Blackhat

USA - 2015
4/5
Blackhat
Hong Kong. Il sistema informatico della Centrale Nucleare di Chai Wan è stato violato da un piccolo virus informatico con conseguenze disastrose, ma il movente è un mistero e nessuno ha fatto rivendicazioni. Un gruppo di alti ufficiali dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLA) decide quindi di reclutare un team per la difesa dalle incursioni cibernetiche, guidato dal Capitano Chen Dalai. Nel frattempo, a Chicago, un altro attacco informatico colpisce il Mercantile Trade Exchange (MTE) - con una conseguente impennata delle quotazioni della soia - e Carol Barrett, esperta agente speciale dell'FBI, propone ai suoi superiori di collaborare con il team del Capitano Chen, visto che entrambi i paesi hanno subito degli attacchi. La risposta del poliziotto cinese, però, non è esattamente quella che Barrett si aspettava: ovvero liberare immediatamente Nicholas Hathaway, noto hacker blackhat detenuto in un penitenziario federale degli Stati Uniti, per scoprire l'autore del malware. Hathaway si unirà quindi a Chen Lien - seducente ingegnere informatico, nonché sorella minore del suo migliore amico -, lo stesso Chen, l'agente Barrett e Mark Jessup - il maresciallo statunitense responsabile del ritorno di Hathaway in carcere - per identificare e fermare un' invisibile e pericolosa organizzazione criminale informatica, che opera da una postazione sconosciuta. Le indagini digitali condurranno il gruppo da Chicago a Los Angeles, da Hong Kong a Giacarta, in una caccia al nemico che, avendo scoperto i suoi inseguitori, inizierà lui stesso a perseguitarli...
  • Altri titoli:
    Cyber
  • Durata: 135'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT PLUS, CODEX ARRIRAW (2.8K), HAWK SCOPE, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: THOMAS TULL, MICHAEL MANN, JON JASHNI PER LEGENDARY PICTURES, FORWARD PASS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 12 Marzo 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Adriano Ercolani
Sempre benvenuto sia il cinema selvaggio di Michael Mann! La capacità di abbinare in una sintesi di potenza inaudita controllo e libertà espressiva è una delle sue grandi doti, e Blackhat lo conferma. Questo cyber-thriller, costruito intorno alla figura di un ex-galeotto , Chris Hemsworth, costretto suo malgrado ad inseguire un criminale ancora più pericoloso e devastante di lui, è un’opera barocca, irruenta anche quando paradossalmente rallenta il ritmo della narrazione. Un film che sprigiona come sempre una visione inimitabile. Mann continua nel suo lavoro di definizione architettonica dello spazio-cinema con una coerenza impressionante, che disdegna le leggi del mercato per rispettare quelle del discorso poetico. Blackhat si è rivelato un insuccesso economico negli USA in quanto prodotto non allineato all’estetica odierna del mainstream, più superficiale e patinata. Quello di Mann è cinema di visione e introspezione suggerita, non esibita. E se anche potrebbe sembrare che l’autore sia rimasto indietro rispetto a quello che oggi Hollywood propone, è soltanto perché continua ostinatamente a rifiutare il processo di involuzione che il sistema sta vivendo. Per favore Michael, continua sempre così.

NOTE

- CONSULENTE TECNICO PER LA CRIMINALITÀ INFORMATICA: MICHAEL PANICO.

- CONSULENTE HACKER: KEVIN POULSEN, CHRISTOPHER MCKINLAY.

CRITICA

"Ogni film di Michael Mann esige da parte dei cinefili duri, puri e manichei una devota genuflessione giustificata dai plot infernali di 'Insider' e 'Collateral', ma fuori luogo in questo prolungato thriller informatico (...). Il film, complicato nei remoti accessi delle nuove tecnologie che cedono il passo a violenze bibliche e tradizionali, è (...) monocromatico, se fosse una ballata o una sinfonia avrebbe un tono solo, un'unica coloritura appartenente al mondo virtuale: sembra un James Bond lento o (dipende dai punti di vista) un Wong Kar-wai veloce. Il tema è la nuova criminalità del web che non ha etica né politica, ma lancia una nuova «amoralità» che Mann non approfondisce nel fintamente frenetico soggetto. In questo espressionismo astratto, tra fenomenologia della Rete e passaggi fra le cloud, fa rimpiangere il tragitto della lettera d'amore spedita per posta da Truffaut in 'Baci rubati'." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 marzo 2015)

"(...) segue gli schemi del thriller 'high tech' ridefiniti proprio dal creatore di 'Miami Vice', con un surplus d'adrenalina e virtuosismi di regia che sono la vera ragion d'essere di 'Blackhat' (mai visto elicotteri più espressivi e misteriosamente malinconici di quelli che si alzano sopra Macao, un regista capace di scene simili lascia sempre la sua firma). E un'insistenza sullo scontro tra materiale/immateriale, cyberguerra e forza bruta (...) che innerva un copione fin troppo squadrato e inverosimile. Difficile insomma mettere questo film sullo stesso piano di 'Heat', 'L'ultimo dei Mohicani' o 'Nemico pubblico'. Più dell'intreccio però contano i sentimenti, compresi quelli scolpiti da scene d'azione incalzanti e brutali. E anche se Mann sembra il primo a non credere a questi eroi da fumetto nati per celebrare l'amicizia Cina/Usa, non solo approfitta delle 'locations' per proiettare la sua riconoscibilissima estetica su sfondi esotici quanto suggestivi. Ma regala continuamente immagini e dettagli impagabili." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 marzo 2015)

