Blood Story

Let Me In

USA - 2010
3/5
Blood Story
Owen, un dodicenne solitario e preso di mira dai compagni, stringerà una forte amicizia con Abby, la giovane e nuova vicina di casa, tanto diversa dagli altri coetanei. Tuttavia, quello che Owen non sa, è che dietro l'innocente Abby si nasconde un vampiro...
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL/PANAVISION PANAFLEX PLATINUM, 2K, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "Lasciami entrare" di John Ajvide Lindqvist (Ed. Marsilio, coll. Farfalle)
  • Produzione: HAMMER FILM PRODUCTIONS, EFTI, OVERTURE FILMS
  • Distribuzione: FILMAURO (2011)
  • Vietato 14
  • Data uscita 30 Settembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Meglio l'originale, ma tutt'altro che disprezzabile. Parliamo di Let Me In, remake Usa diretto da Matt Reeves (Cloverfield) dello svedese Lasciami entrare (Let the Right One In) di Tomas Alfredson, entrambi adattamenti del bestseller omonimo di John Ajvide Lindqvist (Marsilio, 2007).
Fuori concorso a Roma e a inizio 2011 in sala con Filmauro, co-prodotto dall'inglese Hammer dopo 30 anni d'assenza, questa copia è poco conforme e sostanzialmente riuscita: dai sobborghi di Stoccolma si passa al New Mexico, mantenendo gli anni '80 - Reagan che in tv divide Bene (americano) e Male sovietico) come acqua e olio… - e non sovvertendo tanto la storia quanto il racconto. Il dodicenne Owen (Kodi Smit-McPhee, già in The Road), vittima del divorzio dei genitori e del bullismo di alcuni compagni di scuola, fa amicizia con la nuova vicina di casa, Abby (Chloe Moretz): occhioni, biondina e anche lei dodicenne, ma da molto tempo... Dopo alcuni "fatti di sangue", Owen scoprirà che Abby è un vampiro, ma non sarà la fine del (loro) mondo.
Alfredson aveva regalato un (quasi) capolavoro, che faceva dei vampiri metafora del bullismo, l'età di transizione, il divorzio, la stagnazione socio-economica e “Io è un altro”: Reeves si mette in scia, senza abdicare alla funzionalità poetica e antropologica del sangue versato e trovando anche lui due ottimi piccoli interpreti - pure qui, un filo sotto gli originali. Comunque, non delude: più didascalico di Alfredson (vedi l'incipit reaganiano), più spettacolare (effetti speciali per i salti scimmieschi di Abby e le fiamme – inverosimili – all'ospedale, il make up del “padre” di Abby, interpretato da Richard Jenkins), meno inventivo dietro la mdp (vedi il finale in piscina) e più volontariamente stiloso (quasi calligrafica la fotografia), non sposta di una virgola il cui prodest di un remake sotto il profilo Cinematografico, ma nemmeno sfigura. Riprova dell'inconfutabile valore umano e umanista delle pagine di Lindqvist, segno che buon sceneggiatura non mente e che nelle bocche dei vampiri scorre buon sangue: a patto di non farne una romantica astinenza alla Twilight o futile ebbrezza alla True Blood, bensì affondarne i canini nella realtà, e nella tenerezza della crescita al mondo. Sì, l'horror può essere amore.

NOTE

- REMAKE DEL FILM "LASCIAMI ENTARE" (2008) DI TOMAS ALFREDSON.

- FUORI CONCORSO ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010).

