Captain Marvel

USA - 2019
3,5/5
Captain Marvel
Carol Danvers diventa uno degli eroi più potenti dell'universo quando la Terra viene coinvolta in una guerra galattica tra due razze aliene.
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA, AVVENTURA
  • Produzione: KEVIN FEIGE PER MARVEL STUDIOS. CO-PRODUTTORI: LARS WINTHER, DAVID GRANT
  • Distribuzione: THE WALT DISNEY COMPANY ITALIA
  • Data uscita 6 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Dopo poco più di 10 anni di Marvel Cinematic Universe arriva finalmente il primo film interamente dedicato ad un personaggio femminile.

Captain Marvel colma il ritardo “di genere” (l’unico a dire il vero) con la rivale DC Comics, ma ha il grande pregio di non fermarsi alla semplice etichetta.

Indispensabile viatico per avvicinarsi all’attesissimo Avengers: Endgame (lo capirete con precisione cristallina a metà titoli di coda), il film diretto da Anna Boden e Ryan Fleck (il primo – dopo l’animazione multiverso di Spider-Man – che arriva sugli schermi dopo la morte di Stan Lee, debitamente omaggiato nei titoli di testa e comunque presente ancora una volta con un cammeo) ci porta alle origini di un tutto attraverso la ricerca delle origini della sua protagonista.

Chi è Carol Danvers? O meglio, chi era?




Vers (Brie Larson) vive sul pianeta Hala e fa parte dello Starforce, il reparto d’elite intergalattico dei Kree, guidato dall’enigmatico comandante Yon-Rogg (Jude Law). Già in possesso dei propri superpoteri, ma ancora non del tutto in grado di controllarli, viene catturata dagli Skrull, alieni mutaforma in guerra perenne contro i Kree. Esaminandole la mente faranno riaffiorare in lei ricordi apparentemente perduti. Di una vita altra, di una vita spesa tra terra e cielo, al cospetto di una donna misteriosa (Annette Bening) che ha le stesse fattezze utilizzate dall’intelligenza suprema dei Kree per comunicare con lei.

Precipitata sul nostro pianeta, a metà anni ’90 (dentro a un Blockbuster, pace all’anima sua…), Vers dovrà impedire che gli Skrull si impossessino del potentissimo nucleo blu (sì, il Tesseract…) ma è braccata dall’agente S.H.I.E.L.D. Nick Fury (Samuel L. Jackson, miracolosamente ringiovanito grazie alla CGI).

Proviamo a non andare oltre nello svelare altri dettagli della trama (scopriremo anche come Fury perde l’occhio sinistro), ricca di sorprese e plot twist notevoli.

Elementi, questi, che contribuiscono alla riuscita di Captain Marvel, capace con disinvoltura di amalgamare spettacolare visionarietà e intreccio narrativo, procedendo dritto alla meta anche grazie alla doverosa dose di ironia con cui caratterizza situazioni (vedi gatto/flerken) e personaggi (Nick Fury su tutti) che in futuro abbiamo conosciuto in altro modo, senza dimenticare i vari ribaltamenti – e non solo a causa dei mutaforma – che investono altri characters, più o meno secondari.

Quello che più conta, però, come detto, è il percorso individuale della supereroina protagonista: un cammino à rebours per ritrovare le origini di se stessa (e dei poteri che possiede), per provare a porre fine ad una guerra ingiusta e per instillare in Nick Fury (involontariamente, certo) il seme degli Avengers che saranno.




Un film che arriva al momento opportuno, imprescindibile per riaprire un discorso prossimo all’endgame ma potenzialmente, ancora una volta, infinito.

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: LOUIS D'ESPOSITO, VICTORIA ALONSO, JONATHAN SCHWARTZ, PATRICIA WHITCHER, STAN LEE.