"L'undicesimo film di Michael Mann (...) è un film importante, forse il primo vero film dell'epoca digitale. E non soltanto per quel che racconta. Mann mette, sì, in scena uno schema narrativo di guardie e ladri, il cui eroe è imparentato con lo Jena Plissken di '1997 - Fuga da New York' ; realizza anche quattro sequenze d'azione ad alto tasso adrenalinico: però non bisogna cercare qui le cose che gli interessano davvero. Invece il regista, all'anagrafe settantaduenne, appare impegnato a realizzare un'opera digitale, ipertestuale, che rompe con gli schemi noti più di tutti i film diretti dai suoi colleghi giovani. Invece di rispettare i canoni del-l'actioner hollywoodiano, da sempre concentrato sulla successione degli avvenimenti, le loro connessioni, lo sviluppo dell'azione, Mann alterna il montaggio rapido con lunghe pause «riflessive», elimina come inessenziali i raccordi narrativi, procede per tagli, strappi e cesure mirando all'essenziale in un modo cui il cinema hollywodiano non ci aveva abituati. Non siamo tanto davanti a un film d'azione, quanto piuttosto a un film specchio della difficile transizione che tutti stiamo vivendo: il passaggio all'epoca digitale e alla cultura della smaterializzazione, con relativo spaesamento. (...) Quel che Mann vuole indicarci attraverso il suo sguardo analitico è la realtà - metà materiale metà virtuale - in cui ci stiamo abituando a vivere. E che qui ci si mostra nel suo aspetto meno rassicurante." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 12 marzo 2015)

"MichaeI Mann è più amato nel vecchio che nel nuovo continente. Basti vedere l'accoglienza freddina riservata oltreoceano a 'Blackhat', thriller cibernetico che, pur non essendo all'altezza di 'Insider' o 'Collateral', porta il segno del suo stile. (...) Nonostante il copione sia insensato, il film corre (...) sul filo di un'avvolgente atmosfera di suspense, giocando di raffinata regia su immagini di sgranato fascino visivo. E se la finale resa dei conti paga il convenzionale tributo di violenza al genere, a restare impressa è la figura del protagonista, un Hemsworth di avvenente fisicità e romantica malinconia". (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 12 marzo 2015)

"(...) doverosi omaggi al cinema d'azione urbano, teso e spettacolare, di Hong Kong e a 'Blade Runner' (la metropoli notturna fotografata come i microprocessori di un computer). Ma Mann non è un autore «di genere», o tantomeno innamorato della fantascienza. (...) un film procedurale, affascinato dal 'process' che sta osservando, il cybercrime, e dai migliori al mondo che lo sanno praticare. (...) dietro alle superfici fredde e all'ossessione ipertecnologica che foderano il cinema di Michael Mann c'è sempre un trasporto romantico. Ed è quel trasporto, quell'energia sublime di cinema, che salva e rende appassionante anche un film sbalestrato come questo." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il manifesto', 12 marzo 2015)

"Se il futuro era già nella sua intensa filmografia, oggi Michael Mann non risparmia cartucce e con 'Blackhat' si posiziona nella cyber-sfida oltre il visibile. Il territorio estetico resta inconfondibile di un digitale plastico, di un action maiuscolo, di 'collateralità' estreme. E, superando l'immaginazione, Mann accorpa la ferocia del suo cinema da 'Heat' a 'Nemico Pubblico' passando per 'Collateral'." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 12 marzo 2015)

"Piacerà a chi vive nel culto di Michael Mann ('Heat', 'Collateral', 'Miami Vice') e non sarà deluso (anche se nella filmografia di Michael 'Blackhat' si colloca al sesto o settimo posto). Ma anche i non idolatri troveranno pane per i loro denti (il portentoso finale e la sparatoria nel container)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 12 marzo 2015)

"Un giocattolone con passaporto valido per mezzo mondo e un linguaggio per specialisti che farebbe venire il mal di testa a Bill Gates." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 12 marzo 2015)

"(...) Mann, di indiscussa qualità (...) Nel fascino attivo, visivamente coinvolgente, di un doppio viaggio, tra saturazioni urbane d'oriente e trame Internet in 'stealth' (navigazione furtiva) bisogna fare i conti con una storia a relativo contenuto di credibilità, personaggi a volte fumettistici e soluzioni action non sempre accettabili. Abbacinante la dialettica città/computer, ma criptici i colpi di scena alfanumerici." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 13 marzo 2015)
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