Carne tremula

Live Flesh

SPAGNA - 1997
Victor Plaza è nato in uno dei giorni più cupi del regime di Franco nella Madrid degli anni Settanta. Oggi, vent'anni dopo, Victor è un giovane pieno di ottimismo nella vita e nella gente. Ha avuto la sua prima esperienza sessuale con Elena, annoiata figlia unica di un diplomatico, e ora vuole ritrovarla. Va a casa sua, quando lei sta aspettando uno spacciatore che non si fa vivo. Arrivano invece due poliziotti, la tensione sale e uno dei due, David, viene colpito da una pallottola vagante che lo costringe definitivamente su una sedia a rotelle. Victor, ritenuto colpevole, finisce in carcere a scontare la pena. Quando esce va al cimitero in visita alla tomba della madre. Qui ci sono David, che ha sposato Elena, l'altro poliziotto Sancho e sua moglie Clara che assistono al funerale del padre di Elena. Victor entra in rapporto con Clara, di cui diventa amante. Da quel momento i rapporti tra i cinque vengono presi dentro ingranaggi che si fanno sempre più stretti. Sancho scopre il tradimento della moglie, Victor torna a seguire Elena, che alla fine cede alle sue insistenze. La situazione si fa sempre più tesa, fin quando nessuno è più in grado di controllarla, e non resta che una soluzione violenta. Due omicidi mettono fine alle liti furibonde tra i cinque, mentre Madrid vive una nuova vita di consumismo e democrazia.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1997

- NASTRO D'ARGENTO 1998 A FRANCESCA NERI (MIGLIORE PROTAGONISTA) E A PEDRO ALMODOVAR COME REGISTA DEL MIGLIOR FILM STRANIERO.

- PREMIO GOYA 1998 A JOSE' SANCHO COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Vagamente ispirato a un romanzo di Ruth Rendell, una scrittrice che di idee al cinema ne fornisce parecchie, 'Carne tremula' è forse il capolavoro di Pedro Almodóvar. Nella carriera di un autore arriva il momento in cui le peculiarità invidiabili nelle opere precedenti si fondono in un discorso stilistico pienamente riconoscibile. Nipotino di Luis Buñuel, non estraneo all'influenza di fratelli maggiori come Rafael Azcona e Marco Ferreri, Almodóvar (classe 1951) è un alfiere della 'movida' che ora sembra aver deciso cosa farà da grande. Cresciuto a surrealismi, 'esperpento' e provocazioni, il nostro è maturato fino a diventare un narratore originale e affascinante. (...) Le bizzarrie del caso sono assunte da Almodóvar come situazioni di stralunata normalità e l'ironia con cui sono pedinati non impedisce ai personaggi di incarnare incredibilmente le più assurde motivazioni. Nella fotografia di Beato, in un echeggiare di canzoni scalpitanti, Liberto Rabal, Francesca Neri, Angela Molina, Yavier Bardem e José Sancho palpitano di fisicità e verosimiglianza". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 15 novembre 1997)

"Il film prosegue con la logica del mélo, ma il bello è che dentro questa logica i sentimenti crescono come rampicanti, mettono radici, creano forme bizzarre e pericolose nelle quali ogni personaggio resta impigliato. E intanto Almodovar ci mostra come il calcio possa per un attimo unire due rivali pronti a scannarsi; ci manda con pari grazia a lezioni di sesso dalla Molina e di passione dalla Neri, cita il suo nume Bunuel; regola i conti con cattolicesimo e annessi sensi di colpa; dimostra quanta energia e dignità possa avere un paraplegico; esplora le devastate periferie di Madrid. Senza mai perdere di vista le ragioni dei suoi personaggi - perché ognuno ha le sue ragioni, che ami o che lotti, che perdoni o che tradisca. 'Un racconto di Natale triste', lo definisce il suo autore. Ma anche uno dei suoi film migliori in assoluto". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 novembre 1997)

"Non un film alla Almodóvar ma un film di Almodóvar. Forse il suo migliore. Arrivato all'opus numero 13, il cineasta spagnolo mostra di aver messo a punto uno stile personale e affascinante: spedite in soffitta le provocazioni pop degli anni della 'movida', Pedro è approdato a un modo di raccontare più inteso, che sfrutta le risorse squisitamente spagnole del melodramma in una chiave di approfondimento psicologico. Già segnalata dallo sfortunato 'Il fiore del mio segreto', la svolta viene confermata, appunto, da 'Carne tremula', noir vagamente ispirato al romanzo di Ruth Rendell 'Carne viva'. Magari in italiano l'aggettivo 'tremula' non restituisce le stesse palpitazioni sensuali evocate dalla lingua spagnola: più che tremolante la carne in questione è infatti fremente, trafitta da un piacere che potrebbe rivelarsi mortale. (...) In un clima sensuale e denso, marchiato a sangue da un destino che rivendica la sua quota di dolore, alla maniera di certi noir hollywoodiani anni Quaranta, 'Carne tremula' assomma coincidenze bizzarre e colpi di scena, rispettando le ragioni di tutti e insieme marciando verso uno show-down violento dal quale tuttavia nascerà qualcosa di buono. Piace, di 'Carne tremula', il rigore con il quale Almodóvar pedina i suoi personaggi, murati vivi in un gioco scandito dalle regole del caso e del sesso". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 26 novembre 1997)
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