa finezza a suscitare ombre e sospetti mai risolti fino in fondo. Con il gusto di provocare sorprese e anche qualche tensione almeno in quegli spettatori che, cominciando ad affezionarsi ai personaggi, si augurano di non vederli soggiacere a certi ostacoli. Gli interpreti concorrono con disinvoltura, anche piacevolmente, e chi non fa parte dei duetti come Giuliana De Sio nel personaggio di una madre giovanile, esibisce abilmente colori vividi; spesso con perfidia." (Gian Lugi Rondi, 'Il Tempo', 29 novembre 2012)

"Ci si sente un po' fessi, a ribadire certe ovvietà, ma forse «repetita juvant»: almeno dai tempi di 'Guardie e ladri' la nostra commedia è il termometro del Paese, la messinscena di desideri e paure, in una parola: l'Italia. Maurizio Ponzi non è nato come regista di commedie (i suoi esordi avvennero a cavallo fra Pasolini e il cinema sperimentale) ma ha dato il meglio di sé nella commedia «di costume», tra l'altro dirigendo Francesco Nuti a inizio carriera nei suoi tre film più belli ('Madonna che silenzio c'e stasera', 'Io Chiara e lo Scuro', 'Son contento'). Ad una prima lettura, il suo nuovo 'Ci vediamo a casa' non è nemmeno una commedia in senso stretto: si sorride, più che ridere, e qua e là ci si intenerisce per le vicende tragicomiche dei personaggi. Ma della commedia 'Ci vediamo a casa' ha la struttura ben calibrata (sceneggiatura di Piero Spila, Stefano Tummolini, Giancarlo De Cataldo e dello stesso Ponzi) e il gusto per l'osservazione ironica della realtà. Mescola tre storie (non tre episodi!) raccordandole nel finale in modo felicemente fluido. E proprio dal finale, per sottolineare uno dei punti da cui siamo partiti (il cinema come specchio dei desideri), bisogna partire. (...) Funzionano magnificamente le prime due storie, un po' meno la terza, ma la visione è piacevolissima." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 29 novembre 2012)
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