CRITICA

"Piccole vampire crescono... e lasciano il segno. È 'Blood Story', remake Usa diretto da Matt Reeves ('Cloverfield') dello svedese 'Lasciami entrare' di Tomas Alfredson. Co-prodotto dalla Hammer dopo 30 anni d'assenza, passiamo dai sobborghi di Stoccolma al New Mexico senza spostare le lancette dagli anni '80 (Reagan in tv divide Bene americano e Male sovietico). (...) Focus sull'età di transizione e la stagnazione socio-economica, non si abdica dalla funzionalità antropologica del sangue versato: più didascalico e spettacolare (effetti speciali per i salti scimmieschi di Abby, e il papà Richard Jenkins), meno inventivo dietro la camera ma più stiloso di Alfredson, Reeves non delude, e affonda i canini. Altro che 'Twilight' e 'True Blood', i vampiri sono qui e ora." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 29 settembre 2011)

"Che cosa è il Male? Risposta da predicatore: la possibilità di far male a qualcuno. E cosa vuol dire diventare adulti? Accettare questa possibilità. Cioè capirla e dominarla. Scusate la predica ma 'Blood Story' parla di questo, come ogni bel film sull'adolescenza. (...) Diretto da Matt Reeves ('Cloverfield'), 'Blood Story' è il remake Usa di 'Lasciami entrare' di Tomas Alfredson. L'originale è superiore per forza, originalità, profondità. Reeves rimonta gli episodi (enfatizzando il destino del tutore di Abby), sfuma il contesto sociale (disoccupazione, alcolismo, divorzi), esaspera i lati horror, chiarisce in parte quanto nel film svedese era ancora più torbido e angoscioso. Ma lavora benissimo sugli spazi e sui suoi ottimi attori (Chloe Moretz, Kodi Smit-McPhee), cui regala primi piani magnifici e inventivi. Non si rimpiange troppo l'originale. Non succede spesso." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 settembre 2011)

"Prima regola: non confonderlo con un 'Twilight' a sessi rovesciati. Blood Story (brutto titolo che sostituisce l'originale 'Lasciami entrare') è sì la storia d'amore tra un umano e un vampiro: ma ne è la versione inquietante, anziché piaciona, più il racconto del sentimento che nasce tra due creature marginali e 'diverse' che una fantasy vampiresca in senso stretto. (...) Con l'effetto collaterale che chi lo conosce potrebbe avere un forte senso di déjà-vu, tanto Matt ('Cloverfield') Reeves si è mantenuto fedele al modello nella versione americana da lui diretta. Salvo qualche particolare: gli eventi spostati nel New Mexico, e introducendo il personaggio di un detective che incornicia la vicenda in un'indagine di polizia. Comunque, non è proprio il caso di lamentarsi." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 30 settembre 2011)

"Remake hollywoodiano dello scandinavo 'Lasciami entrare', il film di Tomas Alfredson ispirato al bestseller di J.A. Lindqvist, 'Blood Story' trasferisce con pochi cambiamenti la vicenda nel profondo dell'America conservatrice reaganiana, a Los Alamos, New Mexico. (...) Prodotto dalla rinata Hammer e diretto dal Matt Reeves di 'Cloverfield', 'Blood Story' è più patinato dell' originale, ma non ne tradisce lo spirito. La musica, la fotografia plumbea, gli ambienti, l'intensità dei due giovanissimi interpreti Chloe Moretz (lanciata da 'Kick Ass', la vedremo nei prossimi Scorsese e Burton) e Kodi Smit-McPhee ('The Road'): tutto concorre a fare del film non tanto un horror, quanto una fiaba nera, metafora delle contraddittorie inquietudini infantili." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 30 settembre 2011)

"'Blood Story' è il titolo molto esplicito del rifacimento americano di un europeo davvero motto bello e dal titolo più colto e poetico 'Lasciami entrare'. Forse alcuni ricorderanno questo piccolo film dl vampiri adolescenti uscito qualche anno fa in Italia dopo il passaggio al festival di Torino. (...) L'originale era talmente bello che Hollywood ha pensato di replicarlo in un film ben attrezzato. Ora chi non ha visto l'originale si godrà una storia potente e ben recitata, chi ha visto l'originale farà le dovute differenze, come sempre. Qui si sente lo zampino Hammer dei co-produttori inglesi (Hammer è la storica casa di produzione di film horror) che hanno pensato bene di trasformare una storia adolescenziale di vampiri in un film para-horror." (Dario Zonta, 'L'Unità', 30 settembre 2011)
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