CRITICA

"Arriva la prima eroina femminile Marvel, accompagnata da una regista donna, Anna Boden (col marito Ryan Fleck) e da una musicista, Pinar Toprak. (...) La bella pilota Oscar Brie Larson, a breve in 'Avengers: Endgame', non ci mette granché di suo, è in bilico tra umana o non. Completo di apparizioni «serie» di Annette Benning e del mentore Jude Law, ma ripieno di guerriglie stellari e pistolettate laser come sempre il film, sito negli inediti per la Marvel anni 90, non voleva mostrarci un Superman con le tette (dice la sceneggiatrice Nicole Perlman) ma forse omologare i sessi. Rischiano tutti di essere battuti da Goose, il gattone star della storia, testimonial che nella partita c'è sempre il Disney touch." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 marzo 2019)

"È l'aperitivo dell'atteso 'Avengers: Endgame' anche se, cronologicamente, essendo ambientato negli anni '90, andrebbe considerato come una sorta di prequel delle pellicole Marvel. (...) Il più anonimo dei film Marvel, riempie qualche tassello dell'Universo. Giusto per i fan." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 marzo 2019)

"(...) Da una parte inserirvi, col ruolo di protagonista, una donna (dopo essersi lasciato sorpassare dalla D.C. Comics con Wonder Woman), per allinearsi al clima #MeToo delle rivendicazioni femministe di Hollywood. Dall'altra, integrare il gruppo degli Avengers per l'imminente capitolo finale Endgame. Il risultato non è all'altezza delle aspettative. Perché, nella prima parte, si perde in noiose spiegazioni verbali; ma soprattutto perché Brie Larson (ottima nel cinema indipendente) non ha il genere di carisma che si richiede a una supereroina in costume. Dato che si tratta di un prequel, Samuel Jackson (Nick Fury) è ringiovanito al computer." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 7 marzo 2019)

"Nella compagnia di giro dell'universo cinematografico Marvel, ha fatto ingresso una nuova supereroina: audace e idealista, si chiama Captain Marvel e, in quanto personaggio di fumetto, ha subito svariati cambiamenti di identità prima di stabilizzarsi nella Vers alias Carole Denvers, quale ce la consegna ora lo schermo.(...) Pur piacevole, il film ha due problemi: narrativamente, non si capisce bene se stia raccontando le origini di Captain Marvel oppure se stia creando un ponte utile a traghettarci verso l'attesissimo 'Avengers: Endgame'; dal punto di vista formale, Boden e Fleck non possiedono la potenza visionaria e l'incisivo ritmo d' azione di altri colleghi della saga. Tuttavia a colpire positivamente è la personalità molto umana di un'eroina che fin da piccola affronta ogni impresa a dispetto delle batoste accumulate; nonché la chiave di moderna femminilità con cui Brie Larson incarna il personaggio. Basterà questo ad assicurarle il successo? Staremo a vedere, intanto nei titoli di 'Endgame' (uscita il 24 aprile) il nome della «capitana» spicca in vetrina." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 marzo 2019)

"(...) Piacerà al pubblico (sempre più numeroso e incredibilmente sempre più culturalmente sussiegoso) dei Marvel cinematografici. Ma anche gli spettatori domenicali troveranno parecchio da mordere. Perché i nuovi registi (Anna Boden e Brian Fleck) hanno indugiato meno dei loro predecessori sui problemi esistenziali dei loro eroi (quant'è duro essere 'diversi' è stato il tormentone di tutto il ciclo). No, i centoventi minuti di 'Captain Marvel' offrono azione, azione e solo azione (ci sono più lotte, inseguimenti botte che nei vecchi serial degli anni trenta). Ma la carta vincente s'è rivelata Brie Larson. Un'attrice da Oscar (tre anni fa per il suo ruolo di teenager sequestrata di Room) che in teoria al personaggio s'era accostata per fame di soldi (stava per debuttare nella regia) e tanta puzzetta al naso. E invece s'è consegnata a Carol come fosse sua sorella. S'è divertita con ogni evidenza la bionda Brie. A duettare con un mostro sacro come Samuel Jackson. E a girare tutti o quasi i suoi stunt (almeno a dar retta alle note di produzione)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 7 marzo 2019)
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