Calcinculo

ITALIA - 2021
3/5
Calcinculo
Forse è vero che si cresce anche con i cosiddetti "calci in culo". Ed è altrettanto vero che quando la giostra gira veloce ci sembra di volare e non vorremmo scendere mai. E' questo che succede a Benedetta quando incontra Amanda e decide di seguirla nel suo mondo randagio.
  • Altri titoli:
    Swing Ride
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: CARLO CRESTO-DINA, VALERIA JAMONTE, MANUELA MELISSANO PER TEMPESTA, RAICINEMA
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ (2022)
  • Data uscita 24 Marzo 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

Potrebbe esserci un legame tra le venature kitchen sink del regista Tony Richardson e il cinema di Chiara Bellosi. Calcinculo a tratti si specchia in Sapore di miele del 1961. Entrambe le storie affrontano adolescenze turbolente, scoperte sessuali, scontri generazionali. Per Richardson la giovanissima protagonista era in balia di una madre disturbata, con gravi questioni di sopravvivenza quotidiana. Trovava rifugio nell’amicizia di un omosessuale, prima di restare incinta di un marinaio di passaggio.

In Calcinculo Benedetta ha quindici anni, un problema alimentare e una grossa difficoltà di dialogo con i genitori. Vive ai margini, non sopporta la scuola, non ha amici, fino a quando incontra Amanda, transessuale. Tra loro nasce un’intesa, un legame forte, nonostante gli eccessi di Amanda e la voglia di fuga di Benedetta. Calcinculo è un gioco a due, periferico, segreto, che ancora una volta descrive un universo chiuso. Quasi come in Palazzo di giustizia, l’esordio di Bellosi, dove in un’aula di tribunale un benzinaio veniva processato per omicidio, e nel corridoio aspettavano due bambine: la figlia della vittima e quella dell’imputato.

C’è sempre un rapporto profondo tra il dentro e il fuori, tra verità che faticano a comunicare, nelle vicende narrate da Bellosi. La cineasta ragiona sulla solitudine, sull’incapacità di esprimersi. Benedetta guarda Amanda e non parla, non sa che cosa dire. Ha solo bisogno di una presenza vicino a lei. E i calcinculo? Sono quelli che si prendono nella vita, ovvio. Ma per come li descrive Bellosi corrispondono alla giostra dei luna park. Li chiamano anche “seggiolini volanti”. Al corpo centrale sono collegati dei seggiolini appunto, appesi a delle catene. Chi sta dietro spinge quello davanti con dei calci, mentre il tutto gira su sé stesso. Nella scena forse più espressiva del film, Amanda e Benedetta ci vanno insieme. Tra sorrisi trattenuti e difficoltà nel confessare i propri sentimenti, raggiungono l’unico momento di evasione. Per un attimo il mondo si ferma, i traumi restano a terra, non toccano i protagonisti nell’aria.

 

Bellosi inserisce anche un elemento di fiaba all’interno della vicenda. Il suo obiettivo è avvicinarsi alla realtà, provare a scomporla, e poi trovarvi un pizzico di magia che possa consolare. Quei “calcinculo” sono il perno dell’intero progetto. Vengono inquadrati spesso, come elementi inerti, in una parabola di crescita dura, che rischia di schiantarsi prima di vedere il domani. La regista gioca anche con le cromature, contrappone il giorno alla notte. Spesso preferisce colori spenti, che si perdono nel luogo senza tempo dove è parcheggiata la roulotte di Amanda.

Un film sincero, una solida opera seconda, che è stata presentata nella sezione Panorama all’ultima Berlinale. A colpire è la poliedricità del talento di Andrea Carpenzano: attore eclettico, ottimo nell’interpretare il dannato di borgata, capace di districarsi tra la criminalità di La terra dell’abbastanza dei fratelli D’Innocenzo, lo spirito edificante di Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, la star maledetta di Lovely Boy di Francesco Lettieri, e la questione identitaria di Calcinculo di Chiara Bellosi. Non una promessa, già un attore su cui contare.

NOTE

- IN COPRODUZIONE CON TELLFILM (CH), RSI (RADIOTELEVISIONE SVIZZERA); SOSTENUTO DA MIC- DIREZIONE GENERALE CINEMA E AUDIOVISIVO, UFFICIO GENERALE DELLA CULTURA (UFC) E REGIONE LAZIO.

- PER LA PRODUZIONE DEL FILM È STATO ADOTTATO 'ECOMUVI', IL DISCIPLINARE INTERNAZIONALE DI SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE PER LA PRODUZIONE AUDIOVISIVA.

- PREMIO SOLINAS MIGLIOR SCENEGGIATURA 2018.

- PRESENTATO AL 72.MO FESTIVAL DI BERLINO (2022), SEZIONE 'PANORAMA'.

CRITICA

"(...) l' on the raod di formazione nella regia di Bellosi - che ha lavorato sulla sceneggiatura di Maria Teresa Venditti e Luca De Bei - sposta il paesaggio sulla fisicità dei suoi personaggi, a cui rimane sempre vicinissima fino quasi a catturarne il respiro. (...) Il mondo si manifesta nell'intimità di scontro e di vicinanza, nei bisogni e nella tristezza, tra la paura e un'improvvisa, sconosciuta energia che porterà ancora altrove. Una scommessa come quella di un film che mette da parte il «genere» del teen-movie per interrogare le possibilità del cinema nel corpo a corpo con un movimento verso una libertà che può essere anche pieno di inciampi, di cui afferra con delicatezza il sentimento, quei passaggi che sono l' imprevisto della vita." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 19 febbraio 2022)

"(...) Film enigmatico, che entra nella trama in medias res e volutamente non la chiude, lasciandoci con molte domande e tante immagini da interpretare. A cominciare dal calcinculo del titolo: che è una giostra, ma anche una metafora (perché sul calcinculo si vola, ma rimanendo legati al seggiolino)." (Alberto Crespi. 'La Repubblica', 24 marzo 2022)

"Un coming of age dell' adolescenza in una periferia romana il cui orizzonte rimane indefinito perché il paesaggio sono, appunto, coloro che lo abitano. (...) Bellosi intreccia gli stati d' animo e i loro mutamenti nella geografia dei luoghi, in una narrazione che vive tra l' iniziale specularità che oppone la casa di Benedetta al luna park, gli interni famigliari, l' angusta casa di Amanda: una danza (ci sono diverse scene di ballo, una specialmente molto bella, che determinano altrettanti momenti chiave) che è quella del cuore. Nei rossori della ragazzina, in quel suo gesto di sciogliersi o di legarsi a coda i capelli lunghissimi appaiono la confusione e le domande che fanno parte di un' età e sono insieme universali. La regista ne raccoglie le scommesse, e mettendo da parte il genere del teen-movie si avventura lungo diverse piste che portano altrove, che ci dicono di una scoperta di sé e dei suoi inciampi, di una dolcezza e di uno spaesamento, dell' amore e dei suoi inganni. Degli imprevisti inattesi della vita e di un cinema capace di sorprendere." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 24 marzo 2022)
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